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Inserito il 03 maggio 2014 alle 13:16:52 da gazario. - Letto: (3147)

Rando Bolzano-Ferrara: 316 chilometri spettacolari!

Una finestra di bel tempo, in un weekend caratterizzato dalla pioggia, regala a tutti i partecipanti alla Randonnée del Donatore, più comunemente nominata Bolzano - Ferrara, la possibilità di trascorrere una giornata indimenticabile, di quelle che lasciano veramente appagati dello sforzo profuso in sella alle proprie bici, al fine di raggiungere, dopo 316 chilometri, il traguardo e conseguire così il sospirato brevetto! 103 i brevettati.

 

 

(Testo di Giancarlo Bertocci, foto di Witoor e Giancarlo Bertocci)

Il sacrificio per portare a termine una “trecento”, dando per scontato un buono stato di forma fisica, inizia spesso già prima dell’alba. Così per me che, impostata la sveglia alle 3:30, causa un inconscio timore di non destarmi, anticipo la suoneria, svegliandomi un’abbondante quarto d’ora prima! Poco male, ho più tempo e calma per prepararmi: mi lavo la faccia e vesto la tenuta sportiva, mangio un bel piatto di riso in bianco, condito con un filo d’olio ed una spolverata di grana grattugiato. Poi, prendo quanto preparato la sera prima, cioè zaino e borsa manubrio e scendo in cantina.

Nello zaino ho gli abiti borghesi ed il necessario per fare una doccia all’arrivo, nella borsa manubrio ho stipato ben cinque chili di bagaglio per tutte le evenienze, dal vestiario antipioggia a quello asciutto di ricambio, carboidrati per alimentarmi lungo il percorso ed alcuni utensili per far fronte ad un eventuale inauspicato, ma rimediabile, guasto meccanico della bici. Apro la porta della cantina, la mia specialissima è lì in attesa, curata meticolosamente nei particolari dal giorno prima, affinchè tutto vada per il meglio!
Calzo le scarpe da ciclismo, monto la borsa a manubrio, indosso lo zaino e, richiusa alle spalle la porta, salgo in sella iniziando a pedalare, vestito in tenuta estiva, con l’ausilio dei manicotti e di uno smanicato antivento per fronteggiare l’aria fresca della notte che è ancora padrona del cielo stellato e senza nuvole! La temperatura dell’aria è di cinque gradi. Pedalo per raggiungere il punto di ritrovo fissato presso il piazzale antistante la sede della società di affiliazione a Merano. Là giungono anche gli altri compagni e carichiamo bici e zaini sul furgone con il quale, dopo breve viaggio, giungiamo nel capoluogo di provincia, Bolzano, la città della Stella Alpina, da dove prende il via la manifestazione.

Scendiamo dal furgone scaricando velocemente bici e zaini. In mezzo a piazza Walter cattura lo sguardo il doppio arco incrociato gonfiabile che fa da start. Sono già presenti molti randonneur al punto di raccolta. Incontro il simpatico Giona, facciamo conoscenza e scopro che è uno degli organizzatori; mi saluta con una stretta di mano, scambiamo alcune frasi di circostanza e poi lo risaluto per andare a sbrigare le operazioni di registrazione, consegnando la liberatoria, ritirando il numero da apporre in vista sulla bici, nel mio caso il numero 43, il roadbook e l’immancabile brevetto da far timbrare ai punti di controllo. Decido nel frattempo di calzare anche i gambali poiché l’aria fresca mi dà i brividi!

E’ il momento: appena apposto il primo timbro sul brevetto, ci viene dato il via. Pedalando agili usciamo da piazza Walter ed entriamo in una pista ciclabile, costeggiando la riva destra del fiume Adige in direzione di Trento. Per accordo preso nei giorni precedenti, formiamo un gruppo composto da sei atleti della nostra società: Alberto, Bruno, Loris, Marcello e Reini, oltre al sottoscritto. Scopriamo da subito che la nostra andatura è molto gradita ad un nutrito gruppo di randonneur che si accoda a noi, perché viaggiamo a buona velocità, sospinti da una leggera, fresca brezza primaverile a favore. Tutto il contrario dell’anno scorso, dove la pioggia incessante ed il vento contrario avevano fatto diventare questa rando una vera e propria “via crucis” costellata di rinunce in partenza oltre a cadute e ritiri durante lo svolgimento! Svolgendosi una settimana dopo rispetto alla passata edizione, noto che non è più possibile ammirare la splendida fioritura dei meleti della Val d’Adige che è già conclusa; in compenso la valle si mostra come un tappeto dal colore verde carico, così come lo sono le acque dell’omonimo fiume. Mentre osservo tutto questo, una grossa lepre fugge lontana dal margine della ciclabile, spaventata dal rumore di rotolamento delle ruote sull’asfalto.

