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Inserito il 21 marzo 2014 alle 11:13:35 da gazario. - Letto: (3220)

Randonnée di Novaip, un libro dalla trama avvincente

Un tracciato interamente pianeggiante, ma ugualmente appassionante. Un successione di scenari incantati, gli uni differenti dagli altri ha permesso ai partecipanti di godere di una splendida giornata di sport e natura.

 

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

Piavon di Oderzo (TV), 16 marzo 2014: prima prova del Superbrevetto 2014 GIRORANDO nel NORDEST. Sono appena giunto all’arrivo, scendo dalla bici, la appoggio al muro dell’edificio ed entro per far timbrare il brevetto, in quello che è il punto di controllo e ristoro finale. L’organizzatore, Giuseppe Ovelli, è dietro al banco e, nonostante sia impegnato nell’operazione di registrare i nominativi dei randonneurs che hanno completato il tracciato fino a quel momento, avendomi riconosciuto come l’inviato della rivista GranfondoNews.it, si rende disponibile ad ascoltare le mie impressioni ed anche a rispondere ad alcuni quesiti che gli pongo.

Inizia così una breve intervista, nella quale gli chiedo: «Giuseppe, raccontami questa rando dal punto di vista dell’organizzazione: chi ti ha aiutato e cosa ti ha motivato a realizzarla su un tracciato così pianeggiante?». Pronta la risposta, mi dice che praticamente ha fatto tutto da solo, per pura passione, e che la sua filosofia è di variare il percorso di anno in anno perché non solo contribuisce a tenere alto il livello di interesse dei partecipanti per questa manifestazione, ma anche perché il vero scopo è quello di far conoscere e valorizzare il territorio nel quale si svolge! Trovo la sua risposta esaustiva e mi complimento personalmente con lui per la maestria comprovata nel tracciare il percorso! Il paragone più calzante che posso fare per renderne la bellezza è che, mentre si pedala, di chilometro in chilometro, sembra di sfogliare le pagine di un libro dalla trama avvincente, i cui capitoli sono costituiti dal variare del paesaggio e la punteggiatura è la biodiversità riscontrabile in questa variazione! Gli dico che lungo il percorso, ovviamente ciclabili a parte, non ho trovato traccia di traffico importante di automezzi, chiedendogli la motivazione. Giuseppe mi dice che ha cercato di evitare le strade più frequentate dal traffico veicolare, che l’unico dubbio lo ha avuto per il tratto da Lido di Jesolo a Punta Sabbioni e che comunque allo start della rando si è raccomandato con tutti i partecipanti affinché l’attenzione per il traffico fosse concentrata nei dintorni di Jesolo! Non trattengo oltre Giuseppe, non solo perché davvero molto indaffarato, ma anche perché mi è urgente una bella doccia rigenerante. Poi c’è ancora da gustare il classico piatto di pasta al sugo ed un buon bicchiere di vino, bianco in questo caso, che non disdegno mai di accompagnare al cibo ristoratore!

Smesso il vestiario da ciclista ed indossata la comoda tuta sportiva della società, adesso sono seduto al tavolo del ristoro e di fronte a me c’è il mio compagno di pedalata Bruno, in attesa del cibo. Ci complimentiamo per il brevetto conseguito, soddisfatti per questa prima prova portata a termine! Sono trascorsi alcuni giorni, necessari a metabolizzare la fatica ed ora, per quanti l’hanno vissuta e vorranno rispecchiarcisi e per i curiosi del settore, ecco il mio racconto.

Sono passate da poco le otto, Giuseppe Ovelli, radunati tutti gli iscritti allo start, dopo qualche raccomandazione relativa a certi tratti del percorso ci consente di partire! Appena usciti dai cancelli del campetto sportivo di Piavon di Oderzo, ci teniamo sulla sinistra. La strada di campagna che percorriamo si snoda sinuosa tra piccoli borghi e rinomati vigneti, dalla spremitura dalle cui uve si ricavano vini quali il Cabernet, il Merlot, il Raboso ed il Verduzzo. Tra i filari più vicini alla strada, a tratti si intravvedono fuggire via, spaventati dal tipico rumore generato dalle ruote delle bici, per l’azione di rotolamento delle stesse sull’asfalto, qualche lepre ed anche un fagiano dai colori sgargianti! La velocità è molto sostenuta, causa la presenza di diverse “anime granfondiste” nel gruppo, alta la soglia di attenzione per gli improvvisi rallentamenti in prossimità delle curve secche ed i repentini rilanci di velocità in uscita dalle stesse, che mettono alla frusta i muscoli delle gambe per cercare di mantenersi nel gruppo.
Una coppia di fiorentini in tandem decide che non è cosa ed insieme ai più coscienziosi si lasciano sfilare, formando a loro volta un gruppo che va ad andatura consona alle rando! Lasciati alle spalle i vigneti, il gruppo si fraziona ulteriormente, fuggiti i velocisti, si torna anche noi a fare velocità più consone al contesto. Cavalcando l’arginale destro del fiume Livenza giungiamo, dopo quaranta chilometri circa, al primo punto di controllo, l’osteria Cà Corniani, nei pressi di Caorle, un rustico suggestivo dove gustiamo un ottimo cappuccino e ci attardiamo, timbrato il brevetto, a scattare alcune foto.

