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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 25 aprile 2014 alle 13:18:39 da Enrico Cavallini. - Letto: (2281)

L'irresistibile richiamo del Pirata

Sono ormai sette anni che mamma Tonina e papà Paolo organizzano la Pantanissima, la granfondo dedicata all'indimenticabile Marco Pantani. Una manifestazione perfettamente organizzata, che meriterebbe una partecipazione di gran ordine. Ci siamo stati anche noi, e ne siamo rimasti entusiasti.

 

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto di Play Full Nikon)

Come indicato alcuni giorni fa in una convention sul turismo sportivo, le manifestazioni ciclistiche amatoriali, devono essere viste come un'ottima scusa per una microvacanza alla scoperta di nuovi territori.

Considerando che il mio pensiero sta ogni giorno muovendosi verso un'ottica turistica, ho fatto tesoro di queste parole e le ho messe subito in pratica.

Quale migliore occasione di una granfondo per godersi una qualche giorno di relax sfruttando il lungo fine settimana di Pasqua?

Ecco quindi balenare il progetto. Una rapida occhiata al calendario stagionale tra granfondo agonistiche, non agonistiche, strada a mountain bike e ne emersa la Pantanissima, la granfondo agonistica, che da sette anni viene organizzata da mamma Tonina e papà Paolo Pantani, con l'ausilio dell'ASD Amici di Marco Pantani e della stessa Fondazione Pantani ONLUS.

Parte così la mia macchina organizzativa interna: ricerca e prenotazione dell'albergo e stesura del PPV (Piano di Programmazione Vacanziera), che comprende tutte le attività da svolgere durante la vacanza, che poi sono solo due: rilassarsi e pedalare.

Tutto pronto, bici in macchina, valige nel bagagliaio, radio a manetta e via, destinazione Villamarina, ridente frazione del comune di Cesenatico confinante con Gatteo a mare, ultima spiaggia prima della foce del Rubicone.

Giungiamo in riviera il venerdì, dopo un esodo di sei ore per un viaggio che normalmente ne dura quattro, ma evidentemente non siamo stati i soliti a programmare la partenza intelligente di venerdì... ormai gli intelligenti si sprecano!

Il PPV prevede una sgambata liberatoria dallo stress del viaggio e alle 17 circa, accomodato il bagaglio in camera, inforco la bici e mi lancio verso le colline delle valli del Rubicone.

Il sabato, nonostante l'ormai consueto meteoterrorismo portato avanti dai portali di previsioni del tempo, il cielo, sebbene grigio e bigio, sembra volere tenere e ne approfitto per la prova del percorso corto della Pantanissima. Mi studio la cartina, mi infilo in tasca il GPS e alla seconda rotonda, scopro piacevolmente che il percorso è già tracciato. Cosa volere di più. E anche decisamente ben segnato, tant'è che in 110 chilometri non mi sono mai trovato nella condizione di dovere esitare.

Pasqua è Pasqua e anche la famiglia reclama (giustamente) un po' di tempo, quindi dopo colazione mi concedo una rapida sortita verso Rimini e rientro. Mentre i portali meteo assicurano acqua a catinelle, in cielo uno splendido sole riscalda l'aria e gli animi dei tanti turisti (e ciclisti) presenti. Il pomeriggio con una bella passeggiata sul lungo mare raggiungiamo la Colonia Agip, dove è concentrata la zona logistica. Sicuramente l'impatto visivo è ben altro rispetto alla "cugina grande" Nove Colli, ma la Pantanissima non ha certo la pretesa di arrivare a tanto. Qualche espositore mette in bella mostra i suoi prodotti, mentre la Fondazione Pantani espone il proprio merchandising.

Ritiro il pacco gara che prevede una bella t-shirt commemorativa con l'immagine di Marco Pantani che scatta sui pedali, una lattina di bevanda rinfrescante, una bomboletta di WD-40  e un pacco di strozzapreti romagnoli. Quattro chiacchiere con gli amici di sempre e via... a godersi il pomeriggio di Pasqua in riviera.

