Articoli 
lunedì 11 novembre 2019
Granfondo Randonneè Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 28 maggio 2014 alle 14:36:34 da Giancarlo Bertocci. - Letto: (2917)

Randonnée Via Claudia Augusta: pedalando lungo duemila anni di storia!

Duecento chilometri su e giù per l'Adige sulle tracce dell'imperatore Claudio. Questa è la rando della Via Claudia Augusta pedalata lo scorso 24 maggio da 110 randonneur. Eccovi il racconto!

 

 

(Testo di Giancarlo Bertocci, foto di Giancarlo Concin)

La Via Claudia Augusta, è così chiamata, in ricordo dell'imperatore Claudio, che attorno al 46 d.C., ne potenziò la traccia segnata dalle campagne alpine, e contro i Reti, combattute attorno al 15 a.C. dal padre Druso, trasformandola in un vero e proprio sistema infrastrutturale militare.

La Via Claudia Augusta, parte da due città diverse, Ostilia in provincia di Mantova ed Altino, poco sopra quella di Venezia, per ricongiungersi a Trento e, passando per Bolzano, Merano, Resia, sconfinando in Austria e Germania per terminare a Donauwörth. Ben 550 chilometri costruiti per consolidare, a nord, il dominio dell’impero romano sulle popolazioni barbariche mai realmente dome!

Dopo questo breve, ma dovuto cenno storico, torno al presente, per fare un plauso al mitico presidente del ASD Athletic Club Merano, Giancarlo Concin, il quale ha pensato, disegnato e allestito, insieme al suo fidato staff, questa nuova randonnée dal tracciato davvero unico per quanto storicamente poco sopra accennato, che ripercorre in parte quest’opera imponente.

Nello specifico il tracciato: la prima parte è costituita da un anello con partenza e ritorno a Sinigo: si percorre la strada provinciale in direzione di Terlano, per poi tornare a Sinigo, pedalando un tratto di pista ciclabile della Val d'Adige. Il percorso prosegue quindi in direzione di Merano, da lì a risalire tutta la Val Venosta, fino a raggiungere i laghi di S. Valentino e quello adiacente di Resia, quest'ultimo da girare in senso orario. Nel punto più a nord del lago, c'è il paese di Resia: è lì che inizia il ritorno, sempre girando attorno all'incantevole lago fino a ricongiungere l'anello compiuto, per ritrovarsi sullo stesso tracciato, da ripercorrere a ritroso, fino all'arrivo a Sinigo.

Quindi, con un salto temporale di poco meno di 2000 anni, torno ad oggi. Al momento sono le 7 di mattina del 24 Maggio e un nutrito gruppo di randagi anima il caposaldo di partenza di questa sfida alla distanza e al dislivello, il bar bici-grill Rita di Sinigo. Questo bar, adiacente alla pista ciclabile, è di importanza strategica per questo evento! Le storiche legioni romane non ci sono più, ora sostituite dai randonneur, che vanno e vengono in una sorta di spola tra il bar, per far colazione o bere il classico caffè, che ti dà la “botta” per iniziare a pedalare nel migliore dei modi, e la postazione di registrazione e consegna del brevetto, da far timbrare ai vari punti di controllo, postazione situata subito all'uscita dallo stesso.

Classica la partenza, alla “francese” (in piccoli gruppi), al fine di evitare che, partendo a gruppo compatto, nella prima parte di tracciato (che è su strada provinciale), si possa creare problemi al traffico ed inauspicati incidenti!

Ci siamo, scocca l'ora dello Start. E' lo stesso patron della manifestazione: Giancarlo Concin a chiamare in griglia di partenza il primo gruppo di ciclisti, scandendo uno ad uno i nominativi, con voce amplificata dal megafono. Puntuale alle 7:30 parte il primo gruppo ed è egli stesso a ripetersi nell'operazione, fino ad esaurire nominativi e gruppi dei partecipanti alla manifestazione!

Parto anche io, nel penultimo gruppo, insieme a quelli che saranno i miei compagni di giornata, Alberto, Nicola, Roland e Savino. Il più nervoso è Alberto perché, nonostante sia stato dato il via da diversi minuti, ci siamo attardati in griglia di partenza ad attendere Roland iscrittosi all'ultimo momento. Arriva finalmente anche Roland che ci dà così modo di avviarci, poco prima del gruppo successivo, che ormai attende solo lo start.

