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Inserito il 13 marzo 2014 alle 11:47:01 da gazario. - Letto: (8479)

Igor Zanetti - Gareggiare è bellissimo!

Veneto della provincia di Venezia, è stato avviato alla bici dal padre cicloamatore. La passione è stata tanta che ha fatto tutta la trafila delle categorie giovanile per passare al ciclocross, dove è stato anche convocato nella Nazionale Italiana. Dopo otto anni di stop è tornato a correre tra gli amatori, prima le gare in circuito, ora le granfondo, visto che ha trovato un prezioso collaboratore sul lavoro. Per lui la bici è competizione e non potrebbe pensare di andare in bici senza la possibilità di partecipare a delle gare.

di Gianandrea Azario (foto Play Full Nikon)

Igor Zanetti

Nata a: Dolo (Ve)
Il: 11 luglio 1978
Residente a: Santa Maria di Sala (Ve)

Titolo di studio: diploma di perito elettrotecnico

Squadre:
Coppi Gazzera (dilettante, 1997, 2002 e 2003)
Termo Piave (dilettante, 1998)
MG Boys (dilettante, 1999, 2000, 2001)
Due Torri Vigor (amatore, 2012)
Iperlando (amatore, 2013)
Team Cannondale Gobbi FSA (amatore, 2014)

Principali risultati nelle granfondo:
2012
Vincitore della Mediofondo di Primavera
Ottavo classificato nella Luca Avesani
2013
Vittorie ne La Pina Cycling Marathon e nella Granfondo dei Templari e nella Prosecco Cycling
Secondo classificato nella Luca Avesani
2014
Vittorie nelle Granfondo Inkospor Val di Cecina e Granfondo di Alassio
Ciao Igor,
sei uno dei grandi protagonisti di questo inizio di stagione. Dopo il terzo posto alla Granfondo di Laigueglia, due vittorie. La prima a Cecina in volata, dove hai letteralmente staccato i tuoi compagni di fuga. La seconda alla Granfondo di Alassio, dove ti sei imposto per distacco sull’arrivo impegnativo di Madonna della Guardia dopo una fuga iniziata praticamente nelle prime fasi di corsa. Insomma stai dimostrando di andar forte su tutti i terreni. Non sei ancora molto conosciuto nell’ambiente delle granfondo, perché questo è il primo anno che ti dedichi a questa specialità fin dall’inizio di stagione, mentre negli anni passati ne hai disputate tutto sommato poche, anche se sempre con risultati eccellenti ed alcune vittorie.

La prima domanda è di rito. Raccontati al pubblico. Dove sei nato? Sei sposato o fidanzato? Che lavoro fai?
Sono nato a Dolo l’11 luglio 1978 e vivo a Santa Maria di Sala in provincia di Venezia ormai da qualche anno. Di professione faccio import/export di ricambi bici e ho una piccola ditta in Romania di primo montaggio.

Come e quando hai scoperto la bici? Hai corso nelle categorie giovanili?

Ho cominciato a correre già da piccolissimo. Ho preso questa passione da mio papà, che correva da amatore. A otto anni le prime corse, poi strada facendo ho fatto tutte le categorie: sette anni da dilettante, ho militato in più team, dalla Coppi Gazzera all'Mg Boys con buonissimi risultati. Ho praticato due anni il ciclocross vestendo più volte la maglia azzurra in prova di Coppa e Campionati del Mondo. Poi nel 2008 avevo un mio team di amatori ed ho cominciato a correre i circuiti nelle mie zone dopo 5 anni di stop dalla bici e da qualsiasi tipo di sport. In cinque anni da amatore ho vinto molte corse, ma per poco tempo a disposizione non ho mai fatto granfondo con continuità. Ne ho fatta solo qualcuna. L'anno scorso, forse per scommessa, sono entrato in questo mondo con buoni risultati.

Cosa rappresenta la bici per te? Pensi che continueresti ad andare in bici anche senza gare?
Per me la bici è una grande passione, uno stile di vita, ma soprattutto agonismo. E’ una cosa che hai dentro, difficile da spiegare: dà delle sensazioni bellissime, allenarsi per poter competere con gli altri ti da una motivazione per fare dei sacrifici e senza competizione non so se continuerei ad andare in bici. Da qualche anno ho imparato a pattinare e spesso l'inverno mi alleno con agonisti in pista coperta: forse mi darei al pattinaggio se non avessi più tempo a disposizione per fare competizioni in bici.

A Cecina hai vinto una volata “per distacco”, mentre ad Alassio hai letteralmente sbaragliato la concorrenza andando in fuga fin dall’inizio. Velocista, passista e scalatore. Tu a quale di queste definizione ti sentiresti più vicino?
A Cecina ho vinto una volata di quattro atleti, ho un buon spunto che mi premette di finalizzare abbastanza bene. Come corridore cerco di difendermi in tutti i terreni, forse sono più passista.

