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Inserito il 07 maggio 2014 alle 12:08:59 da Alessandro Schiassel. - Letto: (2620)

Granfondo vs. Cronometro: quando il gruppo trascina e migliora l'autostima.

I gruppi di appartenenza nello sport e le relazioni del nostro "stato d'essere ". Quando il gruppo trascina la mente e ci aiuta a superare le nostre "paure".


a cura di Alessandro Schiasselloni

Sappiamo come l'essere umano ami l'aspetto sociale di vivere in "gruppo" e non "solitario".
Questa caratteristica diventa una delle regole per cui l'essere umano, se in ricerca di una sua "indentità", cerca sempre un sistema idoneo per migliorare la sua "autostima", che nello sport noi definiamo "performance".

Lo Sport è un sistema di "gruppo", anche se il ciclismo rimane sempre uno sport "singolo" come concetto tecnico puro.

Come ben sappiamo la prestazione da "gara" è sempre superiore a qualsiasi allenamento, sempre è stato e sempre sarà cosi: per questo le gare si allenano solo gareggiando.

Le persone si riuniscono in gruppi per un senso innato, visto che il " gruppo" è un tassello importante della nostra identità sociale.

I "gruppi sociali" tendono ad essere omogenei, per cui i membri si assomigliano per attitudini, credenze e persino fasce di età ed il "gruppo" si evolve enfatizzando questi stile di pensiero.

La "facilitazione sociale" è quel sistema che si viene a creare e ci dà forza, tanto da migliorare la nostra prestazione assoluta.
Però dall'altro lato, se il "gruppo" non è stimolante potrebbe avvenire il contrario: ecco perchè vige sempre il "modo di dire": vai con i migliori e migliori sicuramente. Questo perché la nostra psiche reagisce in "eccitazione", se entra a far parte di un "gruppo superiore tecnico - prestazionale " o alla presenza di un "leader ".Invece avviene il contrario se il riferimento è inferiore, sia come resa atletica che per la relativa prestazione globale.

Purtroppo nel "gruppo" è sempre difficile mantenere la concentrazione, questo è uno dei motivi per cui anche se entriamo a far parte di un gruppo di livello prestazionale maggiore del nostro, potrebbe essere che la nostra prestazione peggiori perdendo inconsciamente l'autocontrollo delle emozioni, andando pertanto ad agire in maniera "illogica".

Altro difetto del "gruppo di appartenenza sportivo" è l'obiettivo del progetto, per cui la direzione del gruppo di lavoro "globale": se questo non rientra nelle nostre vere necessità, potrebbe causare una perdita totale di orientamento dei nostri obiettivi e portarci inconsapevolmente al fallimento di ogni nostra programmazione.

Attenzione anche alla "de-individualizzazione": entrando in un gruppo si perde l'identità e si diventa "anonimi", per cui il senso di individualità viene a mancare. Questo spesso causa anche delle reazioni di tensione con reazioni inconsuete di "rabbia", che mai avremmo compiuto da soli.
Questa de-individualizzazione ha maggiori probabilità di verificarsi quando gli individui avvertono di non essere responsabili delle loro azioni.

 Ridotta consapevolezza del proprio "essere unico" = perdita di identità.

In tutti i gruppi esiste il "LEADER" cioè colui che, per prestazione, diventa il riferimento / obiettivo da seguire.
Il "leader" riveste un ruolo fondamentale, noi lo chiamiamo "il più forte", inconsciamente lo seguiamo e ne replichiamo atteggiamenti tecnici e gestionali.
Questo può essere un fatto positivo, ma ahimè presenta sempre il lato opposto della "medaglia".
Ci si può ritrovare senza " identità personale" e finire di essere la brutta copia del Leader, che invece è sempre naturale nel suo essere e nei suoi gesti, sapendo di essere il punto di riferimento del "gruppo" per cui "il più forte - l'uomo da battere".

Venendo alla pratica di tutti i giorni, possiamo renderci conto di come un gruppo sia fondamentale per la nostra crescita, ma ahimè non è facile trovare un gruppo giusto per migliorare la nostra performance e di conseguenza l’autostima.
Un buon allenatore crea "gruppo" e nel gruppo crea il Leader di riferimento, da seguire e da battere, così come crea competizione tra chi è inferiore, non permettendo al Leader di "addormentarsi" e perdere il suo livello atletico "ottimale".

Le gare sono sempre il momento fondamentale di confronto, gruppi di lavoro dove possiamo trovare forti stimoli, ma anche perdere spesso l'identità e la logica di quanto stiamo progettando a livello tecnico= programmazione= obiettivi a breve/medio/lungo termine.

La gara è anche la forza che ci spinge ad essere migliori e nella sua "moltitudine" di persone ci permette di nasconderci e di migliorare con calma i nostri limiti fatti da tanti compromessi, compreso lo stile di vita.
Ecco perché nelle gare la gente si ritrova e combatte fino all'ultimo metro per la sua performance, con volate per il seicentesimo o anche per il millesimo posto, treni di gloria su quei piatti dove nessuno vuole tirare e chi lo fa spesso poi si stacca per aver dato troppo.

        E le cronometro cosa sono?

Direi la verifica del nostro stato attuale di performance, dove tu non puoi sfruttare quanto ho descritto sopra se non nella parte "generale".
Fare delle cronometro ti migliora l'autostima, sei tu e basta contro te stesso: una meditazione che pochi sanno affrontare, visto che, non potendo sfruttare l'anonimato del gruppo sei "nudo" da ogni scusa e da ogni "bugia": vince sempre il migliore cioè colui che ha saputo vincere la forza di "inerzia fisica", ma soprattutto mentale e ha saputo trasformare la "tecnica - metodica" in realtà per concretizzare la sua identità.

Purtroppo noto che, anche nelle categoria giovanili, le cronometro siano sempre sottovalutate. Ritengo questo un grosso sbaglio tecnico: se vogliamo creare atleti forti dobbiamo creare menti consapevoli dei propri limiti fisici e mentali, allenarli per una forte autostima e non solo, persone che si identificano il giorno della gara in funzione del momento, per cui in funzione di fattori che spesso noi stessi non possiamo controllare.

FORTI SI DIVENTA AFFRONTANDO LE NOSTRE PAURE IN FACCIA E NON DI SCHIENA!!!

(6 maggio 2014)

Alessandro Schiasselloni è nato a Santa Margherita Ligure (Ge) il 1° dicembre 1962.

E' un reparatore atletico e sport mentalist , atleta amatore ciclismo su strada e con un passato di atleta in altri sport, ma anche allenatore di tanti atleti in discipline tecniche e di resistenza.

Schiasselloni ci affascinerà in questa “magia“ tra materialismo e realtà, tra piacere e odio, tra essere o non essere, ma anche tra poter diventare e non crederci dentro.

Pubblicherà una serie di articoli dove i numeri saranno sostituiti da semplice concetti, dove la meditazione e la cultura saranno la strada principale da percorrere per non perdersi in questa giungla di concetti e sistemi dove tutto è chiaro ma mai si è sicuri di saperlo interpretare e soprattutto assimilare.

 

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