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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 05 marzo 2014 alle 18:54:30 da Enrico Cavallini. - Letto: (2724)

Gf Mtb Olmo: la prima volta

Nella vita di chiunque ci sono state tante "prime volte". Il primo giorno d'asilo, il primo giorno di scuola, il primo bacio, la prima bicicletta. La Gf Mtb Olmo dello scorso 2 marzo ha segnato la mia prima granfondo sulle ruote grasse. Tanta emozione e tanto divertimento. Ecco come è andata.

 

 

 

(testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

Non avete mai notato di quanto siano emozionanti le prime volte? La "prima volta" di una qualsiasi esperienza porta con sé "quel certo non so che" che la rende unica. Dopo la "prima volta" le successive occasioni possono anche essere più belle, ma sicuramente mai emozionanti come la prima volta.

Nonostante di primavere ormai ne abbia passate quarantaquattro, sono ancora capace di crearmi delle "prime volte" e di godermi appieno tutta l'emozione.

Così è stato domenica 2 marzo scorso, quando alla 9a edizione della Granfondo MTB Olmo, ho esordito in una granfondo di mountain bike.

Con una visione ad ampio spettro, o per chi bazzica nell'ambiente ormai da anni, non fa certo notizia, ma per me era una cosa tutta nuova.

Sebbene siano ormai 14 anni che vivo quotidianamente nel mondo delle granfondo su strada, la Gf MTB Olmo è stata la mia prima occasione di prendere parte ad una "gara" di MTB.

Tutto nuovo per me! Gente nuova, percorso incognito, o meglio, incognita era la mia capacità di poterlo affrontare, mancanza assoluta di conoscenza di tutta la serie delle modalità operative.

Ecco, per fare capire meglio: se fosse stato il mio primo lancio nello spazio sarebbe stato uguale.

Celle Ligure, sede della manifestazione, ma anche della Giuseppe Olmo spa, che di fatto organizza la manifestazione tramite il Velo Club Olmo, non dista molto da casa mia. In un paio di orette la raggiungo comodamente, per cui scelgo di giungere la domenica mattina.

L'ansia del parcheggio non manca mai, soprattutto quando siamo in Liguria che, notoriamente, non prolifera di posteggi. Ma ormai, veterani della Granfondo Gepin Olmo, la granfondo su strada che quest'anno si disputerà il 30 marzo, sappiamo già dove trovare posto per l'auto.

Sono le ore 8.00 e il veicolo è parcheggiato al "solito posto". Mancano ancora due ore alla partenza, ma preferisco prendermi del tempo per portare a termine tutte le operazioni con calma.

L'obbiettivo di giornata è duplice: addentrarmi professionalmente nel mondo della mountain bike, ma soprattutto... divertirmi!

Vado a ritirare il numero e il pacco gara. E fino a qui le operazioni sono completamente identiche. 

Decisamente funzionale il sacco gara consegnato che contiene un comodo asciugamano griffato Olmo, una barretta, uno stick di lubrificante, una camera d'aria da 26" e un simpatico portachiavi a forma di biciclettina.

Un saluto agli indaffaratissimi amici della SDAM e via, a montare la bici e prepararsi.

Ovviamente è già qualche tempo (direi quasi due anni) che mi diletto anche in MTB (e onestamente mi diverto tanto tanto di più), ma ad una granfondo non ho mai partecipato, per cui qualche remora ce l'ho, soprattutto a riguardo delle mie capacità di guida.

Sono le ore 9.00. Ormai la bike è pronta, il numero attaccato e anch'io sono pronto. La giornata sarà bella, ma la temperatura è veramente fresca. Opto per la soluzione della divisa estiva con gambali e manicotti. Memore delle prove su strada, mi avvio già verso le griglie pronto per la ressa. Ho un numero da prima griglia amatori, ma preferisco entrare presto e scambiare qualche parola con qualcuno. Invece niente! Di fretta e di ansia, tipica delle prove su strada, non ce n'è l'ombra e, con tutta pace, vengono levati i nastri alle 9.30. I biker riempiono ordinatamente le loro griglie.

La prima griglia, composta da 50 numeri, è riservata agli élite, i corridori "veri". E ovviamente nessuno si lamenta. Nella MTB l'integrazione è massima e non crea la minima noia a nessuno... anzi! Non c'è nulla di più bello di stare lì, fianco a fianco, con chi in bici ci sa andare veramente, tentando di carpire qualche segreto o di vedere qualche novità in test sulle loro bike.

