Articoli 
giovedì 14 novembre 2019
Granfondo Randonneè Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione granfondo    
Inserito il 02 aprile 2014 alle 09:59:24 da gazario. - Letto: (2988)

GF Firenze De Rosa: cosa chiedere di più?

Una seconda edizione con tutti gli ingredienti per soddisfare i 2.000 iscritti: un percorso sufficientemente duro per il periodo dell'anno, con scorci panoramici suggestivi, la possibilità di pedalare sulle strade dei Mondiali dello scorso settembre, una location azzeccata, con ottimi servizi pre e dopo gara, all'interno del BiCiFi 2014, con interessanti conferenze. E su tutto una città straordinaria, che giustifica ampiamente un viaggio per partecipare ad una splendida giornata di sport.

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Alex Boyce e Michele Bazzani)

La città di Firenze è ormai entrata nella dimensione di capitale del ciclismo. Da sempre è molto diffusa la cultura di questo sport, che qui ha visto nascere due grandi campioni della nostra storia come Bartali e Nencini, ma a fare il decisivo salto di qualità ha contribuito la riuscitissima edizione dei mondiali di ciclismo, tenutasi lo scorso settembre. Per tutti questi motivi una granfondo a Firenze non poteva che essere sinonimo di grande evento sportivo, capace di attrarre l’attenzione di migliaia di ciclisti. Già la prima edizione, che aveva consentito agli appassionati di visionare in anteprima il circuito dei mondiali, era stato un successo, ma questa volta davvero tutto è andato oltre le aspettative.

Ovviamente non potevo mancare a questa manifestazione, che è stata al centro dei miei pensieri per tutto l’inverno. Qui a Firenze sono nato, qui lavoro tutti i giorni. Su queste strade ci pedalo da tempo, prima ancora che le macchine bitumatrici le levigassero e che le  ruote dei professionisti le rendessero leggendarie. Quante volte ho percorso la salita di Fiesole, talvolta a tutta per cercare i miei limiti, talvolta a spasso per ammirare il panorama che si eleva sempre più sulla città. Quante volte ho imprecato sulle micidiali pendenze di Via Salviati, la “coltellata” dritta che unisce via Faentina con via Bolognese. E proprio le salite di Fiesole e di Via Salviati, riproposte nel percorso, costituivano il collegamento ideale con l’evento mondiale. Sulla prima si sarebbe aperta la battaglia agonistica, sulla seconda si sarebbero decise le sorti finali della gara e concluse le fatiche dei partecipanti. Per il resto il percorso era completamente rinnovato rispetto alla precedente edizione: invece di proiettarsi sulle colline del Chianti, gli organizzatori avevano optato per fare rotta verso i monti del Mugello, inserendo nel percorso lungo le impegnative salite del Giogo di Scarperia e del Passo della Futa. Una scelta intrigante, per un percorso da 140 chilometri e circa 2.500 metri di dislivello, ma che avrebbe richiesto una preparazione adeguata in un periodo dell’anno in cui la condizione atletica non è ancora al meglio per la maggior parte dei cicloamatori.

La settimana che separa dalla granfondo scorre via velocissima nell’attesa del venerdì, quando si cominciano a scaldare i motori e viene dato il via al Florence Bike Festival, la rassegna di eventi legati alla bici, organizzato dall’associazione BiciFi, che ci accompagnerà per tutto il week end. La logistica della granfondo e del villaggio espositivo stavolta è stata localizzata nel Parco delle Cascine, il polmone verde di Firenze, attorno al complesso sportivo delle Pavoniere, che offrirà tutti i comfort necessari. Tale scelta si rivela subito azzeccata, per la migliore accessibilità e possibilità di parcheggio rispetto alla Fortezza da Basso. Inoltre il luogo, meta di passeggiate e attività sportive dei fiorentini, è veramente piacevole e accogliente. Anche la macchina organizzativa della granfondo è già pronta e la zona del ritiro pacchi gara funziona a pieno ritmo, ivi compresa la possibilità di nuove iscrizioni per i ciclisti ritardatari, attratti dalla giornata di bel tempo annunciata per domenica.