Ripreso il percorso lungo il fiume che ci accompagnerà fino al mare, il paesaggio cambia radicalmente. Adesso alla nostra destra ci sono campi arati, strappati con la bonifica a zone acquitrinose di cui resta traccia in qualche stagno, in uno dei quali nuotano maestosi grandi cigni bianchi, coppie di germani reali, e folaghe, mentre lo stesso, viene sorvolato da un solitario cormorano! Il ritmo è ancora buono e con il vento a favore, dopo aver svoltato a sinistra, costeggiando il Canale Largon, raggiugiamo le rinomate Risaie la Fagiana in località Torre di Fine. Proseguendo per altri tre chilometri, giungiamo a Cortellazzo, dove, attraversato il ponte di barche sul fiume sacro alla patria, il Piave, facciamo una breve sosta obbligatoria per catturare altri scatti suggestivi del posto!
Proseguiamo. L’odore inconsueto di salsedine del mare e della laguna ci riempie narici e polmoni. Il mare Adriatico è alla nostra sinistra e ora lo possiamo anche vedere!

Seguendo la traccia indicata dal navigatore satellitare ci apprestiamo a percorrere il tratto dove Giuseppe in mattinata ci aveva raccomandato prudenza. Il traffico c’è, ma non così preoccupante, se non per qualche automobilsta dal piede pesante. Ormai siamo in località Lido di Jesolo e da lì, con la laguna alla nostra destra, spettacolare per estensione e quantità di fauna aviaria, puntiamo verso Punta Sabbioni su un istmo di terra tra laguna e mare, la penisola del Cavallino, nella quale passiamo in successione i paesi di Cavallino, Cà Ballarin, Cà Vio e Cavallino-Treporti. Attraversiamo un ponte sul canale di Pordelio ed un altro ancora sul Canale di Saccagnana, che ricongiunge l’isolotto, su cui sorge Treporti, alla penisola del Cavallino. Mancano circa sei chilometri al giro di boa per il ritorno, per me i più belli! Infatti ci inoltriamo nella laguna percorrendo due viuzze, via del Prà e via Lio Piccolo. Il paesaggio naturalistico che si offre ai nostri occhi ci lascia letteralmente a bocca aperta, intorno ci sono gabbiani, trampolieri di ogni specie tra cui garzette, aironi cenerini e rossi, aironi bianchi maggiori, i comuni germani reali e ancor più alzavole, mestoloni, cavaliere d’Italia, gruccioni, insomma un vero Paradiso per i bird-watcher, che ancora in questo periodo di fine inverno possono godere di una concentrazione pari ad oltre 15.000 esemplari!

Arriviamo ad un cascinale, all’esterno c’è un contadino intento a confezionare asparagi raccolti di fresco, ci concede di fargli qualche scatto fotografico. Poco meno di metà strada è stata percorsa, ma siamo soddisfatti al punto di non sentire nemmeno la fatica fin qua sostenuta. Mangiamo una barretta per immagazzinare carboidrati e via si riparte ripercorrendo all’indietro le due viuzze, unico modo per uscire dalla laguna.
Prima di rientrare in paese a Treporti troviamo il secondo punto di controllo e ristoro: altro timbro sul brevetto. Facciamo il pieno alle borracce ormai quasi vuote e mentre io mangio un paio di crostatine, Bruno opta per un panino col miele, finito il quale montiamo in bici, riprendendo a pedalare. Ripercorriamo tutta la penisola del Cavallino di ritorno, ed a Lido di Jesolo imbocchiamo la ciclabile ciotolata che ci porta fino alla sorpresa di giornata quando, attraversato il ponte che ci si para d’innanzi, ci ritroviamo su un tratto di strada sterrata con uno strato spesso di ghiaia! Restare in equilibrio col borsone attaccato dietro nel sottosella che ondeggia non è facile e devo calare sensibilmente la velocità. Bruno non si avvede di questo e finisce con lo staccarmi. Lo ritrovo a fine tratto sterrato ad attendermi, col pensiero che possa aver avuto una foratura o peggio una caduta. Lo rassicuro che va tutto bene, a parte le nostre bici, che sono ricoperte da una patina biancastra di polvere alzata dalle ruote in velocità!

