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Inserito il 18 aprile 2014 alle 14:06:17 da gazario. - Letto: (5082)

Astrid Schartmueller - L'ingegnere volante!

Tedesca di Amburgo, si trasferisce in Italia perché affascinata dalle Dolomiti. Per lei la bici e' una grande passione, tanto da montare personalmente le sue specialissime, ma anche ricerca dei suoi limiti. E lo fa così bene che non solo vince spesso le gare femminili, ma mette alle spalle anche molti maschietti.

di Gianandrea Azario

Astrid Schartmueller

Nata a: Amburgo (Germania)
Il: 14 agosto 1973
Residente a: Merano

Titolo di studio: Laurea un Ingegneria Edile

Squadre in Italia (dal 2003):
Team Avesani - Verona
Bren Team Trento
Vicini Bike Cesena
Athletic Club Merano
Lamacart Cycling Team - Verona
Team Rana Tagliaro - Verona
Team Gobbi MG.K Vis LGL More Energy Life Somec

Principali risultati:
In Germania

Titoli di Campione della Germania del Nord, vittorie al Campionato di Amburgo
Vittorie a vari campionati regionali sia in linea che al cronometro, pista e MTB
2012
14 vittorie nelle mediofondo, tra cui Sportful Dolomiti Race, Giordana, Maratona dles Dolomites, La Leggendaria Charly Gaul. Dolomiti Classic, Avesani e vittoria nella Granfondo Liotto
2013
12 vittorie tra cui Granfondo Valli Bresciane, Granfondo di Roma e nei percorsi medi della Sportful Dolomiti Race, Giordana, Maratona dles Dolomites e La Leggendaria Charly Gaul
2014
Vittorie nella MF Davide Cassani, GF Italia, MF Selle Italia e MF Liotto
Ciao Astrid,
sono ormai molti anni che partecipi alle granfondo con notevole successo, raccogliendo vittorie a mani basse sui percorsi di mediofondo delle prove più importanti. Lo scorso anno hai vinto dodici gare, oltre a due terzi posti: alla GF Damiano Cunego e alla Marcialonga Cycling (percorso lungo). Su tutti spiccano i successi nei percorsi di mediofondo della Sportful Dolomiti Race e della Maratona dles Dolomites. Questa stagione, per non perdere il vizio, hai già vinto il percorso corto della Granfondo Davide Cassani e la Granfondo Italia (percorso unico) arrivando con il gruppo che si è giocato la vittoria. Due settimane fa hai conquistato il percorso medio della Granfondo Selle Italia e domenica scorsa la mediofondo  Liotto a Valdagno. Insomma sei sicuramente un nome noto ai numerosissimi partecipanti alle granfondo, molti dei quali ti prendono come riferimento per le loro performance ciclistiche, visto che ti piazzi molto bene anche nella classifica generale.

Cosa ci puoi raccontare di te? Quando e dove sei nata? Sei sposata o fidanzata? Qual è il tuo titolo di studio e la tua attuale occupazione?
Sono nata ad Amburgo, lì sono cresciuta ed andata a scuola, ho frequentato il liceo e ho studiato ingegneria edile all’università. Da bambina ho fatto sempre tanto sport. A tre anni facevo già pattinaggio sul ghiaccio. Mi volevano anche ingaggiare nella squadra “pulcini” di hockey dell’HSV (società che ha anche il famoso team di calcio), ma anni fa quello sport come altri, tra cui anche il ciclismo, erano prettamente maschili. Mi piaceva molto cavalcare, ero, come tante altre ragazze, appassionata per i cavalli. A scuola facevo parte del team di hockey su prato, con cui abbiamo vinto anche alcuni titoli nel campionato di serie B.
In ferie, d’estate,  sono stata spesso in Alto Adige e mi sono innamorata delle montagne, le Dolomiti. Nel gennaio 2003 ho caricato la mia bici ed i miei bagagli in macchina ed ho lasciato Amburgo, direzione Bolzano. Lì conoscendo solo un paio di parole in italiano (pizza, gelato, …) ho cercato casa e lavoro. A dire il vero non è stato così difficile perché oltre la metà della popolazione in Alto Adige/Südtirol è di madre lingua tedesca. Ora è da ormai alcuni anni che sono dipendente dell’Agenzia per l’Energia AltoAdige – KlimaHaus (ente della Provincia di Bolzano per la certificazione energetica degli edifici) e sono la responsabile per i Prodotti Qualità.