La mattina del sabato passa inevitabilmente per un nuovo sopralluogo del percorso. Meglio non lasciare niente al caso e, soprattutto, c’è da accompagnare un po’ di amici, per far scoprire loro cosa ci aspetta l’indomani. La giornata è calda e soleggiata, al punto che sparisce anche l’ultima preoccupazione legata al rischio di salire in quota che, nel mese di marzo, avrebbe potuto fare brutti scherzi. E mentre si susseguono gli eventi collaterali alla manifestazione, il Parco delle Cascine si riempie sempre più di ciclisti, in buona parte venuti da fuori Toscana, con una buona rappresentanza di stranieri. Alla fine saranno 2.000 gli iscritti alla gara.

La notte di vigilia sarà più breve del solito. L’introduzione dell’ora legale accorcia il sonno e appesantisce il gonfiore degli occhi dei granfondisti che iniziano a riempire le griglie allestite nel viale degli Olmi. Ma presto il sonno lascerà spazio all’allegria: c’è un’insolita serenità, che al momento prevale sulla tensione che normalmente anima i momenti prima del via. Durerà poco - penso - ma intanto me la godo. In griglia nessun vip ma tanti amici, come annunciato da Alessandro Cipriani, presidente della società organizzatrice: Omar Di Felice non è qui solo per la gara, ma soprattutto per rendere testimonianza delle sue imprese da ultracycler e di un nuovo messaggio da diffondere nel mondo del ciclismo; una battaglia etica la sta conducendo anche Gianluca Santilli, responsabile del Settore Amatoriale Nazionale della FCI, ma qui in veste di ciclista e accompagnatore della figlia Giulia, anche lei sui pedali; più indietro nelle griglie troviamo Antonio, un fiorentino trasferitosi in Val d’Aosta per lavoro, ma che non perde l’occasione per tornare nella sua città alla guida del suo gruppo di amici ciclisti, venuti qui per godersi una bella pedalata in compagnia; Manuela e Milena sono invece pronte per la loro gara, dove punteranno al risultato, ma mi accolgono comunque festose e sorridenti palesando una grande serenità; diverso è invece lo stato d’animo delle ragazze della nazionale juniores femminile della Russia, timorose e spaesate in mezzo a questa insolita - per loro - folla di partecipanti. La spensieratezza dei tanti amici che saluto in griglia (qui di fatto conosco quasi tutti…) mi accompagna fino al countdown della partenza, poi inevitabilmente inizia il caos.

L’attraversamento del Centro Storico di Firenze è sicuramente suggestivo e pressoché indispensabile per un evento che si vuole legare alla città, ma crea qualche momento di tensione di troppo, a causa dei tanti scalmanati che, nella fretta di recuperare posizioni nel tratto ad andatura controllata, prendono troppi rischi inutili per sé e per i propri malcapitati avversari. Fortunatamente conto solo un paio di cadute e, tranne un po’ di nervosismo, si arriva presto al chilometro zero, posto proprio all’inizio della salita di Fiesole. Qui la corsa esplode in tutto il suo fragore. I ritmi imposti dai migliori sono subito altissimi e inizia la selezione. Intravedo l’amico Gianandrea, attardatosi nel dedalo cittadino, che risale il gruppo a velocità supersonica e subito sparisce. Io che amo poco le partenze fulminanti ho una grande difficoltà a rompere il fiato. In più vedo che le gambe non rispondono, capendo subito di non essere in giornata di grazia e opto per una strategia di difesa: devo godermi la giornata e non posso "ammazzarmi" all’inizio. Fortunatamente ci sono tanti che la pensano come me e si forma un bel gruppo.

 

Arrivati a Fiesole la prima fatica non finisce, ma continua fino allo scollinamento di Vetta le Croci, anche se con pendenze che si fanno meno importanti. I gruppi sempre più numerosi, ricompattatisi nella veloce e pedalabile discesa, si dirigono verso il Mugello, arrivando a lambire il famoso circuito motociclistico e automobilistico del Mugello, dove il rombo dei motori risveglia dal torpore e riaccende l’agonismo. Lo strappo dell’Arrabbiata introduce alla separazione dei percorsi, con i mediofondisti che svoltano a sinistra in direzione di Galliano e del lago di Bilancino, mentre chi sceglie il percorso lungo inizia ad arrampicarsi verso il Giogo di Scarperia. Da qui alla cima ci sono 10 chilometri di salita continua con pendenze impegnative. Capisco che si tratta di granfondo vera, quella in cui la fatica  diventa prolungata e occorre cominciare a gestirsi per finire al meglio.