Dopo l’alba il giorno prorompe cambiando velocemente scenario, non ci sono più stelle in cielo ma lo stesso è sgombro da nuvole e di un celeste che mette il gruppo di buon umore: lo si evince dal numeroso chiacchierare e da qualche risata per battute improvvisate. Scorrono così 65 chilometri e giungiamo al primo punto di controllo e ristoro a Trento, ricevendo l’accoglienza ed i complimenti delle simpatiche ragazze dello staff che, timbrano i nostri brevetti e vi annotano anche l’orario di transito. La sosta si prolunga, favorita della cordialità del personale presente al punto di controllo, che in piena efficienza distribuisce quanto i ciclisti chiedono per rifocillarsi, dalle crostate alla frutta secca, banane, panini, acqua minerale e bevande gassate di altro tipo; non manca proprio nulla! Scatti fotografici, impressioni e giudizi sulla parte di tracciato appena percorsa, scambiate nel gruppo, animano di chiacchierio il contesto. Ligi alla nostra tabella di marcia decidiamo che non è il caso di attardarci ulteriormente, perché temiamo che il tempo possa guastarsi da lì a poche ore ed anche la possibilità del verificarsi di un qualche fastidioso contrattempo. Neanche ad averlo preannunciato, questo si verifica dopo aver percorso altri 20 chilometri. All’imbocco di uno stretto ponticello nei pressi di Nomi ci ritroviamo fermi e  non possiamo attraversarlo, perché impegnato da un gregge di pecore, che il pastore fatica non poco a gestire. Mai visto così tante pecore tutte insieme; interpellato, il pastore ci risponde che sono 1.200! Tra fischi, lancio di pietrisco per farle muovere e belati corali, il gregge lentamente libera il ponte e così, dopo una decina di minuti abbondanti, possiamo riprendere a pedalare verso la meta attraversando il ponte con cautela perché pieno di deiezioni delle stesse! Qualcuno scherza anche su questo, citando lo “scarto” per descrivere la situazione e così le risate aggiungono ulteriore buon umore nel gruppo! Si riprende a pedalare lungo la ciclabile che si snoda tra vigneti a perdita d’occhio e che sale e scende. Quando, dal costeggiare il fiume, si stacca in direzione delle vicine montagne, a volte con curve secche e pericolose da affrontare a velocità moderata, altre con rampe brevi ma pendenti sia a salire che a ridiscendere, si sfiorano i paesi di Mori, Chizzola e Pilcante.

Proseguendo in direzione lago di Garda, si lascia la ciclabile al centoventesimo chilometro e si percorre un tratto di strada provinciale per poco meno di 20 chilometri, durante i quali si procede in fila indiana per non intralciare il traffico automobilistico, pedalando a buon ritmo prima di dover fare una sosta obligatoria nei dintorni di Belluno Veronese, per svestire manicotti, gambali e mantelline che non servono più, visto che il sole ha ormai scaldato l’aria alzandone la temperatura a 21 gradi.
Approfittiamo per mangiare dei carboidrati e fare ancora qualche battuta, nel mentre un altro gruppetto di ciclisti dell’Athletic Club Merano, la società a cui sono iscritto, ci passa via in un volo: Antonio, Giorgio, Lino, Mario e Riccardo stanno andando davvero forte visto che sono partiti una mezz’ora abbondante dopo di noi. Hanno le bici scariche perché, fiduciosi nel bel tempo, sono partiti con l’essenziale. Appena il tempo di salutarli e scompaiono dietro una curva. Anche noi non perdiamo altro tempo, tornando a pedalare. Trascorsa mezz’ora c’è da affrontare la salita di Rivoli Veronese: ognuno la scala al proprio ritmo, ma ricompattiamo il gruppo in cima per riprendere tutti insieme il percorso. Si alternano tratti di falsopiano a strappi con buona pendenza ma alla fine, passato il tutto che rappresenta l’asperità di giornata, ci ritroviamo in discesa ad intravvedere il lago di Garda, dalle parti di Cavaion Veronese, per poi vederne le sponde giunti a Lazise!
Costeggiamo il lago di Garda per altri 20 chilometri, giungendo alla citta murata di Peschiera del Garda; c’è molto traffico e dobbiamo stare attenti nell’attraversarla.

