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Inserito il 26 marzo 2014 alle 15:24:52 da gazario. - Letto: (3530)

La pioggia non ferma la GF dell'Amore Francesco Cesarini

Edizione bagnata della manifestazione ternana, prima prova del Circuito degli Italici "Latino". Nonostante le avverse condizioni climatiche, pioggia, vento forte e freddo, non sono mancate le occasioni per sfidarsi su un bel percorso e condividere una giornata di sano sport. Notevole il dispiegamento di volontari per garantire la massima sicurezza ai partecipanti.

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full Nikon)

“Granfondo dell’Amore” è il curioso nome che gli organizzatori dell’Asd Il Salice, guidata dall’infaticabile Diego Persichetti, hanno scelto per la loro manifestazione, che si svolge a Terni, città natale di S.Valentino, considerato il patrono degli innamorati.
Con la Granfondo dell’Amore, intitolata anche a Francesco Cesarini noto ciclista locale professionista dal 1984 al 1992, si apre il Circuito degli Italici “Latino”, dopo che la domenica precedente la Granfondo Davide Cassani aveva avviato a Faenza il parallelo circuito “Etrusco”.


Abbiamo pensato di dividerci in due circuiti territorialmente omogenei – ci spiega il responsabile del Circuito degli Italici Alfredo Molendi – per venire incontro, in questi tempi di crisi economica, all’esigenza dei granfondisti di avere più eventi possibili vicino a casa cui poter partecipare in giornata. Di qui l’idea di creare un circuito tosco-romagnolo (Etrusco) nel quale alle Granfondo di Faenza e Sansepolcro sono state aggiunte la Magnifica, la Granfondo di Arezzo e quella del Capitano a Bagno di Romagna, oltre alla Straducale già presente in precedenza negli Italici e che si svolge più o meno nella stessa zona. Per contro il circuito Latino ha integrato gli eventi di Mentana (La Garibaldina), Fara in Sabina e Camerino con alcune new entry, che l’anno scorso erano prove jolly (Strasubasio e Monti Sibillini) e che hanno ampiamente superato la prova qualità. Abbiamo ricevuto tante richieste di granfondo che desideravano entrare, e abbiamo selezionato quelle che rispondevano a determinati criteri”. Tra queste proprio la Granfondo dell’Amore, ultima entrata, ma con l’onore di aprire le danze, cui ha ceduto il posto la Granfondo del Sagrantino, che si sposta a settembre quando ospiterà la prova finale per entrambi i circuiti, in una sorta di disfida all’ultimo sangue tra Etruschi e Latini. “Questa nuova proposta – continua Molendi – sembra pagare, perché rispetto all’anno scorso abbiamo mantenuto il numero degli abbonati, che sono rimasti attorno alle 230 unità complessivamente”. Ci sono quindi tutti gli ingredienti per una stagione all’insegna del divertimento e della condivisione.

Il risveglio domenicale accoglie la città di Terni sotto un cielo plumbeo e una pioggia battente, che creano un malumore generale. I granfondisti, è noto, sono dei gran divoratori di previsioni meteo e nel corso della settimana cliccano in maniera ossessionata sui siti specializzati nell’attesa di sapere cosa li aspetterà la domenica della gara. Questa volta neanche io ero riuscito a sfuggire a questo rito, sollecitato dalla preoccupazione degli amici ciclisti, che temevano la tanto annunciata pioggia. Ma, quando una cosa è attesa, viene meno anche la preoccupazione. Oramai ero mentalmente predisposto per una gara “umida” e, avendo un po’ di esperienza di granfondo bagnate, mi ero preparato tutto il necessario che serve in queste occasioni: vestiario adeguato con giacca in goretex e copri scarpe antipioggia, crema idrorepellente per le gambe, pattini freno nuovi, copertoncini gonfiati a non più di 7.5 atmosfere. Per questo ho percorso il breve tratto dall’albergo al raduno di partenza con rinnovato entusiasmo, senza la preoccupazione per il meteo e con tanta voglia di riabbracciare i tanti amici e compagni di squadra che avrei ritrovato. Appena il tempo di salutarli ed ecco che il cielo riapre le cataratte e costringe tutti i ciclisti, già pronti a entrare in griglia, a trovare riparo sotto gli stand del villaggio espositivo.
La pioggia che continua incessante fino a venti minuti prima della partenza, indurrà moltissimi dei mille iscritti a non prendere il via, rinunciando a malincuore a partecipare alla gara. Un vero peccato sia per i granfondisti sia per l’organizzazione, che aveva curato nel dettaglio tutti i particolari organizzativi, ma c’è da capire chi non se la sente di prendere il via in queste condizioni veramente al limite. Quando la pioggia concede una tregua, le griglie lentamente cominciano a riempirsi di ciclisti, più o meno convinti di quello che stanno facendo. Io sono tra questi e non vedo l’ora che si abbassi la bandierina del via. L’attesa in griglia è meno lunga del solito, ma riesco a salutare altri amici che rivedo dopo un po’ di tempo come Roberto, ex compagno di squadra e granfondista di primo livello. Curioso, ma apprezzabile, il fatto che le donne siano tutte davanti a noi in una griglia a loro riservata.