Come hai iniziato ad andare in bici? Quando hai capito che ti faceva piacere gareggiare sulle due ruote? Hai un passato da agonista nelle categorie maggiori?
Alla fine la passione per i cavalli, mi ha portato al ciclismo. Non avendo un’automobile in famiglia, la bici era il mio principale mezzo di trasporto, la utilizzavo per andare a scuola, nel tempo libero, per recarmi al maneggio. In estate poi trascorrevo le vacanze dai miei nonni in Austria, in Stiria e per andare a lezione di equitazione prendevo sempre la bici da corsa di mio zio. Alla fine di un’estate, tornata ad Amburgo, avevo 16 anni, decisi di comprarmi la mia bici da corsa. Non avevamo molti soldi e cosi mi trovai un lavoretto dopo la scuola per realizzare questo sogno. In Germania si può usare la bici da corsa sulla strada solo se si è tesserati in una società sportiva. Fatto anche questo, mi son detta: ”Già che hai la tessera perché non inizi a gareggiare?”. Nell’autunno 1991 mi sono attaccata per la prima volta un numero sulla schiena.
Ho sempre corso a livello amatoriale, ma in Germania le gare erano open e quindi mi sono confrontata anche con le professioniste. Tra le esperienze più belle ricordo la partecipazione al Giro internazionale femminile di Turingia, le gare del campionato nazionale e l’anno trascorso nella squadra di Stevens-Jeantex di MTB.

Vivi a Merano, ai piedi delle montagne altoatesine, una zona che sembrerebbe non favorire dal punto di vista climatico chi vorrebbe preparare d’inverno la stagione ciclistica, mentre in estate mette facilmente a disposizione molte salite. Mi confermi che è così? In questo caso, come riesci a gestire la preparazione invernale?
Sì, confermo, ma anche se il clima fosse più mite, non cambierebbe la mia situazione, essendo vincolata agli orari di un lavoro a tempo pieno. Per cui d’inverno la sera mi alleno sui rulli, invece nel weekend riesco ad uscire quasi sempre in bici. Raramente nevica nella zona fra Merano e Bolzano.

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Segui dei programmi di allenamento specifici, utilizzando anche un powermeter?
Cerco di dedicare il maggior tempo possibile agli allenamenti, tra le 8 e le 14 ore infrasettimanali. Devo però conciliare la passione per il ciclismo con tutte le altre attività quotidiane: fare la spesa, i lavori domestici, ... ma anche la manutenzione della bici. La possiamo forse considerare un po’ una deformazione professionale, sono appassionata della tecnica e della meccanica e mi dedico in prima persona al montaggio e alle regolazioni delle mie biciclette. L’assemblare i singoli componenti (telaio, gruppo, manubrio, sella, ruote) e vedere come dalle singole parti nasca poi la bici completa dà una enorme soddisfazione.
Sono seguita da un paio di stagioni da un preparatore (Angelo Furlan) ed uso il Powermeter SRM. A mio avviso con l’utilizzo di un sensore di potenza la qualità dei miei allenamenti è aumentata.

Ti cimenti quasi sempre sui percorsi di mediofondo, anche se lo scorso anno hai vinto sul percorso lungo della GF Valli Bresciane. Quali sono i motivi di questa scelta? E’ legata alle tue caratteristiche o al fatto che non hai sufficiente tempo per allenarti per avere la stesse possibilità di successo sui percorsi lunghi?
I motivi sono vari: uno è sicuramente legato al tempo, dopo il lavoro ho 2-3 ore a disposizione per allenarmi, mentre a mio avviso la preparazione per i lunghi necessita di più tempo. Inoltre i percorsi lunghi sono solitamente molto più impegnativi. Il lunedì inizio a lavorare alle 8 e non mi posso permettere di presentarmi stanca morta in ufficio. Un ulteriore motivo è la mia concezione di agonismo, ci tengo ad essere preparata al meglio per le competizioni che affronto.

Hai ottenuto i tuoi successi più belli in prove con molta salita, quindi sembreresti una scalatrice, ma hai vinto anche prove meno impegnative dal punto di vista altimetrico. Come definiresti in sintesi le tue caratteristiche?
Il mio obbiettivo è stato sempre quello di cercare di essere un corridore completo, cioè un passista in pianura, ma anche un ciclista che non si pianta in salita, che tiene testa agli scalatori e che si butta in discesa.