Quando usciamo dalle mura giungendo al porto vecchio e imbocchiamo il percorso ciclo-pedonale, quasi giunti al punto di ristoro, ci capita di vedere al margine dell’asfalto della pista ciclabile perfino un’indolente grossa nutria che al nostro sopraggiungere ci volta le spalle e si infila lentamente in mezzo ai canneti. Il punto di controllo è ad un centinaio di metri ma, causa distrazione, uno dei componenti il nostro gruppo, Loris, affronta in malo modo un vigile sdraiato, tanto che gli sfugge la presa del manubrio, cadendo rovinosamente a terra! Sono subito dietro a lui, freno, arrestando la marcia e scendo dalla bici, la appoggio e vado presso di lui per dargli assistenza. Constato con gli altri che non ha grossi traumi, solo qualche escoriazione ma niente di rotto per fortuna. Anche la bici non ha danni se non la ruota dietro che presenta una leggera scentratura, non da impedirgli di riprendere il percorso, che però interrompiamo quasi subito perché giunti al secondo punto di controllo e ristoro. Altro timbro apposto sul brevetto e, mentre Loris si dà una ripulita e disinfetta le escoriazioni, mangiamo crostata, fragole e pane tostato con marmellata o nutella, bevendo acqua o coca cola per chi ha bisogno di reintegrare velocemente gli zuccheri. Qualche foto scattata da Marcello, anche lui uno degli organizzatori, che girovaga tra i randonneurs alla ricerca di scatti particolari e quindi si riparte. Metà del percorso è fatta ma la strada che resta è ancora lunga. L’aria è molto calda e il sole picchia, ce ne rendiamo conto dalle braccia arrossate, ma il contesto in cui siamo è troppo bello: la chiusa sul fiume Mincio ed il parco naturale che il fiume crea sono un panorama imperdibile. Passiamo così Valeggio sul Mincio e Soave e, dopo aver percorso altri 50 chilometri, arriviamo a Mantova, la attraversiamo, passando davanti al bellissimo Castello Sforzesco che non manchiamo di ammirare per la sua maestosità.

Passiamo oltre e ci fermiamo dopo alcuni chilometri all’AVIS PARK, lì c’è il terzo punto di controllo e ristoro. Un pasto caldo con ottimo risotto alla salsiccia per i più esigenti, oltre a panini imbottiti, sbrisolona, frutta e bevande tra le più svariate: questo quanto viene offerto ai “randagi”.
Preferisco non mangiare il riso, nonostante sia buono, e mi oriento sulla sbrisolona che mi fa gola; ne mangio metà del piatto, accompagnata da qualche bicchiere di ottimo Lambrusco. Nonostante i 210 chilometri percorsi, siamo ancora molto tonici e con tanta allegria, scambiamo battute e impressioni di viaggio. Loris tiene botta, non sembra eccessivamente dolorante per la caduta subita, così, chiamati tutti all’appello, dopo avere apposto il timbro sul brevetto, si riprende il percorso. Ad un certo punto, forse per un incertezza, ad una indicazione di svolta sbagliamo percorso e dobbiamo tornare indietro. Il gruppo a questo punto si fraziona e ci ritroviamo in cinque, perché gli altri, agganciato un altro gruppo ad andatura più veloce, ci staccano! Proseguiamo mantenendo un ritmo più basso, in modo da agevolare chi ha sofferto più fatica per uno stato di forma meno brillante.

A Governolo rischiamo ancora una volta di sbagliare strada e ci troviamo di fronte ad un bar. La tentazione di bere una bevanda fresca contagia me, quanto gli altri compagni e ci “costringiamo” ad una sosta supplementare. Io ordino una birra ed una limonata da miscelare insieme, gli altri compagni optano per una coca cola o il gelato. La pausa è così piacevole che trascorre almeno un quarto d’ora prima che si ritorni in sella a pedalare sotto il sole. Adesso siamo ad Ostiglia; seguendo il roadbook, che da qui varia rispetto a quello della precedente edizione, passiamo il ponte sul Po mantenendoci sull’argine destro fino a giungere a Bondeno. Il tempo inizia a guastarsi, nuvole nere incombono tutto intorno e prendiamo perfino alcune gocce d’acqua ma per fortuna si alza anche un poco di vento, che serve a ricacciarne indietro la minaccia. Ormai manca davvero poco al traguardo, ci immettiamo sul percorso ciclo-pedonale del Burana. Bello il colpo d’occhio dell’asfalto ricoperto dai petali rosa-biancastro per la sfioritura degli alberi che lo ombreggiano, anche se è pericoloso a causa delle numerose radici che ne rialzano l’asfalto! Ci attendiamo, perché riportato nel roadbook, un possibile controllo a sorpresa che di fatto non verrà effettuato.

Decidiamo di percorrere gli ultimi 15 chilometri ad andatura di recupero, ormai certi di avere il brevetto in tasca. Così è, perché da lì a poco arriviamo nella città della bicicletta, Ferrara! Puntando sul Castello Estense, entriamo in piazza Savonarola e passiamo sotto gli archi, accedendo a Piazza Castello dove, al traguardo, veniamo accolti dallo staff dell’organizzazione che, tra scatti fotografici ed i meritati complimenti, a premio dello sforzo profuso lungo il percorso, ci offre l’ultimo ristoro consegnandoci il sospirato brevetto attestante l’aver effettuato l’intero percorso in 12 ore e 40 minuti.

Riceviamo anche i complimenti e la stretta di mano dal nostro presidente Giancarlo Concin, soddisfatto nel vederci arrivare, uniti a lui nel complimentarsi anche i nostri autisti Carmine e Michele, che dopo aver caricato le bici sul furgone, ci riporteranno a Merano, con rientro in tarda serata.

(2 maggio 2014)

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