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Inserito il 12 marzo 2014 alle 18:16:42 da gazario. - Letto: (2589)

GF di Alassio: che spettacolo!

Giornata climaticamente ideale, percorso duro e spettacolare. Tanta attenzione ai servizi e alla sicurezza. Difficile chiedere di più ad una giornata di sport. Grande soddisfazione e visi sorridenti tra i partecipanti.

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Play Full Nikon)

La Granfondo di Alassio è la prima grande novità della stagione 2014 e per festeggiarla ecco una giornata meteorologicamente straordinaria, con un cielo tinto di un azzurro fantastico e temperature ideali per pedalare fin dal primo mattino. In realtà nel passato ci furono un paio di edizioni di una granfondo intitolata alla cittadina ligure, che fu anche sede di due edizioni della Granfondo Carlo Dapporto, ma organizzazione e percorso sono quest’anno completamente nuove, per cui si può giustamente parlare di prima edizione. E la nuova organizzazione, capitanata da Vittorio Mevio, è una tale garanzia che i 1.300 dorsali disponibili sono andati esauriti già alla vigilia. Niente male per una granfondo inedita!

Il quartiere di tappa è allestito all’interno di una grossa tensostruttura, posizionata sul lungomare in una zona limitrofa al famoso Muretto di Alassio. All’esterno numerosi sono gli stand espositivi con importanti marchi del settore, insomma non manca nulla per sentirsi coinvolti in una grande festa. Il ciclista si sente coccolato e portato dentro l’evento fin dall’arrivo ad Alassio, numerose sono le indicazioni per il ritrovo, l’area per i camper e le docce, rese disponibili all’interno della palestra di un oratorio con un ampio parcheggio antistante (a pagamento, ma tutto non si può avere!).

Come a Laigueglia, le griglie, poste proprio nel viale che passa davanti al Muretto, sono prese d’assalto con largo anticipo, tanta è la voglia di pedalare e di darsi battaglia. Io arrivo quindici minuti dopo l’orario di apertura e la prima griglia è già praticamente piena. I tre quarti d’ora di attesa della partenza passano rapidamente, tra qualche chiacchiera con gli amici ed i compagni di squadra e le interviste fatte ai numerosi vip presenti alla manifestazione, tra cui la Nazionale di MTB che è in ritiro in queste località e partecipa alla gara per fare un bell’allenamento a ritmo elevato. Qualcuno approfitta anche per farsi fotografare davanti al famoso Muretto degli Innamorati. A pochi minuti dalla partenza le ultime raccomandazioni di patron Vittorio Mevio, che invita tutti a tenere la testa sul collo, augurandoci di poter vedere all’arrivo tutti i 1.300 partenti, e si entra in modalità “corsa on”.

La partenza è a velocità “controllatissima”. Si deve uscire dal centro di Alassio attraverso una strada piuttosto stretta, resa ancora più angusta dalle auto parcheggiate. Qualcuno si lamenta e mi verrebbe da rispondere loro: «La Liguria è così; preferisci correre con qualche disagio o non correre affatto?». Ovviamente, accanto ai soliti lamentosi, ci sono i soliti furbi che alla prima occasione salgono sui marciapiedi per guadagnare qualche posizione. Evito di riportare l’epiteto utilizzato da Mevio, nel suo discorso prima del via, per descrivere questi personaggi, di cui potrei anche elencare nomi e cognomi, dico solo si rendono protagonisti di una figuraccia davvero meschina.

Giunti sull’Aurelia si parte a briglie sciolte in direzione di Imperia. Come una molla che ha accumulato energia nella fase di velocità controllata si va via ad un ritmo davvero sostenuto. Siamo sulle strade della Classicissima di Primavera, la Milano-Sanremo, e ci sono da superare i tre famosi capi lungo l’Aurelia, nell’ordine Capo Mele, Capo Cervo e Capo Berta. Ad un certo punto mi domando se i professionisti li affrontino con tanta veemenza, tanta è la velocità con cui li saltiamo via. Nella discesa di Capo Berta e nel successivo attraversamento di Imperia si crea qualche buco, ma come si ricomincia blandamente a salire verso Colle San Bartolomeo, prima vera asperità di giornata, la testa della corsa sembra quasi fermarsi. Il gruppo torna a rinfoltirsi, indeciso sul da farsi nei confronti dei tre che si sono nel frattempo lanciati in fuga.

Non appena si lascia la strada del Colle di Nava per procedere in direzione di Cesio e di qui verso il Colle San Bartolomeo, il ritmo improvvisamente si fa davvero sostenuto ed il gruppo si seleziona in gruppetti da 25-30 unità. La discesa che segue è piuttosto tecnica ed il fondo stradale è in qualche punto un po’ rovinato. Purtroppo qualche concorrente incorre in forature e ci sarà anche qualche caduta, attribuibile però unicamente all’incoscienza di qualcuno, che proprio non riesce a fare a meno di fare manovre azzardate.


Giunti a Pieve di Teco, passiamo davanti ad una galleria che è stata chiusa al traffico per il passaggio della corsa, al fine di permettere ai partecipanti di affrontare una enorme rotonda nelle migliori condizioni di sicurezza. Questo è uno dei particolari che fa capire quanto all’organizzatore interessi la sicurezza dei suoi “clienti”. Si procede a gran ritmo su un falsopiano a scendere, dove finalmente si riesce a mangiare qualcosa. La tregua finisce rapidamente, perché una rapida inversione immette sulla salita che conduce a Gazzo.

