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Inserito il 11 marzo 2014 alle 16:54:51 da gazario. - Letto: (2396)

GF del Conero-Cinelli: un'iniezione di sport e panorami

Una giornata primaverile ha permesso di godere tutta la spettacolartà di una granfondo che attraversa località incantevoli, con un percorso molto tecnico che ha messo tutti a dura prova. Un piccolo omaggio a tutte le concorrenti per la Festa della Donna. Vittoria sul percorso lungo di Vincenzo Pisani e Chiara Ciuffini, mentre sul percorso corto si impongono Stefano Borgese e Sabrina De Marchi.

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full Nikon)

 

Per molti ciclofondisti una granfondo inizia già il sabato. C’è spesso da fare un lungo viaggio e, come una sorta di pellegrinaggio, ci muoviamo tutti insieme per giungere alla meta desiderata. Stavolta la mia destinazione è Ancona, il Conero. Solo recentemente ho scoperto ciclisticamente le terre marchigiane, ma le poche esperienze fatte mi hanno lasciato sempre un’ottima impressione. La pur lunga trasferta che mi porterà dalla Toscana all’Adriatico non mi pesa per niente, tanta è la voglia e la curiosità per questa ulteriore esperienza oltre Appennino, la Granfondo del Conero, di cui finora ho solo sentito parlare, ma che mai ho vissuto direttamente.

Arrivo al raduno di partenza quando il pomeriggio è già avanzato. La logistica è molto interessante e facilmente raggiungibile, posta in prossimità dell’uscita dell’autostrada. Trovo Cristiano, il responsabile del comitato organizzatore, indaffarato e impegnatissimo nel definire gli ultimi dettagli organizzativi e a risolvere i mille piccoli problemi che si presentano di solito a quest’ora della vigilia. Sarà proprio lui a spiegarmi che si è dovuto rinunciare a una più affascinate location vicina al centro cittadino per la concomitanza di altre manifestazioni e optare per quella che è una soluzione obbligata, che inciderà anche sulla scelta del percorso il quale non potrà prevedere la bellissime strade della litoranea del Conero. Poco male. Si andrà nell’entroterra e i ciclisti locali assicurano che ci sarà comunque da divertirsi e che si troveranno scorci da ammirare.

I ragazzi del servizio di cronometraggio sono indaffaratissimi e già si è formata una piccola coda per la sostituzione del chip storico, con uno a più elevata tecnologia. «Qui si mette male», penso, perché già immagino cosa succederà l’indomani, quando - in molto meno tempo - si dovrà fronteggiare l’arrivo di tutti quei ciclisti che fanno la gara in giornata. A noi va ancora bene e sbrighiamo la pratica in pochi minuti.



Così resta il tempo per guardarsi attorno e assaporare l’atmosfera della vigilia. Ci sono tante donne che mostrano orgogliose il loro mazzo di mimose: è l’otto marzo, è la loro festa. Mi fa piacere notare come, nel corso degli anni, la pratica del ciclismo si sia sempre più sviluppata anche in campo femminile, a dispetto delle insensate credenze popolari che vorrebbero questo sport poco adatto alle ragazze. Anche qui ad Ancona rappresentano una bella quota e su 1.500 partecipanti iscritti se ne contano almeno un centinaio. Toccherà a loro il giorno dopo scrivere le storie più belle di questa granfondo, con tutta quella carica di sensibilità e fascino che accomuna il loro essere donna.

È giunto il momento di riposare e mi reco in albergo. Ci hanno riservato una camera in un bellissimo borgo collinare nell’entroterra. Offagna non è molto lontano, non a caso è la vetta dell’ultima salita della gara, prima della picchiata verso l’arrivo, ma lassù sembra di stare in un altro mondo, lontano dalla confusione della zona commerciale e della statale Adriatica. Purtroppo ho poco tempo, ma non mi faccio mancare due passi notturni nel centro storico sormontato da un’interessante rocca medievale, ammirando le vallate che l’indomani faranno da cornice allo spettacolo delle biciclette.

