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Inserito il 05 giugno 2014 alle 10:01:09 da gazario. - Letto: (3761)

Pizzoccheri, lacrime e Stelvio

Partecipare alla Granfondo Stelvio Santini è un’emozione intensa e non solo per un percorso veramente duro e spettacolare. Tutto ha funzionato nel modo giusto, non solo a livello organizzativo, ma anche nell’accoglienza della popolazione locale nei confronti dei ciclisti. Una manifestazione destinata a crescere ancora nei prossimi anni. 

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Fausto Compagnoni e Bormiphoto)

E va bene! Ammetto che anche quest’anno, come già l’anno scorso, quando sono arrivato in cima allo Stelvio mi sono messo a piangere. Le cause sono state però diverse. L’anno scorso è stato per il calore da cui ero stato avvolto dalle persone dell’organizzazione, che si sono prese cura cura di me una volta arrivato in cima. Quest’anno perché, dopo avere fatto la salita dello Stelvio mettendoci tutto quello che avevo nelle gambe, dopo che l’aria rarefatta, per un paio di volte, mi aveva fatto leggermente girare la testa (peraltro solo nell'ultimo chilometro), quando ho passato lo striscione dell’arrivo semplicemente non avevo più nulla da dare; le mie gambe non avrebbero avuto energie, neanche per fare solo cento metri in più!

Ma questo Stelvio, soprattutto dopo avere affrontato Teglio e Mortirolo dal temibile versante di Tovo di Sant’Agata, è cosi difficile da mettere una persona in crisi emozionale? Non credo sia quella la questione. Alla fine ognuno di noi può scegliere con che intensità fare le salite; è tutto il contorno della Granfondo Stelvio Santini a rendere possibili emozioni tanto forti. Lo scenario è stato messo lì dalla Natura, alle strade che si inerpicano con pendenze e ad altezze inusuali hanno pensato generazioni precedenti alla nostra, ma il calore dei Valtellinesi, la loro cura nei dettagli, unita ad un calore, che il pensiero comune vorrebbe alieni a gente di montagna, sono lì, bellissima creazione dei nostri contemporanei.

Non mi stancherò mai di dire che questa manifestazione è fantastica, una tra le più belle in assoluto, e il fatto che lo dica ancora, non più alla mia prima esperienza, lo rende a mio parere più significativo. Badate bene, non voglio dire che sia migliore o peggiore di altre manifestazioni, è semplicemente bella, di una bellezza che non viene intaccata da quanto la circonda. Se qualche genio dipingesse qualche quadro di tanto impatto quanto la Gioconda, la sua opera non renderebbe quest’ultima meno bella: la bellezza, come la gioia, non è qualche cosa di cui esiste una quantità limitata al mondo. E questa manifestazione si impone prepotentemente tra altre con molta più storia e blasone. E’ da un anno che vado dicendo a chiunque mi ascolti, che il viaggio a Bormio per parteciparvi è assolutamente meritorio, e con soddisfazione posso dire che, chiunque mi abbia ascoltato, non ha avuto motivo né di pentirsene né tanto meno di rimproverarmi.

Ma cosa rende questa manifestazione tanto bella? Il fatto che, almeno per me -ed è già la seconda volta- tutto sembra essere perfetto. Sembra essere perfetto quando arrivo al sabato pomeriggio a Bormio e nel bell'hotel dove alloggio per la seconda volta, ad un anno di distanza dalla prima, mi accolgono come il loro cliente più fedele; quando, una volta montata la bici vado a ritirare il pacco gara al Palaghiaccio, anche se c’è un po’ di fila, questa non pesa tra tanti stranieri e gente educata; quando mi riconoscono quando vado a cenare molto presto nella rosticceria, dove ero già stato lo scorso anno; e, infine, quando il farmacista, cui mi ero rivolto per acquistare una piccola cosa che mi ero dimenticato a casa, arrotonda lo scontrino per non farmi tirare fuori gli spiccioli. Piccole cose che mi rendono felice.

E poi tutto continua la mattina dopo in griglia. Sembra che tutti siano meno stressati e più tranquilli, sapendo che lo Stelvio ci guarda severo e saprà chiederci dazio, qualora non ci comportassimo bene. Pensate che l’unica persona che prova a scavalcare la griglia e ad entrare dal davanti è un tedesco, magari memore di qualche stereotipo sulla italianità, che gli faceva considerare lecito il suo comportamento. E sicuramente è poco perspicace nel capire che qui a Bormio semplicemente ci si comporta bene, come stanno facendo (quasi) tutti. E mi ha fatto pure sorridere quando si è tutto infervorato ed ha cominciato ad alzare la voce di fronte alle mie rimostranze, dato che ho subito pensato, e qui provo a non essere nazionalista, a cosa sarebbe successo se io da italiano avessi fatto la stessa cosa in una granfondo in Germania. Aggiungo inoltre, sempre provando a tenermi lontano da nazionalismi, che l’unica ammiraglia che ho incontrato sul percorso, anche se non erano consentite, era con targa della Germania e seguiva a pochi metri di distanza un corridore sulla difficile discesa del Mortirolo, facendomi correre non pochi pericoli nel superarli, dato che il ciclista non era certo un mago in discesa.

