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Inserito il 05 febbraio 2014 alle 10:26:05 da Alessandro Schiassel. - Letto: (2511)

Il mental coaching: un aiuto per iniziare la stagione alla grande

Quando la tecnica si deve unire alla mente per la ricerca dei compromessi dove la bilancia segna nel fulcro la saggezza di un peso che dobbiamo sopportare chiamato "amore per lo sport" .


a cura di Alessandro Schiasselloni
Cari colleghi di sacrificio, voi amici di pranzi saltati, di pomeriggi senza sole dove la lucina del vostro manubrio urla: occhio, ciclista in allenamento! Voi che affrontate la nebbia, la pioggia, la neve, ma anche l'aria senza profumo di fiori della vostra cantina o del corridoio di casa "rullando" a più non posso davanti ad una TV o ascoltando con il vostro MP3 l'inno alla fatica, che stimola tutti gli ormoni risparmiati durante il giorno di lavoro, per ottenere potenza su un misuratore che spesso ci condanna al solito verdetto.

Mai mollare (perché se si molla, il verdetto è fallire), alzare il volume o un bel documentario di gare della stagione passata, dove i nostri beniamini professionisti ci guidano verso la nostra giornata di gloria.

Ecco, ci siamo: qualcuno come il sottoscritto ha già provato la gamba sfidando il cronometro, qualcuno ha già succhiato le ruote con il cuore a tutta, cercando di pensare solo ad una cosa: non staccarsi.

Siamo pronti o no?
Quante volte questa domanda ci ripercorre la mente mentre prendiamo la nostra bici o torniamo a casa massacrati e vuoti di energia, spesso anche mentale, per aver sommato la bici allo stress della nostra vita di tutti i giorni.

Vediamo allora due concetti semplici da tener sempre presenti, concetti che legano il mio lavoro di Sport Mentalist con quello di Preparatore Atletico, visto che la testa comanda il corpo ed il corpo comanda la testa, giusto?

Errori tecnici più comuni:
-Un sistema per essere funzionale deve essere ripetuto almeno per sei-otto  settimane, con un periodo di carico progressivo per le prime tre settimane e poi scarico per una settimana per poi riprendere, incrementando sia il volume che l'intensità.

Il sistema di allenamento non va mai cambiato: è finita l'era della corsa dietro all'ape tre ruote, alla 500, al pullman, al Ciao….

Erano belli quei tempi, ma oggi giorno, se non ti alleni con la scienza, di solito fai poca strada.....al massimo.

Se ci si allena principalmente sui rulli, purtroppo quando si sale in sella le cose cambiano sempre e tanto. In questo caso, attenzione alle prime gare: farle solo per trasformare ed adattare il sistema muscolare e cardiovascolare allo stimolo e alla durata del medesimo, poco da aggiungere.

Se si passa la preparazione con amici simpatici che ci portano, dopo la solita tirata, dove l'ultimo paga il caffè al primo scalatore, ricordiamoci che in gara non ci si ferma quasi mai. Se ci si ferma è perché non se ne può fare a meno (rifornimento).

Se si fanno delle medie in allenamento di 24-28 km/h, in gara sarà dura fare i 32-38 km/h, stare anche nel treno giusto. Se non si è allenati, viaggiare a 45-55 km/h ci consuma come le candele di cera, e quando c'è da fare luce, ci si spegne con un soffio di vento impercettibile.....ahimè.

Dall'altro lato, ce ci si allena troppo ora, si va forte nelle prime gare, ma si esplode quando arriva il sole. Per cui occorre programmare bene gli appuntamenti importanti e farne la regola per tutto.

Impariamo dai professionisti: si corre anche solo per allenarsi, ma lo si fa non dicendolo solo alla fine per giustificare il nostro fallimento.

E la mente a questo punto?

Si parla spesso di soglia del dolore: giusto?

La soglia è soglia, per cui la si allena come quella di potenza muscolare visto che vanno parallele come due binari dei treni.
In  questo periodo generale e per chi vuole andare forte alle prime gare, è utile soffrire in parte, non sempre, per non andare in over training; toccare la soglia e passarci qualche minuto ci richiama alla mente chi siamo ora e chi dobbiamo essere presto.

L'unico vantaggio di questo periodo pre-gare?
Arrivati in cima alla vetta quando il cuore fa fatica a scendere ed il sudore si ghiaccia immediatamente, potete fermarvi a respirare, cosa che in gara sapete essere quasi impossibile, visto che la discesa è la salita veloce di chi vuole il massimo da se stesso.

