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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 22 marzo 2014 alle 00:11:11 da Azario Gianandrea. - Letto: (2281)

Bentornata Granfondo di Camogli

Dopo un anno di stop forzato, causa impraticabilità di alcune strade per il maltempo, torna la Granfondo Città di Camogli con un percorso rinnovato, che è piaciuto ai partecipanti. Bella giornata di sport con una location davvero affascinante.

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Marina Rossi, Elisa Rossi e Alice De Francesco)

Amo la Liguria! Fin da bambino ho apprezzato il mare a ridosso delle montagne, la varietà dei paesaggi e soprattutto i borghi marinari con il loro alternarsi di caruggi e piazzette. Camogli è l’esempio di questa Liguria, adagiata sulla vallata a ponente del Monte Portofino, affacciata sul Golfo Paradiso, caratterizzata da edifici colorati che si affacciano sulla spiaggia. Per me quindi è una festa poter partecipare ad una granfondo che ha la sua base in questa cittadina e sono quindi molto contento di poter tornare qui dopo un anno di assenza, dovuto ai danni creati dalle alluvioni sulle strade percorse in gara, che hanno reso impossibile agli organizzatori proporre la manifestazione nel 2013.

Anche quest’anno purtroppo, sempre per problemi di viabilità, non è stato possibile proporre quello che gli organizzatori stessi ritengono la soluzione ottimale per questa granfondo, con la parte iniziale in direzione di Recco-Colle Caprile. E’ stato così proposto un percorso di poco meno di cento chilometri, per un dislivello complessivo di circa 1.800 metri, caratterizzato nella parte centrale dalla lunga salita del Passo Pozza del Lupo, meglio nota ai locali come salita di Romaggi, adeguato alla preparazione della maggior parte dei ciclofondisti in questo momento della stagione.

Come sempre, quando disputo le gare in Liguria, arrivo in giornata nella località di partenza. Conoscendo la situazione logistica dei parcheggi di Camogli, cerco di arrivare almeno due ore prima della partenza e così non ho il minimo problema a trovare posto nelle immediate vicinanze della zona di partenza-arrivo, dove sono distribuiti i dorsali ed i pacchi gara e soprattutto dove saranno disponibili le docce nel dopo-gara. L’unica nota dolente è quella di dover pagare il parcheggio, ma come ho già scritto in altre situazioni, le comodità ahimè si pagano.

La distribuzione del materiale di gara è molto veloce, senza code. Vado fare conoscenza con l’organizzatore, Marco Fontana, che accoglie con grande cordialità, come se ci conoscessimo da lungo tempo, e mi dice che gli iscritti sono poco meno di 1.000 unità. Ho tutto il tempo di fare quattro chiacchiere con i compagni di squadra, andare a prendere il caffè in riva al mare in loro compagnia e prepararmi per la gara.

Il riscaldamento, volente o nolente, è caratterizzato da un pezzo di salita. Mi avventuro in direzione della Ruta, che affronteremo di lì a poco all’inizio della gara. La successiva discesa per tornare a Camogli è uno spettacolo dal punto di vista del panorama che si può gustare: una volta di più sono contento di essere qui a gareggiare, anche se, come di consueto, comincio ad avvertire la tipica tensione dei minuti che precedono la partenza.

In griglia assisto ad un curioso litigio tra due partecipanti. Non ne capisco la motivazione (e mi guardo bene dal chiederla ai due), ma mi sembra cosa da poco. Il bello è che entrambi accusano l’altro di voler fare il “professionista”. La considerazione che mi viene naturale è che tutti sono pronti a stigmatizzare il comportamento altrui, riscontrando spesso in questo un eccesso di foga e di agonismo, ma alla fine, la maggior parte di noi è lì alle granfondo per mettersi alla prova, solo che non ci piace ammettere che qualcuno vada più forte di noi e allora ci nascondiamo dietro frasi come “gli altri sono professionisiti, perché sono sempre in bici”, “io lo faccio per divertimento”, “non mi interessa nulla del tempo che impiego a concluderla”.

La partenza avviene puntuale alle ore 10:30 e si sale la Ruta a velocità strettamente controllata. La safety car non lascia strada neanche nella successiva discesa verso Rapallo. E’ un vero calvario questo tipo di partenze e infatti tutti si lamentano, ma come ho già avuto occasione di dire, se si vuole gareggiare in Liguria, bisogna accettare questi disagi nelle fasi iniziali. Si potrebbe stare a disquisire all’infinito sulla velocità più corretta da adottare, ma alla fine si scontenterebbe sempre qualcuno e d’altro canto le ordinanze dei Prefetti in merito non possono essere disattese. Probabilmente questa volta qualcosa non ha funzionato perfettamente, visto che nel centro di Rapallo in molti sono costretti al piede a terra, ma da lì in poi la corsa viene aperta ed il ritmo diventa subito forsennato.

