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Inserito il 23 maggio 2014 alle 11:57:25 da gazario. - Letto: (5541)

Dmitry Nikandrov - Granfondista per necessità

Nasce in Russia e comincia ad andare in bici da bambino, sulle orme del papà, dilettante della Nazionale Russa. Passa dalle Nazionali giovanili Russe al professionismo, trasferendosi in Italia. Non riesce a dare una continuità alla sua carriera professionistica, per cui passa a correre le granfondo per poter avere qualche piccolo guadagno, mentre cerca un'attività lavorativa stabile. Ora lavora, ma la bici rimane una grande passione, tanto che sta realizzando il suo sogno di gestire come direttore sportivo una squadra professionistica.

di Gianandrea Azario (foto di Play Full Nikon)

Dmitry Nikandrov

Nata a: Asbest (Russia)
Il: 25 maggio 1979
Residente a: Francavilla al Mare (Ch)

Titolo di studio: Laurea in Scienze Motorie

Stato civile: sposato con Natalya, papà di Ivan

Squadre:
2000 - 2001: Nazionale Russa Juniores
2002 - 2003: Nazionale Russa Dilettanti
2004: Team Casprini (dilettanti)
2005 - 2007: Team Universal Caffè (squadra Continental)
2008 - 2009: Team Centri della Calzatura (squadra Continental)
2010 - 2012: Team Val di Foro Cycling (amatore)
2013 - 2014: Team Kyklos Abruzzo (amatore)

Principali risultati:
2012
Primo classificato
alle GF Riviera del Conero, Gargano, Fara San Martino, Danilo Di Luca, Majellalonga, Monte Peglia, Angelini Group
Secondo classificato alle GF Esino e Musone (percorso corto), Conero Cinelli, Colli Ascolani
Terzo classificato alle GF Francesco Cesarini, Costa dei Parchi, UDACE Teramo
2013
Primo classificato nelle Gf Amalfi, Francesco Cesarini, 10 Colli, Ciclolonga Altopiani d'Abruzzo, Leopardiana, Colnago, Cassino (percorso corto)
Secondo classificato alle GF Firenze-De Rosa, Vini Teatini-Cantine Tollo
Terzo classificato alle GF La Garibaldina, Gargano, La Magnifica (percorso corto)
2014
Vittoria alla GF della Ceramica e alla Nove Colli
Secondo classificato alle GF Conero Cinelli, Costa d'Amalfi, Firenze-De Rosa
Quarto classificato alla GF Internazionale di Laigueglia
Quinto classificato
alla GF Selle Italia
Ciao Dmitry,
domenica 18 maggio sei riuscito nell’impresa di tagliare per primo il traguardo  della Nove Colli, la decana delle granfondo italiane. Non sei nuovo alle vittorie nelle granfondo, visto che nelle ultime due passate stagioni hai conseguito ben 14 successi, ma questa, vista la notorietà della manifestazione romagnola, ti ha fatto conoscere a tutti i granfondisti italiani. Immagino che la tua soddisfazione sia enorme.

Sei nato in Russia e ora vivi in Italia, in provincia di Chieti. Ci puoi raccontare brevemente la tua storia? Sei sposato o fidanzato? Hai conseguito qualche titolo di studio?  Attualmente, che attività lavorativa svolgi?
Sono nato in Russia a Asbest, nel distretto federale degli Urali, e ora vivo a Francavilla al Mare. Sono sposato con Natalya. Abbiamo un figlio, Ivan, che a settembre compirà 3 anni. Sono laureato in scienze motorie e al momento faccio diversi lavori: sono rappresentante di abbigliamento sportivo Hicari, per tutti gli articoli di ciclismo e non solo, e nel periodo estivo faccio anche l’imbianchino.

Hai un passato da professionista, quindi hai iniziato molto presto ad andare in bicicletta. Come hai cominciato ad andare in bici? Qual è stata la trafila che hai seguito prima di diventare professionista?
Ho cominciato a correre a 7 anni. E’ stato naturale per me fare ciclismo, visto che ho una famiglia molto sportiva. Mio papà è un ex dilettante dell’Unione Sovietica e ora fa il direttore sportivo. Nelle categorie giovanili ho vinto quasi 100 corse. Da juniores ho fatto parte della Nazionale Russa, che faceva base per il ritiro collegiale a Marina di Massa. Avevamo un calendario nazionale e internazionale e in più facevamo corse in Italia con una squadra italiana, la Technostone Mg Leader Pump. Successivamente, per altri due anni, ho fatto parte della Nazionale Russa dilettanti e al terzo anno sono passato alla Casprini di Daniele Tortoli, dove ho militato per due anni, per fare poi il salto tra i professionisti. Sono stato tesserato con una squadra storica di Terni "Carbonio Gomme" di Ubaldo Capponi.

Quali sono stati i tuoi principali risultati nelle categorie maggiori, in particolare quando sei stato professionista?
Il passaggio al professionismo è stato nel 2005, con una squdra Continental abruzzese, la Universal Caffè, dove ho corso per tre anni. Nel 2008 al 2009 ho corso per il Team Centri Della Calzatura (sempre Continental). Da professionista non sono riuscito mai vincere; il miglior risultato sono tre secondi posti in una gara in Cina, "Way To Pekin". Al di là delle vittorie e dei piazzamenti, cercavo di mettermi sempre in evidenza, con fughe da lontano, e di andare a caccia di maglie nelle gare a tappe. Così sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione con la vittoria di alcune maglie: Traguardi Volanti e maglia Intergiro alla Settimana Lombarda nel 2008, maglia degli scalatori per quattro giorni alla Coppi e Bartali nel 2009. Ero un attaccante e spesso passavo le giornate in fuga.

