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Inserito il 15 aprile 2014 alle 09:16:25 da gazario. - Letto: (2646)

Una Dolci Terre di Novi molto tradizionale

Novi Ligure apre la Coppa Piemonte 2014 nel pieno rispetto della sua tradizione, pur con un percorso leggermente modificato rispetto al passato, corso a ritmi velocissimi. Oltre 1.500 gli iscritti.

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Acmediapress)

Tradizionale e familiare, ecco come si potrebbe definire la Granfondo Dolci Terre di Novi. Giunta alla sua tredicesima edizione, la manifestazione, organizzata direttamente dal Comune di Novi Ligure, presenta sempre gli stessi ingredienti, pur con qualche piccola variazione, come è successo quest’anno per il percorso, leggermente modificato, causa frane.

La tradizione vuole che questa sia la prima prova di Coppa Piemonte ed il destino ha voluto che fosse così anche quest’anno, anche se, secondo la prima stesura del calendario, il circuito piemontese avrebbe dovuto iniziare in territorio monegasco con la disputa della prima edizione della Granfondo di Montecarlo, successivamente rinviata a data da destinarsi e sostituita con la GF Pantani Forever, che si disputerà in territorio francese il prossimo 1 giugno.
Ho già scritto in altre occasioni che la Coppa Piemonte mi dà la sensazione di un ambiente familiare. Sarà che noi Piemontesi siamo dei tradizionalisti, ma i volti di coloro che frequentano il circuito sono tutti noti. Per molti le prove della Coppa saranno le uniche granfondo cui prenderanno parte, conseguentemente ci tengono in modo particolare a fare bene. Ci conosciamo un po’ tutti e la gara di Novi Ligure rappresenta l’occasione di incontrare nuovamente persone che non si vedono dalla fine della stagione passata, se non addirittura dall’ultima prova di Coppa dello scorso luglio. E’ bello avere il punto di riferimento dello stand di Coppa Piemonte, che a me piace chiamare “Casa Coppa Piemonte”, preso d’assalto in questa prima prova dagli abbonati per ritirare il gadget premio, ma soprattutto dove è possibile incontrare il patron del circuito, Renato Angioi, e gli organizzatori delle singole prove.

La tradizione vuole che il meteo di questa gara sia quello tipico delle giornate di inizio aprile, ovvero un po’ capriccioso. Delle mie partecipazioni ricordo un paio di edizioni con la pioggia ed una sola con un caldo sole. Tutte le altre le ho corse con un cielo leggermente velato ed una forte umidità. In queste condizioni non è mai facile decidere quale abbigliamento adottare, anche perché nelle fasi di preparazione cade qualche goccia di pioggia. Alla fine opto per la maglia maniche corte, manicotti e gilet, la classica “divisa a cipolla”. Le discese saranno brevi ed anche in caso di pioggia, non ci sarà sicuramente il tempo di raffreddarsi.

Le griglie di Coppa Piemonte sono piuttosto larghe, nel senso che il numero di persone che può entrare in ogni griglia è piuttosto grande. E’ quindi uso comune andare a posizionarsi al via con largo anticipo, anche per coloro che, come me, hanno diritto alla primissima griglia. Uno dei meriti per entrare in questa griglia è il sottoscrivere un abbonamento solidarietà a prezzo maggiorato al circuito, dove la differenza rispetto alla quota d’iscrizione, pari a 100 euro, è devoluta all’U.G.I. (Unione Genitori Italiani contro il tumore del bambino, operante presso l’Ospedale infantile del Regina Margherita di Torino). Il numero di abbonamenti di questo tipo è limitato e coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento l’anno precedente hanno diritto di prelazione. Un bel modo di fidelizzare gli abbonati, che conferma la mia sensazione di ambiente familiare relativa a questo challenge.

L’attesa in griglia passa piuttosto rapidamente chiacchierando con i compagni di pedalata. Le due domande più gettonate sono ovviamente «sei in forma?» e «che percorso fai?». Sono le classiche domande che però in questo caso hanno un significato particolare, visto che sono il modo di prendere confidenza con gli avversari di categoria, capire se effettivamente saranno loro da marcare per la classifica del circuito o se invece si dovrà puntare a qualcun altro. Una cosa che noto è l’assenza di altoparlanti all’altezza della prima griglia. Gli speaker stanno rallegrando l’attesa delle griglie successive e noi sembriamo un po’ isolati dagli altri. Un peccato!

Alle 10:00 in punto si parte e l’andatura è come al solito forsennata. I primi 21 chilometri sono gli stessi degli anni passati e tutti sanno che l’imbocco della prima salita avviene con una curva secca a 90 gradi ed un notevole restringimento della carreggiata. Quindi tutti cercano di arrivare a questo punto in posizione avanzata. Curve, rotonde, strappi e leggere discese vengono saltati via senza problemi. La prima salita, che conduce a Sorli, dà una prima sgrossata al gruppone dei partecipanti. Il gruppo di testa si assottiglia ed è composto da una sessantina di unità. Lo stato delle strade non è il massimo, ci sono parecchie buche e lungo la salita passiamo anche su un breve tratto di ghiaione. La discesa presenta alcuni momenti difficili, in quanto la strada è umida; probabilmente la leggera pioggia prima della partenza è stata un po’ più intensa in quest’area. Finita la discesa, un po’ di tira e molla e ci si ricompatta in un gruppone di circa un centinaio di unità, che affronta la breve ascesa alla Galleria di Garbagna.