E mentre davanti il primo gruppo prosegue con andatura sostenuta ma regolare senza grandi scatti, dietro la selezione è ancora più forte. Qui si decide la gara femminile con la fortissima Chiara Ciuffini, finora vera dominatrice della stagione, che stacca la tenace Elena Cairo, autrice di una grande partenza. Bisognerà attendere invece le pendenze in doppia cifra che portano verso il Passo della Futa per vedere la battaglia tra i big, dove si distinguono Vincenzo Pisani e Federico Cerri, ma tutti i tentativi, compresa una fuga a cinque, non avranno mai grande spazio e resteranno in corsa per la vittoria una decina di atleti. Per grande fortuna di chi invece già deve centellinare le energie, gli ultimi chilometri verso la Futa sono più dolci, così che lo scollinamento arriva più rapidamente del previsto. Possiamo così gettarci nella divertentissima discesa con tornanti larghi e asfalto levigato.

Nella picchiata verso Galliano lo scenario si fa ancora più bello con lunghi viali di cipressi che accompagnano gli ultimi attimi della nostra picchiata verso valle. Purtroppo siamo rimasti in pochi e già mi preoccupo per la lunga strada che ancora ci attende. Fortunatamente alle spalle sento un fruscio e arriva un grosso gruppo guidato dagli infaticabili gregari di Alessandra Corina, che si sta giocando il piazzamento sul podio con Cristina Lambrugo. Purtroppo, costeggiando il lago di Bilancino, la rappresentante del Team Gobbi Mg. K Vis LGL More Energy Life  cade rovinosamente e ripartirà solo dopo qualche minuto, perdendo la possibilità di giocarsela.

Prima dell’arrivo resta ancora un lungo e faticoso falsopiano a salire e la micidiale erta del Miglio di Pratolino che farà ulteriore selezione. La discesa che dall’Olmo riporta in via Faentina è veloce e apparentemente facile, ma è proprio qui che Federico Cerri (Velo Club Maggi 1906) giocherà le proprie carte vincenti, avvantaggiandosi sulla concorrenza a due chilometri dall’arrivo e resistendo sulla salita finale dove all’arrivo precederà di pochi secondi Dimitry Nikandrov (Team Kyklos Abruzzo) e Stefano Cecchini (La Bagarre).

Sul percorso medio, con un simile svolgimento tattico nel finale, la vittoria era andata ad Andrea Ceccarossi (Team Kyklos Abruzzo), mentre il compagno Stefano Borgese concludeva secondo, regolando Matteo Cecconi (Effetto Ciclismo Fiano Romano) e il resto degli inseguitori. Anche tra le donne grande battaglia con la scalatrice Milena Felici (Velo Roma) che distanzia le avversarie sulla salita di Pratolino, con la giovane russa Victoria Popova e la grintosa Marika Passeri (ASD Cavallino) che completano il podio.

All’arrivo un generoso ristoro rinfresca i partecipanti, stremati soprattutto dalla sete per una giornata che si è dimostrata ancora più calda delle previsioni. Ma i volti di tutti sono di felicità per la bella esperienza vissuta e ognuno ha parole di elogio per l’organizzazione. Piano piano il Parco delle Cascine si ripopola con i ciclisti che affollano il pasta party, ottimamente predisposto dalla Scuola Alberghiera Buontalenti e servito da camerieri in livrea. Ascolto un po’ di storie, le belle storie che solo questo sport sa regalare. Come quella delle Quaglie Reali di Cesenatico, che ogni volta fanno gruppo negli eventi più importanti con lo scopo di divertirsi insieme, aiutandosi a vicenda nei momenti di difficoltà, fino al meritato premio della mangiata finale. E l’ultimo saluto non può essere che per loro, come per tutti gli amici, che continuano a riempire di gioia e allegria questi grandi eventi.

Per la cronaca della gara, potete fare riferimento a questo link, mentre le classifiche sono scaricabili dal sito MySDAM.

(2 aprile 2014)

 

 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!