La domenica mattina l’ora della sveglia arriva sempre troppo presto, si ha sempre l’impressione di non aver riposato abbastanza. Eppure stavolta mi sento un leone e non vedo l’ora di partire: consumo rapidamente la mia colazione e mi vesto, stavolta optando senza dubbi per la divisa estiva con gambali e gilet da togliere prima della partenza. Di primo mattino fa ancora piuttosto freddo, ma il sole che spunta e l’assenza di nuvole promettono bene per il prosieguo della giornata ed è facile prevedere un netto incremento delle temperature. Scendo alla partenza e sono già in griglia di partenza quarantacinque minuti prima del via annunciato per non perdermi nessuno dei momenti più importanti di un evento granfondistico. L’attesa in griglia per molti è fonte di stress e preoccupazione, per altri – me compreso – un bellissimo momento di scambio di impressioni ed emozioni con quelli che di lì a poco saranno compagni d’avventura.

Stavolta, tuttavia, l’attesa si prolunga più del solito. Come da me presagito alla vigilia, ci sono lunghissime code ai desk del sistema di cronometraggio e l’organizzazione, suo malgrado, è costretta a spostare la partenza di trenta minuti, per attendere i partecipanti che ancora stanno attendendo il loro turno. Il differimento della partenza crea molti malumori all’interno del gruppo, ma ancor più si levano lamentele per il comportamento di alcuni colleghi che, in virtù di chissà quale legittimazione escono dalle griglie di appartenenza e si portano avanti creando una griglia parallela alla prima che creerà tensioni e l’inevitabile imbuto al momento del via. Personalmente credo che questi comportamenti vadano contro al rispetto dell’etica sportiva e non siano una buona pubblicità per il mondo ciclistico amatoriale. Qualcuno lamenta l’assenza di controlli ma d’altronde non si possono costruire dei bunker per garantire la regolarità della partenza di una gara ciclistica che, in buona parte, dovrebbe essere affidata al buonsenso dei partecipanti.

Poche chiacchere, si parte! L’andatura è subito fortissima nel primo tratto in leggero falsopiano e prestissimo arriverà la prima salita verso Polverigi che metterà subito i valori in campo al loro posto, anche se nei primi gruppi non c’è ancora tanta selezione. Il bivio tra i due percorsi arriva molto presto, al termine di un tratto vallonato da fare sempre in spinta: sarà la caratteristica di tutto il percorso dove non c’è mai, o quasi, un momento di recupero. Svolto come al solito sul percorso lungo e ci proiettiamo in una veloce discesa che ci porta verso la vallata dove si trova la cittadina di Jesi.
Per la prima volta ho l’occasione di alzare la testa per ammirare il panorama, ma per un po’ c’è ancora da fare attenzione. I gruppi sono ancora numerosi e tali rimarranno fino all’inizio della salita lunga, mentre davanti ha già preso corpo la fuga a sei, che determinerà l’esito della corsa. Sempre in salita si attraversano borghi dai nomi simpatici, come Castelbellino e Monte Roberto, che punteggiano questi primi contrafforti collinari. Ma la salita sembra non finire mai, solo interrotta da qualche tratto di lieve discesa, che consente di recuperare il fiato. La fatica comincia a farsi sentire e l’andatura dopo la lunga sfuriata iniziale si fa regolare.
Dopo Cupramontana ci aspettiamo la fine della salita, ma il percorso ci riserva ancora un paio di strappi impegnativi che ci proiettano ancor più nell’entroterra e ci fanno guadagnare la quota di 600 metri sul livello del mare. «Scenderà prima o poi» è il pensiero di molti e finalmente inizia una ripida picchiata che ci porta verso le azzurrissime acque del lago Castreccioni, ricavato da una diga artificiale sul fiume Musone. Lo scenario è paesaggisticamente notevole, anche se la velocissima discesa consente solo qualche occhiata fugace. Nemmeno il tempo di respirare e si inizia nuovamente a salire verso Pozzo di Cingoli: l’erta è breve ma molto impegnativa e farà ulteriore selezione. Per fortuna, memore della cotta della domenica precedente, avevo optato per una partenza più controllata e così ho in serbo ancora molte energie per superare senza problemi questo ostacolo e rimanere in un bel gruppo che proseguirà di ottima andatura nella seconda metà di gara.
Su un terreno che non offre pause, costellato di centinaia di piccoli strappi e qualche salitella più impegnativa, si attraversano i borghi di Filottrano e Montefano e una bella campagna ben ordinata. La temperatura ora è veramente primaverile, è bello pedalare così. Vorrei che non finisse mai, ma il cartello dei venti chilometri all’arrivo mi annuncia che è l’ora di impegnarsi per l’ultima fatica di giornata, la salita di Offagna, dove trovo l’amico e “rivale” Gabriele, con cui è sempre un piacere scozzarsi sia in gara che fuori: e anche stavolta non mancheranno attacchi ad personam e sfottò reciproci, giusto per dare un po’ di colore e un senso agonistico alla nostra prova. L’arrivo però è dietro l’angolo e giunge così la fine delle nostre fatiche.