In entrambi i casi, sia a Cecina che ad Alassio, sei andato in fuga fin da subito. Non hai mai avuto il timore di saltare?
In entrambe due le granfondo, Cecina ed Alassio, sono partito subito. A Cecina ero davanti e avevo paura di saltare perché non mi conosco ancora bene, avendo fatto pochissime granfondo. Quindi ho cercato di ''limare'', come si dice in gergo, e sono arrivato con una buona gamba allo sprint. Ad Alassio invece, in accordo con il mio compagno di squadra, abbiamo provato il pronti via da subito. Certo non pensavo di rimanere solo già dopo venti chilometri. Mi son detto: «Proviamo a fare la salita forte e poi ci penso». Il timore di saltare era dietro l'angolo, però ho stretto i detti ed è andata bene.

Ci sono voci sul fatto che tu ti sia presentato alla prima di stagione con 9.000 chilometri da inizio preparazione. Innanzi tutto possiamo sapere se corrisponde al vero? Nel caso, come fai ad avere il tempo per allenarti così tanto?
Quest'anno, essendo molto più organizzato con il lavoro, avendo un socio che mi aiuta tantissimo, sono riuscito ad allenarmi molto. Da novembre, quando ho iniziato la preparazione, ho circa settemila chilometri.   Sono spesso in giro per lavoro, ma con me ho sempre la bici, ogni buco libero è buono per saltare in sella...

Come ti alleni? Sei seguito da un allenatore? Usi per caso un powermeter?
Mi alleno sempre con cardio e powermeter. Sono molto metodico. Inoltre sono personal trainer per passione personale e collaboro con la palestra multisport che mi ha aiutato molto nella fase invernale. Ho fatto molta palestra mirata alla bici, sto seguendo sempre i consigli ''multisport'', in quanto faccio ancora oggi palestra una volta alla settimana. Per l’allenamento in bici mi preparo da solo. Ho un grande aiuto da mio papà che mi fa fare molto dietro motore, in qualsiasi momento ed è sempre disponibile. Il venerdì faccio sempre cento-centoventi chilometri dietro furgone.

Qualcuno direbbe che non sia corretto definirsi amatori con tutto questo allenamento. Io personalmente sono convinto che ognuno sia libero di interpretare la propria passione come meglio crede e fa bene se gli va di allenarsi tanto perché a tempo a disposizione oppure perché è capace di sacrificare altri interessi alla pratica del ciclismo. E’ la finalità che distingue l’amatore da colui che pratica il ciclismo per professione. Tu cosa ne pensi?
Io mi definisco amatore per il semplice fatto che la mia priorità è il lavoro e la bici la metto dentro agli spazi disponibili. Il vero amatore, che non ha fatto mai gare nelle categorie superiori e dice che noi siamo professionisti, non ha un metro vero di misura tra gli amatori e i professionisti. Vedi come nel passato qualche ex professionista forte che è venuto a fare gare con noi lasciava i forti amatori a giocarsi la seconda piazza a venti minuti di ritardo. Sono anche io del parere che un amatore può allenarsi e interpretare il proprio tempo libero come vuole e non dovrebbe esser per questo criticato.

Quest’anno hai deciso di dedicarti maggiormente alla granfondo, entrando a far parte del neonato Team Cannondale Gobbi FSA. Come descriveresti il mondo delle granfondo, cosa ti piace e cosa invece cambieresti?
Quest'anno sono in una squadra nuova, contentissimo di esserci,  una nuova esperienza tutta da esplorare. Cosa dire delle granfondo: è un bel mondo (anche un gran sacrificio), ma in questo momento non cambierei nulla. Vedo la differenza d'immagine che c'è qui rispetto a tutte le corse fatte gli anni scorsi. Diciamo che sono cose che danno una marcia in più.

Ormai le nuove normative sono in atto da un mese di granfondo. Cosa ti sembra sia cambiato? Come vedi la presenza di coloro che non hanno il requisito etico per avere la tessera da cicloamatore e comunque partecipano come “cicloturisti” fuori classifica? Trovi che abbiano alterato le gare cui hai partecipato?
Le nuove normative hanno fatto 'chiacchierare molto. Io sono del parere che è giusto fermare due anni atleti che hanno fatto i prof, quattro anni sono troppi! Come per i dilettanti penso sia sufficiente una stagione. Per quanto riguarda chi è stato trovato positivo e ha scontato una pena, ritengo sia un po’ ingiusto non farli più correre in classifica. Purtroppo devo dire che gente che ha la tessera da cicloturista o gente che corre a invito in quanto professionista o elite, ha un po’ alterato l'andamento delle corse, che ho disputato quest’anno.



Quali sono i tuoi principali obiettivi per il resto della stagione?

Per quest'anno non ho obiettivi prefissati. Cerco di raccogliere quello che viene!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo.
Grazie a voi

(13 marzo 2014)

 

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