Come mai hai deciso di correre le granfondo dopo aver concluso la carriera di professionista? Non ti senti un po’ sminuito a correre insieme a persone che non hanno avuto la possibilità e, nella maggior parte dei casi, non hanno le qualità per gareggiare tra i professionisti?
La decisione di correre le granfondo è legata alla necessità di continuare a sopravvivere, dopo aver smesso di fare il professionista (anche se credo onestamente che correre con le squadre continental non è professionismo, ma una forma ci dilettantismo che ti permette di fare gare con i professionisti, visto che lo stipendio è quasi sempre in ritardo, quando sei fortunato che ti arriva). Avevo la possibilità di cercare lavoro e, grazie alle granfondo, di arrivare in qualche modo alla fine del mese. All’inizio ero davvero in imbarazzo a correre con la gente più vecchia di me e che magari lavorava tutti i giorni e usciva solo la domenica. Con il passare del tempo mi sono appassionato sempre di più alle gare amatoriali, che sono un modo di stare insieme e vivere la propria passione. Con la crisi poi, sempre più gente passa il tempo in bici, proprio per la mancanza di lavoro, e per questo il livello di prestazione dei cicloamatori è aumentato, così quelli chi non avevano possibilità di fare i corridori in passato, hanno trovato questa valvola di sfogo la domenica (la bici è un ottimo antistress) e confrontarsi magari con chi come me ha fatto il corridore.

Cosa rappresenta per te la bici? Senza gareggiare pedaleresti comunque?
La bici per me è vita. Fin da piccolo amo la bici e anche senza gareggiare, se ne avrò il tempo, vorrei continuare ad uscire con gi amici per fare un giro.

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Come riesci a ritagliarti il tempo con il lavoro che fai? Segui dei programmi di allenamento specifici, utilizzando anche un powermeter?
In settimana, se il tempo permette, esco 4-5 volte. Per fortuna nei mesi invernali riesco a gestirmi il lavoro e ho quasi sempre mezza giornata libera. In estate, quando comincia per me la stagione da imbianchino, esco quando ne ho il tempo, ma spesso sono costretto a prendermi dei periodi di stop. In allenamento non ho mai seguito nessun apparecchio; mi alleno alla vecchia maniera, a sensazioni, e faccio allenamenti come mi sento.

Alcune delle tue vittorie nelle passate stagioni sono state ottenute sui percorsi più brevi. Quando e come decidi se puntare su un percorso piuttosto che su un altro?
Nelle stagioni passate la maggior parte di gare erano piuttosto corte (tranne la Milano-Sanremo di 298 chilometri). Avendo però un passato da professionista, tante volte non mi bastavano i chilometri di gara più corte o i percorsi non erano sufficientemente selettivi per far uscire le mie qualità. Più sono i chilometri di gara e meglio mi sento, o forse riesco solo a gestirmi meglio dei miei avversari.

Raccontaci la tua vittoria alla Nove Colli. Che tattica avevi impostato? Sei sempre stato sicuro di poterla ottenere o ci sono stati momenti in cui hai avuto timore che ti potesse sfuggire?
La gara di domenica è stata molto veloce fin dall’inizio e sul Barbotto ho avuto anche qualche difficoltà, ma non mi sono scoraggiato, sapendo di essere in una buona condizione fisica. Dopo quel momento ho sofferto, ma sapevo che non mi sarei più staccato. Prima del Gorolo, sono andati in fuga in tre, poi un altro corridore e per un attimo ho pensato che la gare fosse finita per me e che i fuggitivi potessero arrivare. Ma sul Gorolo il resto del gruppo ha fatto un’accelerazione molto forte e alla fine della discesa abbiamo ripreso tutti. Finita la discesa, la mia tattica è stata quella di puntare alla volata, così più volte sono andato a chiudere i tentativi di altri di avvantaggiarsi. All’ultimo chilometro mi sono messo alla ruota di Igor Zanetti, che era il mio avversario più pericoloso in volata. Igor ha fatto le ultime due semi curve molto forte e ha fatto un piccolo vuoto, cercando di anticipare la volata e partendo lungo. Io ho aspettato il momento giusto di partire e negli ultimi 100 metri, anche se con grande fatica, sono riuscito a superarlo.



Hai altri obiettivi a livello ciclistico per questa stagione?

Con il mio team, come prossimi obiettivi, abbiamo la Granfondo Pantani Forever con arrivo sul Galibier e La Marmotte.

Hai qualche sogno nel cassetto per la tua vita extra-ciclistica?
Il sogno per il mio futuro è quello di rimanere nell’ambiante del ciclismo e continuare a fare quello che più mi piace. Piano piano il sogno si sta realizzando con la squadra Continental che sta per nascere, grazie al nostro patron Gabriele Marchesani, nella quale insieme con Alessandro Donati avremo il ruolo di direttori sportivi.

Complimenti ancora per la grande vittoria, grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per il resto della stagione.

(23 maggio 2014)
 

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