Riprendiamo a far ritmo, visto che siamo a Jesolo e di chilometri ne mancano ancora più di ottanta! Attraversata la cittadina lagunare, risalendo lungo l’argine destro il fiume Sile, proseguiamo verso Caposile, passiamo un ponte di barche e ci mettiamo in direzione San Donà di Piave, da dove, attraversando un ponte di ferro, proseguiamo in direzione Grasaga. La stanchezza inizia a farsi sentire ancor più perché il vento che per molti tratti ci ha aiutato, adesso è contrario e per mantenere la velocità ci tocca profondere ulteriori preziose energie! Lungo la strada troviamo diversi partecipanti alla rando, di quelli che alla mattina andavano a tutta ed adesso procedono così piano che li passiamo agevolmente, alcuni li troviamo addirittura seduti in terra alle prese con i crampi alle gambe! Noi no per fortuna, almeno non il giovane Bruno che con meno della metà dei miei anni ed un “motore” impressionante mi consente di stare in scia quando gli stessi iniziano a perseguitarmi, pochi chilometri dopo nei dintorni di Salgareda! Solo la vista dei caratteristici campanili e delle oasi verdi lungo il fiume riesce a distrarmi ed a farmi dimenticare che sono in sofferenza, a causa di una bronchite che non mi fa respirare correttamente, non consentendomi di ossigenare adeguatamente il sangue e la muscolatura! Chiedo a Bruno di sopportare lo sforzo e di trascinarmi in scia a ruota fino all’arrivo se vuole mantenere quel ritmo! Per lui non è un problema, la sua forma è già quasi al top e “vola” di paese in paese, vedo passare i cartelli di Ponte di Piave, Negrisia, Stabiuzzo e Cimadolmo.

A Santa Maria del Piave siamo all’apice del percorso e mancano poco meno di venticinque chilometri all’arrivo. Il vento da frontale diviene laterale da sinistra, ma riesco a mitigarne il fastidioso effetto usando Bruno come scudo, pedalando tra lui ed il bordo strada! Ormai sento di avercela fatta, da Tezze a Rai il vento torna ad essere favorevole. Nonostante questo, calo di un paio di chilometri la velocità, perché ormai i crampi stabilmente mi attanagliano i muscoli delle gambe! A Tempio passiamo davanti alla chiesetta dell’ordine dei Cavalieri Templari. E’ così bella e armonica la sua struttura che ci viene voglia di fermarci a fotografarla. Così facciamo.

Nel frattempo un po’ di recupero mi consente di sentire meno i crampi e di percorrere quanto resta al traguardo senza più patema di fisico e d’animo! Aggiriamo da destra Oderzo passando per i paesi di Ormelle, Faè e Rustignè e, negli ultimi cinque chilometri che mancano a Piavon di Oderzo metto anche il rapporto agile per fare un poco di recupero! Varchiamo il cancello del campetto sportivo di Piavon di Oderzo pedalando a passo d’uomo, stanchi ma felici per l’ottima giornata passata insieme. Ci stringiamo la mano in segno di riconoscenza e di bravura reciproca: finalmente è fatta!!! Guardo i dati del Garmin e vedo che nonostante tutto abbiamo coperto l’intero percorso in sei ore e trentuno minuti alla media di 29,6 Km/h!

Ad ulteriore completamento, aggiungo che l’impegno e le energie profuse dall’amico Giuseppe Ovelli nell’organizzare questa rando, sono stati ripagati con la partecipazione di ben 193 iscritti, due dei quali si sono ritirati, uno per uno squarcio al copertone al trentacinquesimo chilometro, l’altro al novantesimo chilometro, ma con la sua personale soddisfazione di vedere arrivare al traguardo anche la coppia di fiorentini che ha fatto il percorso in tandem, stando entro il tempo massimo! All’amico Giuseppe i miei migliori auguri di riuscita, uniti a quelli della rivista GranfondoNews.it per le future rando da lui organizzate, che si terranno il 13 aprile ed il 29 agosto, sulle distanze rispettivamente di 300 e 1.200 chilometri. Bravo Giuseppe! 

(21 marzo 2014)

 

 

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