L'aria è fresca, ma i manicotti ed uno smanicato antivento sono più che sufficienti per non soffrirla più di tanto. Pedaliamo in direzione sud-est nella Val d'Adige alla volta di Terlano, che funge da giro di boa per ritornare al punto di partenza. Attraversiamo in sequenza i paesi di Postal, Gargazzone e Vilpiano ed è proprio qui che veniamo raggiunti dai randagi partiti poco dopo di noi; hanno un andatura molto sostenuta.

Ci aggreghiamo a loro restando nella pancia del gruppo. Roland che è alla sua prima rando, nota e me lo riferisce, che è un bel viaggiare a velocità intorno ai 40 km/h, senza quasi spingere sui pedali! Gli sorrido perché vedo che si diverte come un ragazzino. Trascorsa quasi mezz'ora siamo a Terlano, dopo una svolta a destra per evitare di entrare in centro al paese, imbocchiamo la ciclabile per ritornare al punto di partenza.

L'andatura cala perché, alle 9 del mattino di questa bella giornata soleggiata, con rade nuvole in cielo, la pista ciclabile è già ben frequentata da pedoni ed altri ciclisti, che la percorrono in entrambi i sensi, ed il rischio di fare incidenti è più che reale! Costeggiamo risalendolo, il fiume Adige, seguendone l'argine di sinistra. Alla nostra destra distese di meleti a perdita d'occhio, intorno montagne dalle cime ancora innevate, che passano fin anche i 2000 metri e presentano pendenze di un certo riguardo; un paradiso per i ciclisti scalatori e non, anche quelli del gruppo ne parlano indicando una su tutte, che spicca in lontananza, quella al passo Giovo in alta Val Passiria.

Ci siamo. Dopo un sottopasso ferroviario, da prendere con estrema cautela, ed un breve rettilineo, svoltando secco a destra si arriva nuovamente al bar bici-grill da Rita che, oltre ad aver fatto da Start, funge anche da primo punto di controllo, dopo 30 chilometri percorsi! Il tempo di registrare sul brevetto l'orario di passaggio e via si riparte, gli altri componenti del gruppo decidono di sostarvi qualche minuto in più. Così, appena ripartiti ci avvediamo di essere rimasti in pochi, ma decidiamo ugualmente di proseguire. La pista ciclabile si interrompe brevemente all'ingresso di Merano, la zona è quella di Maia Bassa, attraversiamo il rione piazza San Vigilio ed anche l'attigua zona artigianale, per riprendere la ciclabile nei pressi della stazione ferroviaria di Maia Bassa.

E' un punto, quello dell'ingresso in ciclabile, da percorrere a velocità ridotta, tutti in fila indiana! La pista ciclabile è uno stretto nastro d'asfalto steso tra un vecchio magazzino di mele ed il muro di cinta del rinomato ippodromo di Maia che, per molti anni dalla sua realizzazione al tempo del fascismo, ha detenuto il record di ippodromo per le corse al galoppo più grande d'Europa. Il percorso è breve ma tortuoso ed attraversa un sottopasso ferroviario costeggiando la superstrada, passando al di sotto della stessa in un tratto che presenta due colonne in cemento a restringerlo ulteriormente. Quando ne usciamo, percorsi circa duecento metri, attraversiamo una passerella in acciaio e legno, costruita per passare da una sponda all'altra del fiume Passirio, nel tratto di confluenza con l'Adige a cui fa da affluente.

Lasciamo così Merano e, sempre in pista ciclabile, puntiamo decisi verso Lagundo. Dopo alcuni chilometri, giungiamo ai piedi della salita che ci porta da Lagundo a Tel, colmandone il considerevole dislivello vista la breve lunghezza, soprannominata dai ciclisti locali “il piccolo Stelvio” in quanto presenta una serie di tornanti, realizzati per addolcirne la pendenza, che comunque a tratti è ragguardevole, fino ad arrivare al 14% all'uscita del sottopasso stradale, posto alcune decine di metri prima dello scollinamento a Tel!

Siamo ora in Val Venosta ed un piacevole venticello a favore ci aiuta nello spingere sui pedali, con l'Adige sempre alla nostra sinistra e la pista ciclabile che lo accompagna. Ne risaliamo il corso, attraversando i paesi di Rablà, Plaus e Naturno. Nel mentre, parliamo di esperienze rando recenti, che ci hanno accomunato nella fatica, quale quella da poco trascorsa della Bolzano – Ferrara, non manchevoli di saziare lo sguardo osservando il panorama circostante, infastiditi solo dal vagare nell'aria, in balia del vento, dei piumini rilasciati dalla fruttificazione della fioritura dei pioppi, abbondante nel periodo!