C'è ancora ansia per il lunedì mattina. Le previsioni perpetuano con i loro infausti presagi e la sveglia, non lo nascondo, è subito agitata. Mi lancio verso la finestra dove un cielo plumbeo mi osserva, ma non mi pare così minaccioso!

Purtroppo però, a farne le spese, sono gli organizzatori della Pantanissima, che non riescono così a godere dei molti ciclisti ormai abituati a iscriversi in mattinata.

Fatto sta che in partenza ci portiamo in quasi 900. Dalla mia griglia (l'ultima) sento le parole dell'amico Ivan Cecchini da Gabicce, valido e rinomato speaker, voce nota in riviera. La partenza è di buon'ora, alle 8.00, ma questo ci permetterà di fare in fretta e di goderci ancora il pomeriggio per chi è di zona o chi, come me, ha scelto di partire l'indomani mattina.

Il tracciato è veramente bello. Gran parte l'avevo già percorso sabato, ma durante la gara, l'adrenalina e la velocità sensibilmente più alta cambiano le carte in tavola. Fatto sta che tutti i riferimenti presi, saltano via in men che non si dica. Dalla mia posizione in gruppo (decisamente arretrata), noto con piacere che tutti gli incroci e i punti più critici sono ottimamente presidiati e il traffico motorizzato è veramente minimo, anche quando mi passa la macchina di Fine Gara, che riapre la circolazione a chiunque.

I primi 17 chilometri sono di pianura e sono necessari per giungere fino alle porte di Cesena, dove si svolta a sinistra per affrontare la prima fatica di giornata. La salita, che vedrà il GPM a Montevecchio, è composta da una serie di ascese, intervallate da tratti in contropendenza, che non permettono, ad un alpino come me, di prendere un passo e usarlo fino in cima. Carpineta, Diolaguardia e infine Montevecchio, quindi rapidissima discesa verso Borello. Questo tratto di strada lo si ripercorrerà, ovviamente a ritroso, nel finale di gara, dove la bella discesa diventerà un'ostica salita con tratti al 15% e il lungo mangia-e-bevi iniziale ci riporterà a Cesena per riaffrontare la pianura (guarda caso, con il vento in faccia) e quindi giungere a Cesenatico.

Ma intanto preoccupiamoci della seconda fatica di giornata.

Il gruppo è ancora compatto e ci si immette sulla SP152 (la ex SS71) che congiunge la Romagna con la Toscana attraverso il Passo dei Mandrioli, costeggiando il fiume Savio. La strada è larga e la pendenza non è mai impegnativa, tanto che la affronto comodamente, e nella sua interezza, con la moltiplica. In questo tratto importante è fare gruppo, per riuscire a mantenere una velocità adeguata. Dopo undici chilometri si giunge a Mercato Saraceno, dove è posta la divisione dei percorsi. I mediofondisti svoltano a destra per affrontare gli otto chilometri del Ciola, preso dal versante da cui si scende alla Nove Colli, per ridiscendere a Linaro e reimmettersi nel percorso comune.

I granfondisti invece proseguono risalendo il corso del Savio per altri 27 chilometri, necessari a raggiungere San Piero in Bagno, dove si andrà ad affrontare l'impegnativo Passo del Carnaio. A Quarto, quando mancano 12 chilometri all'attacco del passo, è posto un ristoro idrico. Ho la borraccia vuota e mi devo assolutamente fermare, pena pagarne le conseguenze sul Carnaio. Purtroppo però il gruppo se ne va, lasciandomi solo al mio destino. Nessuno davanti e nessuno alle spalle... Me misero tapino! Non mi resta che mettermi di buon passo e sciropparmi i 12 chilometri in completa solitudine.

Resto solo anche per tutta l'ascesa del Passo del Carnaio, dove però, di tanto in tanto, mi sollazzo con gli spettacolari scenari che si stagliano davanti ai miei occhi. E' uscito un bel sole e fa anche caldo. Che splendida giornata (alla faccia delle nefaste previsioni).