Così è il turno del festival delle donne che avevo annunciato. Dietro la dominatrice Chiara Ciuffini, che ottiene la sua seconda vittoria stagionale, arriva un folto gruppo dove Elena Cairo e Sandra Marconi si giocheranno in volata gli altri due gradini del podio. Ho l’onore di assistere in prima fila al duello che vedrà la giovane calabrese prevalere di un soffio sull’atleta di casa. Ma la prova più bella le due ragazze la danno poco dopo, abbracciandosi e complimentandosi a vicenda per il bel momento di sport condiviso, dove la rivalità non ha impedito di far vivere al meglio i valori portanti di questa passione comune. Un bello spettacolo che dà una bella lezione a chi troppo spesso vive in maniera esasperata queste gare, che pur con il giusto e necessario agonismo, devono essere sempre delle occasioni per divertirci. Un’altra bella storia la scrive Alessandra Corina con cui ho passato buona parte dell’attesa della partenza. Lei gestisce un ristorante con il marito e ha lavorato alla vigilia fino a tardi, svegliandosi all’alba per venire a correre. Circondata dall’affetto e dalla cura dei suoi compagni di squadra, ha sfiorato un grande risultato prima di arrendersi a un principio di crampi. All’arrivo è comunque soddisfatta, perché anche per lei è stata una bella giornata di sport e divertimento.



Diversi minuti prima si è decisa anche la gara dei maschi con il gruppo di sei corridori che si è scremata lungo il percorso, con Vincenzo Pisani che, grazie all’allungo decisivo sulla salita finale, si aggiudicava la granfondo con quasi un minuto di vantaggio sui compagni di fuga Dmitri Nikandrov e Federico Castagnoli che giungevano nell’ordine all’arrivo.



Nel percorso più corto invece ad aggiudicarsi la gara è stato l’abruzzese Stefano Borgese in volata davanti all’onnipresente romano Matteo Cecconi e al faentino Silver Lazzeri, mentre al femminile vittoria per distacco per Sabrina De Marchi che precede le romagnole Roberta Monaldini e Veronica Pacini.

I momenti del dopogara sono ancora una bella occasione per ritrovarsi con gli amici per raccontarsi le nostre corse. Sarà stata la bella giornata, ma i volti appaiono tutti soddisfatti e sorridenti, a prescindere dal risultato. E con questo pensiero, mi rimetto velocemente in auto perché la strada per tornare a casa è molto lunga, anche se la voglia di rivivere queste emozioni mi farà, già da stasera, avviare il conto alla rovescia per i giorni che ci separano dal prossimo appuntamento.


Le classifiche complete sono consultabili sul sito Kronoservice.

(11 marzo 2014)

 

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