Giunti a Naturno, la pista ciclabile passa più volte su ponti da una sponda all'altra dell'Adige. Lungo la ciclabile, ad un tratto rallentiamo fino a fermarci, perché incrociamo alcuni colleghi del sodalizio di appartenenza, uno dei quali, vittima di una foratura alla ruota posteriore. Non hanno bisogno di assistenza e quindi riprendiamo il percorso, tanto sappiamo che in virtù di un'andatura più elevata rispetto alla nostra, ci riprenderanno sicuramente più avanti, e così effettivamente sarà!

Attraversiamo altri paesi: Stava dove c'è una fontana che eroga, scritto sulla targhetta, l'acqua potabile più pura e buona dell'Alto Adige, Ciardes e Castelbello, caratteristico per il bellissimo castello, che domina il paese, costruito su un roccione a picco sulla strada provinciale del passo dello Stelvio, che risale la valle, così pedalando fino ad arrivare a Laces. Decidiamo di fare sosta ad una delle fontane del paese allo scopo di assumere carboidrati e fare il pieno alle borracce. Mangio un panino con uvetta sultanina, miele e frutta secca e ne allungo un altro a Nicola, che nella fretta di partire da casa la mattina presto ha, per grave dimenticanza, scordato di portarsi dietro scorte alimentari!

Lo guardo divertito mentre lo divora in pochi bocconi, segno che il “serbatoio” è in riserva, d'altronde di chilometri fin lì ne abbiamo percorsi già 70 e anche l'aver fatto una abbondante colazione la mattina, prima della partenza, non è di certo sufficiente a coprire i restanti 50, che mancano a raggiungere il prossimo punto di controllo!

Ripartono tutti mentre io mi attardo a parlare con un randagio di Bologna, Mauro, da poco fermatosi a sostare alla fontana, anche lui a corto di energia e di acqua. Si dice assolutamente soddisfatto dall'essersi iscritto a questa rando e che se la sta godendo, anche se viaggia in solitaria! Lo saluto e vado, gli altri ormai non sono più in vista e devo accelerare per raggiungerli, ritrovandoli poco più avanti, una volta uscito dal paese.

Ora la ciclabile, per un breve tratto, lascia il corso dell'Adige per andare ad affiancare la trafficata strada provinciale dello Stelvio, quindi torna a riaccompagnarsi al fiume, attraversandolo su di un ponte nei pressi di una zona paludosa bonificata, nella quale risalta per bellezza un grazioso laghetto con isolotto centrale.

Siamo a Coldrano, che attraversiamo proseguendo oltre. Passiamo quindi anche Vezzano e, giunti a Silandro ci troviamo a percorrere i primi tratti sterrati di giornata. In questo punto la Val Venosta ha un salto di dislivello non eccessivo, ma concentrato tutto nel tratto sterrato, che costringe i meno avvezzi a questa tipologia di terreno a pedalare con rapporti agili al fine di non far slittare eccessivamente la ruota posteriore in caso di fuori sella.

Finiti i tratti in sterrato, la pista ciclabile torna in asfalto e pedalando ancora per alcuni chilometri arriviamo a Prato allo Stelvio. Altri due duri brevetti, organizzati dalla nostra società passano da qui, quello dello Stelvio e l'extreme Tour d'Ortles, che ci metteranno a dura prova nei mesi di Giugno e Luglio, ma al momento preferiamo solo parlarne e proseguire oltre in direzione di Glorenza. Prima di arrivarvi percorriamo ancora due brevi tratti di sterrato, intorno ad un'area paludosa in mezzo a quattro laghetti, creata dal rio Solda.

Ormai pedaliamo da circa 90 chilometri e ci apprestiamo a compiere la classica fatica di giornata. Da Glorenza, infatti, la strada inizia a salire inesorabilmente, dapprima con pendenze abbordabili fino a quelle più toste quando si arriva ai paesi di Laudes, Clusio e Burgusio che, per fortuna, grazie ad una deviazione stradale per lavori in corso, ci porta a passare dal lato opposto a quello sotto montagna, versante che ci avrebbe visto dover affrontare corte, ma micidiali rampe, di cui una in sterrato al 18%! Dico questo perché alcune settimane prima le ho percorse, facendo lo stesso tracciato un paio di volte, e il ricordo di come tiravano i muscoli delle gambe è ancora vivo nella mente!

