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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 27 maggio 2014 alle 21:14:15 da Enrico Cavallini. - Letto: (2841)

Rando Rosa: che dura, ma quante emozioni!

Pedalare sullo stesso tracciato della 14esima tappa del Giro d'Italia il giorno dopo i professionisti è stata un'emozione veramente unica. Il percorso, altamente spettacolare, è un osso duro per veri camosci. Qui l'agonismo va abolito... obbligatorio guardarsi attorno!

 

 

(Servizio di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

Andare a gustarsi una frazione del Giro d'Italia, soprattutto quando è la prima tappa di montagna con salite vere, si sa, è un'emozione unica. Così è stato sabato 24 maggio quando al Santuario di Oropa è terminata la 14esima tappa del Giro d'Italia 2014, partita alle ore 12.30 da Agliè (To), piccolo e splendido borgo del canavesano.

Una frazione veramente dura, sebbene non lunghissima, ma che ha segnato la prima giornata dell'ultima settimana dedicata alle grandi montagne. Quattro salite da affrontare: la Serra, un facile (per i pro) zappellotto di 6.5 chilometri per poco più di 300 metri di dislivello, che ha fatto da antipasto ad un menù decisamente più ricco (rivelatosi anche indigesto per parecchi velocisti). Come primo è stata servita l'Alpe di Noveis: nove chilometri di salita con una pendenza media del 7.5% e punte al 16%. Di secondo lo chef ha preparato la scalata a Bielmonte da Coggiola: 18 chilometri di salita ininterrotta, di cui i primi cinque facili e gli altri da far bruciare le gambe, mentre come dessert l'immancabile ascesa ad Oropa, salita legata a filo doppio al Pirata Marco Pantani.

E così il sabato pomeriggio mi sono abbarbicato su per la strada di Oropa (ovviamente in bicicletta) per andare a vedere le facce tirate e sconvolte dei pro. Che emozione passare in un vero fiume di gente che, come in una processione, marciava verso il Santuario, fermandosi chi qui, chi là.

Ma la vera emozione sarebbe stata il giorno dopo. La domenica, infatti, dal centro di Biella, ai Giardini Zumaglini, sarebbe partita la Rando Rosa, una randonnée sullo stesso tracciato della tappa del Giro. Come non prendervi parte?

Queste strade, per me che abito a Biella, sono di casa e le ho percorse più di una volta, ragion per cui conosco perfettamente il loro fascino, ma calpestare le scritte inneggianti a questo o a quell'altro campione non ha pari. Inoltre il periodo è speciale. A fine maggio le azalee e i rododendri, che avvolgono la Panoramica Zegna, sono completamente in fiore, portandoci a pedalare all'interno di un vero e proprio giardino colorato.

Anche la temperatura è ottimale. Non fa più freddo, ma non c'è nemmeno l'afa opprimente che tra poche settimane, grazie anche le vicine risaie, inizierà a rendere l'aria biellese più pesante.

Sono le 6.30 e mi presento al punto di ritrovo, dove ritiro il roadbook (anche se in realtà non mi serve) e il tesserino dei timbri. Assieme mi viene consegnato un adesivo da applicare al casco, che servirà da riconoscimento ai ristori intermedi e a quello finale. Vengo anche omaggiato di una borraccia Multipower griffata Giro d'Italia. Hanno pensato proprio a tutto!

Sono tre i percorsi che l'ASD Vallelvobike ha tracciato per i partecipanti: il 4GPM, che è il più impegnativo, di 163 chilometri, prevede quattro salite importanti e due meno impegnative, e ricalca, da Bollengo, per intero la tappa del giorno prima. Per i più è disponibile il 3GPM da 110 chilometri, che non affronta la prima salita della Serra, andando subito in direzione Valdengo, sede di partenza della 15a tappa. Infine, per i meno allenati, il 2GPM, che oltre alla Serra, a Crevacuore tirerà diritto verso Coggiola, saltando a piè pari la scalata al "mostro" Noveis.

Alle 6.45 parte il primo gruppo, che affronterà il 4GPM, tra cui ci sono anch'io. Gli altri due percorsi potranno partire con più comodo un'ora più tardi.

Uno dei luoghi comuni che mi sono messo in testa è che i randonneur vadano tranquilli e che il percorso non sia segnato, quindi mi dovrò perdere con il roadbook. Ciò che mi fa più angoscia di una rando è proprio il roadbook!

Invece, qui alla Rando Rosa, l'organizzatore ha avuto la splendida idea di frecciare il percorso. Gli incroci più importanti con le canoniche frecce nere su sfondo giallo, mentre tutti gli altri pitturati a terra con frecce rosa. Impossibile perdersi!

Altro luogo comune che ho dovuto sfatare è stato quello della tranquillità dei "randagi". Che non siano con il coltello tra i denti, questo è sacrosanto, ma che vadano piano, scordatevelo proprio. Il primo giro che ci ha portati dapprima ad affrontare l'ascesa a Zimone, con la splendida vista sul lago di Viverone, che ha permesso di svalicare la Serra Morenica per entrare nel percorso di tappa a Bollengo, e poi scalando il primo GPM, è stato percorso veramente a tutta. O quanto meno, io ero a tutta!