Ma torniamo alle cose piacevoli. Appena il sole spunta da dietro le montagne, una quindicina di minuti prima della partenza, ci si scalda subito e i timori di una discesa verso valle eccessivamente fredda si smorzano. E cosi è infatti, la discesa scorre veloce e senza eccessivi pericoli, proprio come l’anno scorso, e il dietro macchina nei primi chilometri rende le cose ancora più tranquille. Sia la fine del segmento a velocità controllata, sia il bivio per il percorso corto sono segnalati bene. Dopo la lunga discesa si arriva volentieri alla prima salita di Teglio, che è complessivamente facile, con solo qualche tratto ripido, che comunque consente ai lunghisti di prepararsi per il Mortirolo. Nella discesa vedo ben due persone a terra, ma apparentemente senza gravi conseguenze; cosa strana data la poca tecnicità del tratto di strada. Subito dopo comincia un lungo tratto di salita, mai ripida, che fatto a muscoli ormai caldi mi consente di rientrare in qualche gruppetto che mi precedeva.

Alla fine della salita pochi chilometri di pianura ci separano dal bivio tra il percorso medio e quello lungo. Il mio gruppetto si spezza praticamente a metà e noi del lungo cominciamo a scalare le temibili pendenze di questo versante del Mortirolo. Bisogna dire che quest’anno la conoscenza di cosa mi aspettasse in cima, con i terribili due chilometri sul cemento, ha fatto passare in modo più leggero la gran parte della salita. E anche una volta entrato nella parte non asfaltata, con le sue tre rampe impossibili (soprattutto la prima con il cemento molto irregolare), il sapere cosa avrei trovato di lì a poco ha reso il tutto sì molto difficile, ma non come lo ricordassi dall'anno scorso. Badate bene, quel tratto finale è sempre difficilissimo e richiede grande controllo della bici, ma alla fine, come sempre, il sapere cosa attende consente di affrontare le cose con uno spirito diverso.

Faccio la divertente e pulita discesa con rilassatezza, e a dire la verità mi meraviglio un poco di superare alcuni concorrenti a una velocità veramente superiore, ma il fondo mi dà sicurezza e la mancanza di traffico rende la strada piacevole. Come l’anno scorso quando arrivo nel fondovalle sono totalmente da solo, ma non mi scoraggio e comincio a risalire verso Bormio, con serenità anche, visto un vento leggermente favorevole. Devo dire che, contrariamente a quanto facessi in passato, ora ho imparato che anche se ci si trova da soli in pianura, basta mettersi a testa bassa e pedalare, ancora di più se ci si può avvantaggiare, come nel mio caso, delle indicazioni del misuratore di potenza. E infatti alla fine vengo raggiunto solo da una persona di quelle superate in discesa e arrivo all'inizio della salita dello Stelvio senza avere sprecato energie; e divertendomi.

Nell'attraversamento di Bormio tutto bene, anzi ho dimenticato di dire come tutto il percorso sia stato adeguatamente segnalato e presidiato sin lì, con addetti sempre cortesi e ben visibili. Passare per la piazza principale è sempre un’emozione, resa tale ancor di più dalle tante persone presenti che non perdono occasioni per incitare i partecipanti. Appena usciti dal centro storico la strada comincia a salire e si vede il temuto cartello che segnala 21.5 chilometri ed oltre 1.500 metri di dislivello sino alla cima. A quel punto la strumentazione già parla di oltre 120 chilometri di strada percorsi e 2.700 metri di ascesa superati, ma come sempre (almeno per me) di fronte a una lunga salita mi limito a pormi tanti piccoli obbiettivi intermedi e a continuare a salire con vigore. Devo dire che la gamba gira, le sensazioni sono veramente belle, e la salita è quella della leggenda, con tutte le sue peculiarità e i diversi tratti che la segmentano. Prima si arriva fino alla zona dei bagni, poi alcuni tornanti portano alle gallerie, dopo le gallerie quella imponente parete di tornanti che porta da meno di 2.000 a oltre 2.300 metri di altitudine. Poi il falsopiano in quota e infine quei bellissimi bianchissimi (di neve) ultimi tre chilometri, dopo la dogana con la Svizzera.