La successiva discesa fatta sotto una leggera pioggia, fa sì che nessuno rischi più di tanto e così si arriva al bivio per i due percorsi. La mia scelta è, come quasi sempre, per il percorso lungo, per il quale svoltiamo in una quarantina di elementi. Ci si prepara ad affrontare la prima novità del percorso. Nel passato infatti si raggiungeva Dernice passando da Montebore, una salita piuttosto impegnativa. Quest’anno, causa frane, si raggiunge Dernice direttamente, tagliando il percorso di un paio di chilometri, ma con una durissima salita che negli ultimi due chilometri e mezzo presenta una pendenza media dell’11-12% con punte nei tornanti che sfiorano il 18%. E’ qui che in pratica si decide la gara, sia per la categoria maschile, dove prendono il largo sei corridori che si disputeranno la vittoria in volata, sia per quella femminile.

Terminata la discesa, ci aspettano due salite inedite per questa gara, che, pur presentando un dislivello comparabile a quelle ormai classiche, sono di difficoltà sicuramente inferiore. Questo fa sì che difficilmente ci sia una significativa selezione rispetto ai gruppi che si sono creati lungo la salita di Dernice e le ultime due salite di Castellania (è sempre emozionante salire quella strada costellata di scritte dedicate alle vittorie del Campionissimo Fausto Coppi) e Sant’Agata Fossili sono troppo brevi e lontane dal traguardo. Ma anche questa facilità di percorso è una tradizione per Novi Ligure, tanto che penso che il nome della granfondo “Dolci Terre di Novi” sia quanto mai azzeccato.  In cima all’ultima salita, il tappetino per il controllo del chip è davvero piccolo, tanto che siamo quasi costretti a fermarci per permettere il passaggio di chi ci precede. Il mio pensiero è: «sta a vedere che fa più selezione un tappetino di sei salite» e nella realtà avviene proprio così. Chi è un po’ in riserva e deve rallentare per il controllo, non riesce a rispondere all’accelerazione finale della salita e si stacca.

Il lungo tratto di pianura di circa 20 chilometri che precede l’arrivo di Novi diventa così un lungo susseguirsi di scatti e allunghi, ma volata deve essere e volata sarà. Avendo partecipato più volte a questa gara, conosco bene quanto sia potenzialmente pericoloso l'ultimo chilometro con tre rotonde ed un restringimento e, non avendo le caratteristiche di chi ha la sparata lunga, mi accontento di chiudere la gara nelle ultime posizioni del mio gruppetto.

La gara maschile nel frattempo è stata vinta da Bruno Sanetti (Velo Valsesia) che ha regolato in volata il sestetto che ha preso il largo sulla salita di Dernice, su Luigi Tarchini (Team Isolmant) e Andrea Gallo (Pedala Sport Canale). La gara femminile vedrà invece il successo di Olga Cappiello (Team Cinelli Santini), davanti alla compagna di squadra Sabrina De Marchi e ad Anna Maria Nunia (Vigor Cycling Team).
Nel percorso medio sono invece arrivati a braccetto primi sul traguardo Andrea Volpi (Team Isolmant) e Romolo Gentile (CC Piemonte). Il terzo posto se lo è aggiudicato Marco Remo Santoro (Quinto al Mare) che ha vinto la volata su un gruppetto di undici unita. La gara femminile vittoria di Manuela Sonzogni, che ha così completato la giornata piena di successi del Team Isolmant, davanti alle “cinelline” Raffaella Palombo e Lorenzina Rosset (Team Cinelli Santini).

Finita la gara è ora di sperimentare un’altra tradizione della Dolci Terre, le docce gelate. Per fortuna la temperatura è nel frattempo salita ed il disagio è limitato. Per il pasta party ci sono ben due buoni per ogni iscritto, in modo che anche gli accompagnatori possano partecipare comodamente alla festa di fine gara. I volti sono sorridenti ed è bello parlare con qualche neofita di questo mondo delle granfondo che giudica positivamente la sua partecipazione. Per chiudere la giornata ecco le premiazioni, dove sono consegnate anche le maglie di leader di categoria della Coppa Piemonte. Quest’anno i leader dei percorsi lunghi viaggeranno in maglia gialla, mentre quelli dei percorsi corti in rosa a voler celebrare i colori delle più celebri corse a tappe dei professionisti. L’appuntamento è fissato per tutti tra tre settimane, a Bra, quando si disputerà la GF Bra-Bra, Dalle Langhe al Roero, seconda prova del circuito piemontese.

Torno a casa soddisfatto. La Dolci Terre di Novi ha confermato il suo format, con i molti aspetti positivi e qualche aspetto da migliorare, nel completo rispetto della tradizione e di un’organizzazione quasi familiare.

Per la cronaca della gara, potete fare riferimento a questo link, mentre le classifiche sono scaricabili dal sito MySDAM.

(15 aprile 2014)

 

 

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