Intanto mi informo su come funziona la gara e su com'è il percorso. Qualche parola, qualche scatto, qualche ripresa e il camaleontico speaker Ugo De Cresi, ci ricorda che mancano 60 secondi alla partenza.

Ecco, il countdown, pronti, via! Boia... dieci metri e siamo giù a tutta!

Il percorso è composto da due anelli: il primo di 23 chilometri e il secondo di 15 chilometri, per un totale di 38 chilometri e quasi 1200 metri di dislivello. Pensando con la testa dello stradista, sia la lunghezza che il dislivello non sono impegnativi, ma dopo circa 20 minuti, mi sono fatto tutt'altra idea.

La prima salita presenta rampe da fare impennare la bici come un cavallo imbizzarrito e la furia dei partecipanti è veramente elevata. Ancora una volta mi rendo conto di quanto io vada poco in salita. Onestamente, però, il tempo e la velocità sono i miei ultimi pensieri. L'obbiettivo di giornata è finire il percorso sano.

Il tracciato è veramente bello, soprattutto quando si sale in cresta e il mare si staglia sotto di noi. Anche le discese sono un vero spettacolo, single-track e toboga che si sprecano, puliti, mai pericolosi e presidiati. In alcuni tratti le copiose piogge dei giorni precedenti hanno lasciato il segno, o meglio, delle vere pozze di fango, ma il bello della MTB è proprio questo.

Le prime discese, grazie anche a chi mi precede, riesco a guidarle divertendomi proprio. Non ho un gran manico e devo ancora seguire le ruote degli altri per trovare la traiettoria giusta. Una bella rampa di gradini ci riporta infine a Celle dove si termina, con una passerella sul lungo mare, il primo giro, pronti ad affrontare il secondo. E' più breve ed è un "di cui" del primo. Il primo tratto di salita è identico, così come la discesa.

Sono stanco come se avessi fatto un trasloco. Non è rimasto un muscolo che non si stia lamentando, ma, non so perché, ne sono pure felice: sarà masochismo?

Il secondo giro è più tranquillo. Ormai il gruppone si è sfoltito e si sale in due o tre insieme, non di più. La velocità, causa anche la stanchezza, è sensibilmente inferiore rispetto a un'ora e mezzo prima.

In compenso questo tratto presenta un bellissimo single-track che, se io non soffrissi di vertigini da terrore, sarebbe da fare a manetta. Invece procedo come se stessi camminando su una fune appesa in mezzo al cielo. Un grosso ostacolo che dovrò imparare a superare.

Appena il sentiero si riapre, torno in me e lascio che la forcella faccia il suo lavoro come deve.

Su e giù, su e giù! Non c'è un attimo per prendere respiro!

Di nuovo, scalinata, sotto passo, scalini a salire, lungomare e finalmente l'arrivo. Sono passate tre ore e ho impiegato ben più di un'ora e un quarto rispetto al vincitore, ma la cosa non mi importa minimamente.

Sono felice e contento come un bambino. Sono infangato che neanche Adamo prima del soffio vitale era così concio, ma felice e divertito. Più tardi, riguardando le foto scattate da mia moglie, ne vedo una che mi desta ilarità: «Boia, come l'ha conciata la bici sto qua?» le chiedo, e lei... «E' la tua!».

Vado a mangiare al succulento pasta party, che offre di tutto e di più, mentre attendo che torni carica l'autocisterna per il lavaggio della bici.Una sorta di terzo tempo! In piena rilassatezza attendendo il proprio turno, si sfrutta l'occasione per socializzare.

La giornata è finita! Il lavoro mi chiama in altri lochi. Ricarico tutto in macchina e via, verso nuovi lidi.

I miei personali complimenti vanno al Velo Club Olmo per la splendida organizzazione, ma soprattutto un plauso personale a Paolo Olmo che, invece di stare a fare lo sponsor, si è preso la briga di organizzare in prima persona.

L'appuntamento con il Velo Club Olmo è fissato per il 30 marzo, sempre a Celle, dove in griglia entreranno gli stradisti per la Granfondo Gepin Olmo.


(5 marzo 2014)

 


 

 

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