La salita della Serra la conosco a memoria. E' la palestra di allenamento per noi cicloamatori della zona, tanto che la percorriamo almeno un paio di volte la settimana e pensare che su questa "nostra" salita ci sia passata la Corsa Rosa, be', mi lascia un certo senso di soddisfazione. All'albergo-ristorante della Broglina, a un chilometro dal GPM, ecco il primo controllo. Primo timbro e via... si riprende la cavalcata.

Si passano gli abitati di Zubiena e Mongrando, ancora tappezzati a festa con striscioni e palloncini rosa appesi ovunque. E' una visione nuova, e decisamente gradevole, di questi posti per noi diventati così "soliti".

A Mongrando facciamo una breve deviazione dal percorso della tappa, evitando il passaggio da Ponderano e Gaglianico che, oltre a non dare un valore aggiunto alla nostra manifestazione, creerebbe qualche impiccio per un senso unico che noi non potremmo prendere contromano. Si tira dritti verso Biella risalendo da Occhieppo, per passare nella centralissima via Lamarmora e ricongiungerci al percorso originale in via Carso. Sicuramente più affascinante questa variante per i cicloamatori, più difficile per la Corsa Rosa, che avrebbe messo in ginocchio la viabilità cittadina.

Si scende verso Valdengo, sede della 15a tappa. Anche qui, via Milano è totalmente rosa! I balconi delle case, le vetrine dei negozi, ognuno, a modo suo, ha voluto salutare il Giro. Mai avrei pensato che Biella avesse reagito così positivamente a questa grande festa del ciclismo. E' bello e mi piace!

Chi vuole fare capolino in zona partenza non ha che lasciare la provinciale e addentrarsi nel comune di Valdengo dove, in fronte al municipio, è allestita la partenza ufficiosa. Io decido di proseguire e di andare al secondo controllo (il primo per chi ha scelto i percorsi più corti), poco più avanti. Qui è anche allestito il primo ristoro, ben curato dai ragazzi dell'UCAB, altro sodalizio storico biellese, organizzatore del famosissimo e apprezzatissimo Giro della Provincia di Biella per dilettanti, che nel 2008 vide la vittoria di Diego Ulissi, oggi beniamino del Giro.

Trovo un paio di amici e con loro proseguo verso Cossato in direzione Roasio, dove lasceremo la pianura per dirigerci verso le montagne. La strada inizia a salire dolcemente portandoci al valico di Sostegno. In teoria potrebbe anche sembrare una salita, ma se pensiamo a cosa verrà dopo, chiamare "salita" Sostegno è veramente fuori luogo.

Eccoci in un battibaleno a Crevacuore. Incontiamo dei ragazzi della zona di Milano, che del "mostro" Noveis ne hanno solo sentito parlare in televisione. Cerco di rassicurarli subito, alle prime rampe che portano ad Ailoche, che quello è il tratto più facile e che dopo ci sarà da impegnarsi. Approfitto di una breve sosta in piazza del comune del piccolo centro abitato per riempire la borraccia. Come al solito bevo come una spugna e mi serve tanta acqua. Se Dio vuole conosco tutte le fontane del circondario.

L'Alpe di Noveis, è un vero "cancher" come si direbbe in Romagna. Alterna tratti duri a tratti più duri, fino al massimo della rampa del 16% del Santuario della Brughiera. Non è lunghissimo, ma fa male. Da lì le pendenze si fanno sempre importanti e a doppia cifra fino in cima. La strada è prevalentemente nel bosco, ma in alcuni tratti offre affascinanti squarci sulla Valsessera.

Scollinato il secondo GPM, che viene invece evitato dal percorso più corto, inizia la rapida discesa che porta a Coggiola. A circa metà, in località Viera, è posto il controllo con annesso ristoro. Timbro d'obbligo, pieno alla borraccia e, a quadretti, mi strafogo una tavoletta di cioccolata (scoprendo poco dopo che è una vera bomba...) e riparto. La discesa, come mio solito, la percorro "a stecca". Ne approfitto del fatto che le strade, sebbene non perfette, sono state almeno pulite dal brecciolino per favorire il passaggio dei professionisti. E via, giù come un falco.

A Coggiola la strada rimbalza al ponte sul torrente Sessera. Finisce la discesa e subito si ricomincia a salire verso Trivero. Sono cinque chilometri facili facili con pendenze decisamente alla mia portata, dove riesco anche a fare velocità (vabbè, sempre rapportata alla mia stazza da portaerei). Giunto a Trivero, riempio nuovamente la borraccia alla fontanella che porta la targhetta "Acqua non potabile", ma se non sono morto in quattordici anni che attingo acqua lì... non sarà oggi la volta buona!