Finalmente si parte. Alla fine saremo in 360 a passare sul tappeto del via. I primi momenti di gara sono sempre carichi di tensione, aumentata dalle difficili condizioni delle strade allagate che rendono problematiche la guida della bici e le prime frenate. Incredibilmente però scatta l’istinto di autoconservazione del gruppo: non si assiste alle solite pericolose manovre e tutti procedono senza correre rischi e senza farne correre ai colleghi. Se questo fosse il risultato, ci vorrebbe sempre una partenza bagnata. Con l’acqua che al momento viene dal basso e non dall’alto ci muoviamo veloci nel primo tratto pianeggiante fino a Narni Scalo, dove inizia la prima salita della giornata. Le pendenze verso Capitone sono irregolari, ma già il primo chilometro impegnativo sbriciola di fatto il gruppo, anche per l’elevatissima andatura imposta in testa alla corsa. Come prudenza ed esperienza consigliano, non aggredisco subito la salita, ma vado in progressione, cercando di gestirmi; la scelta si rivelerà vincente nel resto della gara. Sui falsopiani e i saliscendi che seguono lo scollinamento, mentre davanti prendono il largo i cinque più forti del lotto (Lanzi, Pisani, Mencaroni, Pierotti e Castagnoli), dietro si ricompattano gruppi sempre più folti. Appena il tempo di gioire per aver recuperato un paio di gruppi, che entriamo in una vera e propria colonna d’acqua. Per dieci lunghissimi minuti non vediamo niente a causa dell’improvviso nubifragio e dell’elevatissima andatura dettata dalla gara ormai lanciata. È in questi momenti che ti chiedi cosa stai facendo e se è stato il caso di prendere il via, ma poi ti renderai conto che sono proprio questi i momenti che renderanno incredibile e memorabile questa giornata. Giungiamo al bivio dei percorsi e il nostro gruppone si divide; sul lungo rimaniamo poco più di una ventina. Scendiamo rapidamente nella vallata del Tevere, mentre spunta un timido sole. Ottimo, penso, anche se la nuova situazione meteorologica prevede anche un forte vento di libeccio che asciugherà parzialmente le strade, ma che ci costringerà a una fatica supplementare nella seconda parte di gara.

Intanto nell’abitato di Baschi troviamo Pisani fermo per foratura e così davanti restano soltanto Lanzi e Mencaroni, perché i due rappresentanti del Bicimania (Castagnoli e Pierotti) hanno svoltato per il percorso medio che concluderanno, vincenti, in parata. Costeggiamo il lago di Corbara e la tanto agognata pianura si rivela in realtà un susseguirsi di saliscendi impegnativi che non permettono di recuperare. Su uno di questi strappi ci raggiunge Pisani che, senza esitazioni, ci sorpassa e se ne va nel suo inseguimento solitario, senza che nessuno di noi si azzardi a seguirlo con il rischio di cuocersi. C’è ancora tanta strada da fare e tanta salita.