Il passo scollina nel nulla. Non fosse stato per il tappeto del rilevamento cronometrico, non mi sarei accorto di essere arrivato in cima. Una breve e veloce discesa porta al secondo ristoro, dove mi fermo, faccio il pieno alla borraccia, mi riempio la bocca di albicocche essiccate e infilo due merendine in tasca. Intanto mi raggiunge l'amico Cesare di cui avevo perso le tracce su Carpineta. La strada risale subito per portarci in località Spinello. Aspetto l'amico Cesare (mi sembra stupido stare uno avanti all'altro di duecento metri), il quale però mi mette subito alla frusta. Avrei preferito un passo un po' più adatto alle mie caratteristiche da ciclotrasportato, ma va bene così, prendo il "forcing" come stimolo per un buon allenamento, altrimenti impossibile (per me) da solo.

Ecco la discesa! La affrontiamo a "stecca", ma in completa sicurezza. La strada è larga, bella e chiusa al traffico, tanto che permette di lasciare andare la bici senza indugi. Raccogliamo altri quattro ciclisti e formiamo un gruppetto. La strada ora è tutta scendere, ma c'è da spingere. A Ranchio so che c'è una fontana. Fa caldo e io, a causa della mia stazza da portaerei americana (v. Saratoga o Missouri), sudo una cifra, per cui la borraccia riempita al passo del Carnaio non ha avuto vita lunga. Il pit stop è brevissimo. Intanto incontro un amico (è veramente piccolo il mondo) con il quale scambio anche due parole, e riparto. Il gruppetto mi ha aspettato (grazie Cesare). Poco prima di Linaro li raggiungo e da lì continuiamo insieme fino a Borello, dove ripercorreremo a ritroso la strada già fatta in andata. Ogni strappetto è occasione di battaglia (grazie Cesare!), ma tengo duro. Non mi va di stare di nuovo solo per chilometri e chilometri.

La salita che porta a Montevecchio, dove è posto il cippo in memoria di Pantani, è veramente arcigna e presenta delle pendenze a volte anche del 15%. Sono poco adatte alla mia mole e devo salire obbligatoriamente con il mio passo lasciando andare chi è più esile di me. Fortuna vuole che è lunga 4,5 chilometri e una volta presa quota, le pendenze si riportano alla mia portata, tant'è che arrivo a una decina di metri dal gruppetto nel quale ero. Ecco il ristoro del GPM. Ho fame e ho sete... devo fermarmi. Mangio qualcosa, riempio la borraccia e riprendo il via. Purtroppo però questa volta i compagni di viaggio non mi hanno aspettato e mi ritrovo nuovamente solo ad affrontare il mangia-e-bevi che riporta a Cesena. Mancano circa 12 chilometri all'arrivo quando sopraggiunge un gruppetto con una ragazza ben scortata dai compagni di squadra. Finalmente! dico io. Cosa aspettarsi di meglio? Mi accuccio quieto quieto nelle retrovie e mi faccio portare fino a Cesenatico. Gli ultimi chilometri sono identici a quelli della Nove Colli e il lungo viale dell'arrivo è lì che ci attende con grande pazienza. Passo il traguardo, cerco mia moglie e vado a bere qualcosa. Intanto ritrovo l'amico Cesare, giunto tre minuti prima di me, con il quale scambio piacevolmente qualche impressione.

Doccia veloce in albergo e ritorniamo alla Colonia Agip, dove intanto si stanno svolgendo le premiazioni. Il locale per il pasta party è ampio e ricorda (forse perché lo è stato?) il refettorio della colonia, dove pranzo con piadina calda e prosciutto crudo, pasta al sugo o bianca, una merendina a scelta e una banana.

La giornata termina qua. Ultimi saluti a mamma Tonina e agli amici di tutte le domeniche e via, a passare le ultime ore di questa bella microvavanza dove la bicicletta è stata il perno centrale, ma non ne è mai stata l'ossessione.


Per la cronaca della gara, potete fare riferimento a questo link, mentre il foto reportage è visionabile qui..

(25 aprile 2014)

 

 

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