E via... ecco i tredici chilometri che mi porteranno a Bielmonte, a quota 1500 metri sul livello del mare. Questa è sicuramente la salita più spettacolare e affascinante. La Panoramica Zegna, così è chiamato questo tratto di strada, è di fatto un enorme giardino colmo di azalee e rododendri, che in questa stagione sono in piena fioritura e regalano macchie di colori entusiasmanti. Ecco perché va percorso in modalità NON agonistica. Salire la Panoramica Zegna guardando la ruota di chi ci precede, sarebbe un peccato enorme.

Intanto incontro alcuni amici. Chi aveva forzato troppo nella prima parte ora tribola, tant'è che riprendo alcuni ciclisti della prima ora. Si fa un piccolo gruppettino e si sale. Mi distraggo raccontando agli altri cosa troveranno nei chilometri a venire e ogni tanto mi fermo per qualche scatto.

Ecco finalmente Bielmonte. Altro controllo e altro ristoro. Quattro parole con gli amici di sempre, rabbocco dei serbatoi e via verso il più grande divertimento di giornata: la discesa verso Rosazza. Sono dodici chilometri di ininterrotta discesa alpina. La strada è stata ripulita e le frasche sono state tagliate (il bello di avere il Giro d'Italia sul territorio...), il che permette di scendere veramente "a stecca" come piace a me.

A Rosazza, quasi al termine della Valle Cervo (si chiude circa tre chilometri più a monte in località Piedicavallo), inizia il fondo valle che porta ad Andorno. Trovo altri ciclisti e tento di creare un gruppetto, ma dopo pochi colpi di pedale mi accorgo che sono solo. Vabbè, proseguo. In men che non si dica sono ad Andorno, quindi Tollegno e via a Biella, al punto di partenza per il penultimo controllo.

Un break veloce, timbro il cartellino, rabbocco di borraccia e pancia (ancora cioccolata... speriamo che l'appendice la prenda bene) e via, verso la mitica salita resa famosa da Marco Pantani. Il fondo stradale è tutta una scritta. Mano a mano che salgo mi tornano in mente i muri di gente che l'assiepavano ventiquattr'ore prima. L'emozione è ancora forte e i vari slogan sull'asfalto aiutano a distrarsi, ma anche a caricarsi. Ulissi, Uran, Pozzovivo, il buon Mattia Pozzo, che è della zona, tutti lì, ricordati sul bitume. E la strada sale. Come è d'uso di questo periodo a Biella, un nuvolone nero nero capeggia sul Mucrone (il monte che sovrasta Oropa) e la voglia di raggiungere la cima prima che si metta a piovere è tanta.

Salgo ammirando per la miliardesima volta le mie belle montagne, gli alpeggi, le cascine in quota. Tutti posti già raggiunti anche grazie alla MTB, ma che ogni volta mi riempiono di gioia gli occhi e il cuore. Come sempre faccio fatica a mandare giù le rampe del Favaro, ma so che sono il biglietto da pagare per godermi lo spettacolo.

Ecco, l'ultima curva e il Santuario mi si para davanti, maestoso come sempre, a ricordare che il padrone, lì, è lui e che noi siamo solo dei piccoli umani di passaggio, mentre lui è eterno! Lo vedo e capisco che è finita l'avventura. Proprio davanti ai cancelli è posto l'ultimo controllo e relativo ristoro. Appongo il timbro e l'ora di arrivo. Sono le 14.15. Ho impiegato 7 ore e 25 minuti per compiere tutto il percorso, ma non mi interessa. E' un'informazione della quale avrei fatto anche a meno.

Bevo qualcosa, incontro qualche amico e ne approfitto per qualche scatto. Sono pronto a scendere e tornare al punto di ritrovo dove mi aspetta il brevetto e uno splendido panino con il formaggio!

La discesa da Oropa è qualcosa da non farsi mancare, se si ama scendere. Anche in questo caso i freni li uso il meno possibile e in un battibaleno mi ritrovo a Biella. Dove ieri c'era il Villaggio Expo del Giro, oggi la piazza è tornata ad essere un triste parcheggio. Mi infilo in via Italia (la via centrale pedonale) e mi dirigo, trotterellando, verso i Giardini Zumaglini, dove espleto le ultime formalità.

Insieme al brevetto mi viene consegnato anche il premio da finisher: un gustoso pacchetto di Nugatini, degli ottimi biscotti tipo krumiri alla nocciola confezionati dalla Pasticceria Brusa di Biella. La stessa azienda ha fornito il pane, veramente ottimo, con il quale sono stati preparati dei meravigliosi panini imbottiti con una buonissima toma Valle Grande del caseificio Botalla, anch'esso icona gastronomica di Biella. Ma anche una tavoletta di cioccolata  e una bottiglietta d'acqua fornite da Conad, mele e banane e una fetta di crostata.

Cosa potevo volere di più per dieci euro di spesa?  Una bella giornata, tante emozioni, vitto compreso!

Secondo me l'esperienza andrà replicata e, chissà mai, che non diventi un grande appuntamento biellese.

Guarda qui la fotogallery completa.

(27 maggio 2014)

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