Le rampe di Acqualoreto si presentano subito molto ripide e l’asfalto approssimativo complica le cose. Il nostro gruppo si seleziona e qualcuno perde contatto. Rischio di saltare anch’io perché l’andatura è eccessiva per il mio livello attuale, ma incredibilmente riesco a tirar fuori energie inaspettate e resto agganciato, anche quando nell’attraversamento dell’abitato, le pendenze arrivano a toccare il 21%. Appena il tempo di respirare per una brevissima discesa che subito si torna a salire verso Collelungo, dove la strada torna a impennarsi nuovamente sotto le nostre ruote. Ma la fatica è tanta per tutti e i ritmi si abbassano. Nel lungo falsopiano verso Melezzole ritrovo l’amico Roberto che non è riuscito a tenere il contatto con i primi gruppi. È un po’ deluso ma bastano due parole e una pacca sulle spalle che subito riprende lena e lo ospitiamo a bordo del nostro treno che ha ripreso a marciare di buona lena sui saliscendi che caratterizzano gli ultimi quaranta chilometri di gara, nonostante il forte vento trasversale e talvolta contrario. Di discesa vera ancora non se ne parla e bisognerà attendere lo scollinamento di Poggio Azzuano prima di iniziare la picchiata verso l’arrivo. Terni e l’arrivo di via del Centenario ci accolgono col sole e, anche se pasticcio tatticamente nella volata che mi costerà qualche posizione di troppo, sono egualmente contento per aver terminato brillantemente la gara.

Qui, qualche minuto prima, Federico Lanzi (Team Terenzi Lazzaretti) aveva vinto la granfondo imponendosi in volata sul compagno di fuga Luciano Mencaroni (Cicli Copparo), mentre Vincenzo Pisani (Master Bike Lazio Ecoliri) aveva conquistato, sempre in solitaria, il terzo gradino del podio. Gli arrivi si susseguono e tra questi anche quello della brillantissima Elena Cairo (Tranchese Cycling), protagonista di un grande avvio di stagione, al secondo successo consecutivo, che nella gara femminile precede per distacco le infaticabili Roberta Chiappini (Newteam Essebi) ed Elisa Rigon (Roma Ciclismo), giunte nell’ordine. Sul percorso medio, detto della vittoria di Castagnoli sul compagno Pierotti con Roggiolani (Team Saccarelli Alpin) che completa il podio, registriamo invece tra le donne la vittoria di Barbara Anita Manzato (Team Fausto Coppi Fermignano) su Deborah Mascelli (Effetto Ciclismo Fiano Romano) e Milena Felici (Velo Roma).

Resta il tempo per la festa, per la ricca premiazione e per il bel momento di condivisione reciproca delle proprie esperienze, che comunemente avviene al pasta-party: ognuno ha una bella storia da raccontare, solo oggi ci sarebbe da scrivere un libro. Quello che accomuna è la soddisfazione di tutti per aver avuto il coraggio di partire e aver concluso una prova diventata difficile per il maltempo. Tutti hanno avuto modo di godere di una bella giornata di sport resa possibile anche grazie a un’organizzazione impeccabile, soprattutto sulla gestione della sicurezza, del controllo del traffico e del presidio degli incroci: sarà stato il poco traffico presente in zona, ma in certi momenti ho avuto l’impressione di correre a strade totalmente chiuse. Nella mia lunga carriera di granfondista raramente ho visto così tanti volontari lungo il percorso e a loro, che sono lì per il nostro divertimento, dovrebbe andare sempre il nostro ringraziamento e la nostra ideale stretta di mano. Una manifestazione quindi che ha tutti i crismi per crescere e diventare un grande evento, magari con un maggiore coinvolgimento della comunità locale e della città che è rimasta un po’ al di fuori, vista anche la logistica, peraltro assai comoda e funzionale, organizzata in periferia presso gli impianti sportivi di Campitello.

Salutiamo dunque la Granfondo dell’Amore con un po’ di nostalgia e ci diamo appuntamento tra un mese, per la seconda prova del Circuito degli Italici Latino, la Granfondo Garibaldina che si terrà a Mentana, vicino a Roma. Personalmente, anche per i bellissimi ricordi dell’edizione passata, non vedo l’ora di essere già lì.

(26 marzo 2014)

 

 

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