Si susseguono un paio di salitelle: una che porta alla galleria sopra Zoagli, la seconda al Valico delle Grazie, entrambe non particolarmente lunghe ed impegnative, ma che bastano a suddividere il gruppone in più gruppetti, proprio per il ritmo con cui sono affrontati. Nasce qui infatti la fuga che sarà decisiva per la vittoria nella gara maschile. Dopo poco più di 35 chilometri ecco l’inizio della salita più impegnativa della gara, il Passo Pozza del Lupo. Si inizia subito con un chilometro piuttosto impegnativo, mentre i successivi tre, quattro chilometri possono essere tranquillamente affrontati con il lungo rapporto e di buon passo. Quando la strada si addentra nel bosco le pendenze si fanno più significative, anche se mai estreme, con alcuni tratti in cui si riesce anche tranquillamente a rifiatare. Sicuramente chi ha la possibilità di fare tutta la salita in gruppo ne può trarre dei significativi vantaggi. Si scollina dopo circa dodici chilometri di salita, a poco più di 700 metri sul livello del mare, ed inizia una discesa molto tecnica, che era stata descritta come molto pericolosa dall’organizzazione. Indubbiamente è una discesa da guidare con attenzione, con una continua successione di curve difficili da prevedere e da impostare, ma per fortuna l’asfalto è quasi ovunque in ottime condizioni. I rischi quindi sono minimi, se non legati all’eccessiva foga di qualche partecipante. Ovviamente chi è più bravo nella guida del mezzo, qui riesce ad accumulare un buon vantaggio.

Giunti a valle, ci si rimette sul percorso dell’edizione 2012, con un bel tratto di falsopiano a salire che porta a Moconesi. Riuscendo a trovare l’accordo in gruppo, si può filare via a velocità davvero sostenute. Un bivio a destra annuncia l’inizio delle rampe più dure della giornata, quelle che conducono a Moconesi Alta. Non è una salita lunga (sono solo 2.800 metri), ma nella parte iniziale ha sicuramente dei punti dove la pendenza supera il 10% ed il gran ritmo fin lì sostenuto ha prosciugato le energie dei partecipanti. La salita finisce con una rampa piuttosto dura, che fa seguito ad un breve tratto di discesa e qui inizia una nuova tecnica discesa che riporta sulla strada che abbiamo abbandonato in precedenza. Altro tratto di falsopiano a salire e d’improvviso ci si parano davanti gli addetti dell’organizzazione che ci fanno svoltare a 180 gradi sulla sinistra per iniziare l’ultima asperità di giornata, il Colle Caprile. Si tratta di una salita di poco più di sei chilometri, che si trasformano in un falsopiano impegnativo dopo i primi due. Ad incrementare la fatica ci si mette un fastidioso vento contrario che fa sì che chi sta a ruota possa significativamente risparmiare rispetto a chi sta davanti.

A Colle Caprile inizia una lunghissima discesa, la strada è piuttosto ampia, quindi si riesce a fare velocità, nonostante le numerose curve impegnative. Giunti alle porte di Recco la strada torna ad essere in pianura fino all’ingresso di Camogli, dove una rotonda annuncia gli  ultimi due chilometri piuttosto movimentati. Prima una secca rampa, che supera il 10% di pendenza, seguita da un pezzo di falsopiano a salire, un breve tratto di discesa, una serie di brevi mangia e bevi che portano ad un bivio, al quale si prende a destra per entrare nella via centrale di Camogli, normalmente chiusa al traffico. Qui si transita su un tratto di poco più di duecento metri in pavè per superare il traguardo poco dopo. Un arrivo adatto a chi ha nella potenza lattacida la sua caratteristica principale.

Subito dopo il traguardo un ricco ristoro finale, dove ci si può abbondantemente rifocillare delle molte energie profuse in gara. Una volta lavati nelle docce messe a disposizione  (unica vero appunto da muovere all’organizzazione il fatto che fossero fredde per la maggior parte dei concorrenti), ci ritroviamo tutti al pasta party, allestito in una piazzetta in pieno centro di Camogli, il luogo ideale per farmi gustare quella Liguria che tanto mi piace. Il pasto è di ottima fattura, inclusa una porzione della famosa focaccia di Recco.

La splendida giornata primaverile ha sicuramente aiutato lo svolgimento della manifestazione, che a mio personale giudizio va ampiamente promossa. Certo che sarebbe auspicabile una partenza meno problematica, proponibile però solo se sarà possibile andare nella fase iniziale in direzione Recco, come avvenuto nelle edizioni 2010, 2011 e 2012. Gli organizzatori ne sono consapevoli e cercheranno di riproporre un percorso con questa caratteristica. Io personalmente tornerei all’arrivo al Kulm come nel 2010 e nel 2011, ma questo è un aspetto sicuramente più difficile da gestire.
Lascio Camogli comunque soddisfatto di una bella giornata di sport, non prima di essermi fatto una bella passeggiata lungomare per gustare lo spettacolo del Golfo Paradiso. E credo che siano in tanti ad aver provato le mie stesse sensazioni.

Per la cronaca della gara, potete fare riferimento a questo link, mentre le classifiche sono scaricabili dal sito MySDAM.

(21 marzo 2014)

 

 

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