La fatica però, non è ancora al termine. La strada sale ulteriormente, concedendo brevissimi tratti in cui tirare il fiato, alternando vere e proprie rampe con pendenze superiori al 10%, a tratti dove rifiatare, comunque superiori al 7%, così fino ad arrivare al primo lago, quello di San Valentino. Da lì in poi la pista ciclabile prosegue in una sorta di “mangia e bevi”, come in genere chiamiamo noi ciclisti quella tipologia di percorso ondulato, snodandosi tra bosco e prati fioriti, in cui a prevalere è il giallo del tarassaco, detto anche dente di leone, prati che degradano fino alle sponde del lago. Affrontiamo ancora alcune toste rampe poco prima che si giunga finalmente a Resia!

Siamo all'apice estremo del percorso ed il secondo punto di controllo e ristoro è a meno di una decina di chilometri. Prima di raggiungerlo ci fermiamo per alcuni scatti fotografici, poi proseguiamo perché lo stomaco richiede che si reintegri urgentemente tutta l'energia profusa in salita!

Ormai il peggio è passato. Giunti al punto di controllo, non possiamo fare a meno di ammirare l'imponente torre del campanile che emerge dal lago, il campanile di Resia, come lo chiamano erroneamente in molti. Infatti il campanile, costruito nel 1357, è quello della antica frazione di Curon Venosta, sommersa dalle acque del lago, creato artificialmente con la costruzione di una diga ultimata nel 1950. Il nuovo paese di Curon Venosta, venne ricostruito alcune centinaia di metri più a monte!

Timbriamo il brevetto e ci accalchiamo intorno al ristoro, dove c'è vera e propria ressa, a testimonianza che la salita ha prosciugato le energie di molti randonneur, fino a ridurle al lumicino! Beviamo prevalentemente coca–cola, nel mentre, mangiamo crostatine e banane, scambiando veloci impressioni sulle sensazioni provate in salita e sulla bellezza di questa perla dell'Alto Adige. Ancora alcuni scatti fotografici e via di ritorno, non mancando di completare il giro del lago, prima di iniziare con prudenza, il tratto in discesa. L'unica nota stonata, purtroppo, l'inevitabile vento contrario che man mano che si scende a valle, dai 1498 metri di altitudine del lago, non fa altro che rinforzare.

Ripercorriamo a ritroso tutto il percorso fatto, non prima di dovere effettuare, oltre quelle previste per il pieno borracce ad alcune delle numerose fontane presenti in tutta la vallata, una sosta obbligatoria ad un punto di controllo segreto, posto a Rablà!

Dopo il controllo riprendiamo il percorso, ma decidiamo di farlo a ritmo di recupero perché la fatica dell'aver tirato ad alta velocità contro vento, oltre ad aver provato i meno allenati del gruppo, mi ha lasciato i segni nelle gambe appesantite dall'acido lattico.

Arriviamo al bar bici-grill da Rita, giusto in tempo per far timbrare il brevetto e, nell'attesa che ci venga riconsegnato con l'attestato e la toppa adesiva a ricordo, anche per vedere l'arrivo di tappa del giro d'Italia.

Festeggiamo l'impresa compiuta bevendo un paio di birre a testa complimentandoci vicendevolmente!

Riassumendo la giornata appena trascorsa, leggo i dati dal ciclo-computer, che recita così: 209 chilometri percorsi per 1606 metri di dislivello. Altri dati forniti dall'organizzazione: 120 iscritti, 110 partiti, 107 brevettati!

Complimenti a tutti, ma soprattutto al nostro grande presidente Giancarlo Concin, che ha saputo abilmente organizzare una rando bellissima, piacevole e dura quanto basta, per attirare chi si vuole misurare sul dislivello senza soffrirlo eccessivamente, valorizzando un altro pezzo di questa meravigliosa regione che è l'Alto Adige, alla ASD Athletic Club Merano ed al GS Ruote d'Oro Bolzano per la numerosa partecipazione ed a chi, venendo da fuori regione, ha potuto apprezzare!

(28 maggio 2014)

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!