Come dicevo prima, i tuoi piazzamenti sono di assoluto rilievo anche nelle classifiche generali e non solo a livello femminile. Ti senti più in gara con le altre donne oppure fai del tuo meglio per mettere dietro il maggior numero di maschietti?
Ah ah ah! A dire la verità in primo luogo la gara è con me stessa, lo scopo è quello di prepararsi al meglio e di dare sempre il massimo in gara.

Qual è il tuo rapporto con le altre donne del gruppo?
Durante le competizioni sono avversarie e come tali le rispetto. Al di fuori, con alcune di loro, che conosco da più tempo, i rapporti sono molto cordiali, anche se quasi sempre ci si incontra solo alle gare.

Cosa pensi di granfondo al femminile con partenze separate? I risultati sarebbero gli stessi o pensi che oggi in qualche modo la presenza dei compagni di gruppo modifichi volutamente o involontariamente i risultati?
Purtroppo penso che non sia una soluzione attuabile a meno di non dilatare considerevolmente l’intervallo tra le due partenze, cosa che però renderebbe ingestibile la gara dal punto di vista organizzativo. Non vedrei quindi sostanziali cambiamenti nei risultati: nel caso di partenza anticipata delle donne (è stato già fatto in passato alla Sportful ed alla Pinarello), queste prima o poi verrebbero raggiunte dai maschi (e quindi dai gregari), nel caso di partenza posticipata, c’è sempre la possibilità che poi alcuni compagni di squadra le aspettino lungo il percorso.
Il fenomeno dei gregari negli ultimi anni ha preso sempre più piede. Oramai le donne che riescono a gestirsi da sole in gara sono sempre più rare. Purtroppo in certe gare ed in certe circostanze l’aiuto dei compagni di squadra è necessario per poter combattere ad armi pari con le avversarie. Pensiamo per esempio ad una granfondo con 30-40 chilometri di pianura prima dell’arrivo, dove magari si è da sole in un gruppetto di uomini dove nessuno vuole tirare e si è inseguiti da un’altra donna a poca distanza accompagnata da 2/3 gregari …

Cosa rappresenta la bici per te? Andresti in bici anche senza gare?
La bici per me significa libertà, autonomia, relax, il modo migliore per scoprire il mondo ed anche quello per poter ricercare i propri limiti. La bici è passione! Al momento non riuscirei ad immaginare un futuro senza bici. Senza gare sì, ma non senza bici.

Quest’anno sei entrata a far parte di una squadra che raggruppa molte delle più forti granfondiste del panorama italiano (Monica Bandini, Chiara Ciuffini, Marina Ilmer, tanto per citarne alcune). Come ti trovi con loro?  Ti emoziona il fatto di correre a fianco di Monica che rappresenta la storia del granfondismo italiano al femminile?
È sicuramente un onore far parte del Team Gobbi MG.K Vis LGL More Energy Life Somec, una squadra che presenta un organico che comprende i nomi che hai appena citato e che offre un supporto ed un’organizzazione pressoché perfetti. E’ il massimo a cui un’agonista possa ambire. Da quando sono in Italia ho sentito sempre parlare di Monica. In passato ho avuto l’occasione di disputare alcune gare con lei, ho considerato un onore riuscire a giungere sul podio accanto a lei. Lei è un idolo e spero di poterla conoscere un po’ meglio in futuro.

Continuerai anche quest’anno a dedicarti ai percorsi di mediofondo e quali sono le gare cui tieni particolarmente?
Non tutti gli anni sono uguali, la stagione sulla carta è già pianificata, però non sempre si riescono a concretizzare i propositi, l’inizio è stato sicuramente positivo, vedremo il prosieguo.
Sicuramente la Maratona dles Dolomites è, e rimane, uno dei miei obiettivi principali. Quest’anno avrò inoltre l’occasione di poter disputare la 9 Colli dove spero di riuscire a far bene. Non escludo inoltre la possibilità di cimentarmi in alcune gare sui percorsi lunghi.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per il resto della stagione.
Grazie a voi e, come si dice in Italia, crepi il lupo (poverino!)

(18 aprile 2014)
 

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