La strada è stretta, la salita è dura, anche se complessivamente pedalabile, si passa all’ombra degli ulivi, e gli squarci panoramici, per chi ha tempo di alzare la testa, sono interessanti. In questa fase nessuno forza più di tanto per evadere dal suo gruppo, perché tutti sanno che seguirà un lungo tratto di mangia e bevi che è meglio affrontare in gruppo. La strada qui offre scenari spettacolari. Preso però dall’agonismo della gara, ci faccio poco caso.

La discesa per arrivare a Villanova d’Albenga è ancora più tecnica di quella precedente, tanto che il pessimo discesista che qui scrive rischia di farsi staccare dal gruppetto in cui si trova. Ormai si procede guardinghi, evitando inutili sprechi di energie, nell’attesa della salita che porta al traguardo che comincia lieve al novantaduesimo chilometro, ma dopo un’ampia curva a sinistra si rivela in tutta la sua durezza. Comincia una successione di ampi tornanti ripidi, seguiti da brevi rettilinei dove la pendenza si attenua. Si attraversa l’abitato di Caso e dopo circa quattro chilometri ecco un falsopiano su strada ampia e paesaggisticamente spettacolare che permette di respirare un attimo e, a chi vuole, di godersi il panorama, in attesa dell’ultima coltellata ai muscoli, i due chilometri finali che conducono alla Madonna della Guardia, che i più avevano già affrontato alla Granfondo di Laigueglia.

So quindi quello che mi aspetta, ma quando, svoltando a sinistra davanti al cartello che indica i meno due, volgo lo sguardo verso l’alto e vedo la strada che devo percorrere, un certo timore mi assale comunque, anche perché il gran ritmo della gara, molto tirata fino a quel punto, mi ha un po’ intossicato le gambe e non riesco ad imporre il passo che vorrei.  La cosa piacevole è la presenza di pubblico sui lati della strada, nei punti più spettacolari, che ti fa sentire un po’ protagonista di una corsa vera. Qui si decidono le posizioni, chi ha osato troppo si stacca e viene riassorbito da chi insegue, chi invece ha saputo gestirsi, nonostante il ritmo elevatissimo, riesce a guadagnare posizioni e a staccare i compagni d’avventura.

Tagliato il traguardo, sembra di entrare nel vivo di una vera festa. Chi arriva aspetta gli amici e scambia le prime impressioni sulla gara con i compagni di avventura, attingendo ad un ristoro finale davvero  ricco. I visi sembrano quasi tutti soddisfatti, a partire da quello di Vittorio Mevio, cui faccio subito i complimenti per essere riuscito al primo colpo a realizzare una bellissima manifestazione. Scendere verso Alassio è quasi un peccato, visto quanto è bello quello che di riesce a godere da quassù.

 

Per godermi ulteriormente la splendida giornata di sole, allungo un po’ dopo gara lungo l’Aurelia, andando fino ad Albenga e tornando indietro, in compagnia di due amici. Qui incontro parecchia gente che fa come noi, segno che c’è davvero tanta voglia di pedalare dopo un inverno che ci ha riservato tanta pioggia. Viva la primavera!

Il pasta party è discretamente fornito e la distribuzione è parecchio veloce. Quattro chiacchiere con gli amici e qualche nuovo incontro, tutti soddisfatti della nuova esperienza: un percorso spettacolare e duro il giusto per questa fase iniziale di stagione, una gara tiratissima ed una logistica perfettamente azzeccata. Le premiazioni partono con un po’ di ritardo, ma vengono gestite molto rapidamente, così ci si può godere un ultimo gelato e ripartire alla volta di casa. E’ tanta la soddisfazione di aver partecipato che già si parla della prossima gara.

Mi permetto una nota finale che prende spunto da un episodio che mi è accaduto sull’ ultima salita. Purtroppo continuano ad essere presenti i “Portoghesi”, che si buttano in gruppo durante la gara, senza aver pagato l’iscrizione. Alcuni di loro danno veramente fastidio, creando buchi in gruppo oppure chiudendoli e alterando quindi il risultato della gara, magari non la lotta per la vittoria finale, ma quella per le posizioni di rincalzo. Se ciò non bastasse mettono a repentaglio l’incolumità dei partecipanti che regolarmente hanno pagato la loro quota d’iscrizione senza prendere in considerazione che, nel caso di incidente, ci sarebbero problemi di copertura assicurativa. E ho visto pure qualcuno che serenamente attingeva al ristoro finale. Chiedo a queste persone di riflettere un attimo sul termine “rispetto”. Ci vuole “rispetto” per chi ha organizzato una manifestazione e, se si vuole partecipare, è giusto pagare il biglietto d’ingresso, ci vuole “rispetto” nei confronti di coloro che hanno pagato e vorrebbero che tutto si svolgesse in maniera “regolare”. Ci si lamenta per la presenza di coloro che non hanno il cosiddetto “requisito etico” e partecipano come cicloturisti, ma a me danno molto più fastidio i personaggi che ho sopra descritto.

Per la cronaca della gara, potete fare riferimento a questo link, mentre le classifiche sono scaricabili dal sito MySDAM.

(12 marzo 2014)

 

 

 

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