Del mio arrivo in lacrime e di quanto abbia messo ancora una volta in questa salita vi ho già parlato all'inizio. Dal traguardo vado subito al tendone riscaldato, dove consegno la bici ad un addetto e ritiro la sacca con dentro i miei indumenti, come sempre indispensabili per arrivare a Bormio senza prendere un colpo di freddo.

Ho già anche parlato di alcune delle peculiarità che contraddistinguono questa manifestazione nei luoghi, nell’accoglienza e nell’organizzazione. Vorrei qui aggiungerne altre che veramente indicano a mio parere la strada verso l’eccellenza.

Dialogo con i partecipanti
Partecipo a tantissime granfondo, ma da parte di nessuna ho visto così tanta attenzione prima e dopo la manifestazione a creare sui social media un dialogo genuino con i partecipanti. E non si tratta di un dialogo a senso unico, ma realmente di un mettersi a disposizione dei granfondisti per vedere cosa migliorare nella manifestazione.

Integrazione con il territorio
Certamente qualche valtellinese scontento ci sarà stato domenica, ma in generale la manifestazione mi è sembrata in grande armonia con i luoghi. E questo è un plus, perchè fa ben volere noi ciclisti. Negli incroci critici non ho visto file di auto in attesa (a meno di un caso dopo la discesa di Teglio) e anche dove la strada fosse aperta al traffico (gran parte del percorso) non mi sono mai sentito assediato dalle automobili. E ovunque sia stato a Bormio il mio essere chiaramente un ciclista veniva accolto con un sorriso.

Presenza di stranieri
Bormio, nei due giorni durante i quali vi ho soggiornato, era veramente un brulicare di ciclisti stranieri e cosi mi dicono sia stato anche in gara, dove circa un terzo dei partecipanti dovrebbe non essere stato italiano. Di questa manifestazione si nota molto chiaramente la attenzione al marketing e questa ha evidentemente degli effetti molto forti, e benvenuti da un punto di vista della diversità e della economia, sulla partecipazione da oltre confine.

Serenità
Come ho già detto, si respirava una grandissima serenità sia fuori dalla gara, che in griglia, che lungo il percorso. Sembra veramente che Bormio viva in una bolla che la isola da tutto il nervosismo che riempie le nostre vite.

Eco Zone
Noto con piacere che sempre più manifestazioni adottano le Eco Zone (zone segnalate dove potere gettare i nostri rifiuti, sicuri che verranno raccolti) e le pubblicizzano adeguatamente. Auspico veramente che trovarle in tutte le granfondo da qui a un paio d’anni diventi tanto normale quanto trovare dell’acqua ad un ristoro.

Servizi di supporto
Rispetto all'anno scorso ho notato una leggerissima minore sfarzosità nei servizi di supporto (per esempio il tendone in cima allo Stelvio appariva un poco più spartano), ma mi è sembrato che si sia trattato di un dirottare le risorse su quanto realmente importante per godere di una bella gara, soprattutto sulla sicurezza. Capisco di essere magari nella minoranza, pensandola in questo modo, ma io preferisco che i soldi della mia iscrizione vengano spesi per rendere la mia giornata più sicura piuttosto che nell’arricchire il pacco gara o dare accesso gratuito al pasta party a tutti gli accompagnatori. Sottolineo comunque che tutto è stato di livello di molto superiore alla media, a livelli di eccellenza, solo che in generale mi è sembrato che si sia preferito distribuire in maniera migliore le risorse. E ricordiamoci che anche solo da un punto di vista economico la maglia commemorativa vale il prezzo dell’iscrizione, e da un punto di vista simbolico lo supera abbondantemente. Anche il Pasta Party è stato veramente buono ed abbondante e goduto in un ambiente pulitissimo e non confusionario.

Cosa dire ancora una volta in conclusione alla mia magnifica due giorni valtellinese? “Bravi” è l’unico aggettivo che descrive adeguatamente il mio pensiero. Non ho timore nello sbilanciarmi nel continuare a dire che da qui a due, tre anni questa sarà una tra le prime cinque/dieci manifestazioni in Italia, in modo totalmente meritato, non solo dall'organizzazione, ma da tutto quello che la circonda. Io vorrei già iscrivermi alla edizione 2015, e il pensiero che manchi ancora un anno mi mette un po’ di malinconia.


Questa la cronaca della gara, mentre le classifiche sono consultabili sul sito Winningtime.

(5 giugno 2014)

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