Ogni giorno che uscite fate un check-in della condizione muscolare ed energetica: il programma si fa a casa, ma la bici non è un divano, per cui si cambia e si cerca di fare sempre quello che dia lo stimolo fisico e mentale giusto.

Se vi affidate ad un tecnico, fate quello che vi dice, ma ricordatevi che le tabelle le fanno tutti, pochi  le sanno interpretare ogni giorno, ripeto ogni giorno.

Nel mio mestiere posso raccontarvi tanti aneddoti, tante storie di gente che dice di aver capito e come ti giri, ti chiedi: ma dove va?

Esistono due tipi di memoria. Quella superficiale, che è quella che vi fa muovere la testa quando vi chiedono: tutto a posto? Poi quella profonda che invece regola tutto, lo sport e la vita , quella che un buon Mental Coach vi aiuta ad apprezzare.

Questa memoria profonda è il segreto che descrive ogni nostra azione inconscia e ci fa muovere senza apparentemente pensare in una direzione, quella giusta per noi.

Non aggiungo altro, visto che ogni persona ha la sua storia, la sua vita e la sua memoria profonda, fatta di compromessi tra tanti valori, che spesso, anche se non prettamente atletici, regolano anche lo sport facendoci fare tante sacrifici inutili.
Il ciclista ama soffrire, ma bisogna soffrire sempre al momento giusto, per cui il massimo Training Stress Score deve essere il  giorno della gara dove si somma tecnica, programmazione e approccio mentale, ma anche saper resistere a tutte le emozioni di un gregge impazzito, che, come ai suoi tempi Freud descrisse molto dettagliatamente, ci trascina senza speranza, per cui senza usare la "testa".

Speriamo che siano utili come concetti. La mente descrive la matematica e ne fa ovvia certezza, ma la vita non è solo un calcolo, se no l'uomo non sarebbe altro che un robot.

La testimonianza di chi si avvale del mental coaching

Ed ecco il racconto dell’esperienza di chi ha ritenuto utili questi concetti e si è affidato già da tempo allo sport mentalist, come figura indispensabile accanto a quella del preparatore atletico.

Antonio Ferrari rappresenta il classico "agonista puro": persona che lavora e fa sport, ritagliando spazio alla sua vita sociale e con tanti sacrifici come tutti, vero massacratore di ruote, sempre pronto a finire dell'overtraining come tutti gli atleti forti

Paolo Querci è il classico amatore di gruppo, quello che mira a migliorare il suo tempo alle granfondo e che cerca di diventare di “spicco". E’ la classica persona che cerca di superare i propri limiti "interiori" di sofferenza e di programmazione, di realtà meccanica (valori funzionali) e di "divertimento” (stimolo - depressione - voglia di crederci).

Antonio Ferrari Paolo Queci
Esprimi in qualche concetto il supporto di uno sport mentalist, avendo già avuto esperienze precedenti con altri preparatori che non curavano in parte il rapporto "mente/corpo".
La differenza sta nell’avere una persona vicina che oltre a consigli di tipo tecnico, può aiutarti dal punto di vista umano, facendo le veci della tua coscienza e mettendoti sempre davanti la realtà in modo oggettivo. Lo sport mentalist mi ha aiutato a trovare energie e motivazioni per me sconosciute. Aspetti mai sviluppati e sottovalutati che finora non erano emersi. Lo sport non è solo una sequenza fredda di risultati, numeri, dati e tabelle. C'è alla base un lavoro di equilibrio con se stessi e di ricerca dei nostri piccoli grandi limiti. Se prima non conosciamo noi stessi o non vogliamo accettare un percorso per migliorare i nostri punti deboli, non riusciremo mai ad allenarci con tenacia, costanza ed in modo redditizio. La nostra mente è la base ed il supporto psicologico incalzante dello sport mentalist è importante.
Ritieni utile nella tua esperienza un preparatore atletico che sia anche un mental coach per la tua crescita sportiva e quindi anche per il tuo divertimento?
La mia esperienza è stata molto positiva, ho avuto una nuova concezione dei miei mezzi, molte volte sottovalutati, e una crescita costante dal punto di vista prestazionale e dei risultati. Inoltre il fattore psicologico, spesso messo in secondo piano, ha un’importanza maggiore, il che rende lo sviluppo dell’atleta il più completo possibile Ormai non potrei allenarmi e vivere senza di lui. E' un continuo punto di riferimento, uno stimolo che mi aiuta a conciliare la mia vita con lo sport riuscendo ad ottenere il massimo nei miei allenamenti, spesso ritagliati tra un impegno e l'altro. La soddisfazione è massima.
A chi consiglieresti lo SPORTMENALIST?
Lo consiglio non solo ad atleti agonisti che puntano alle prestazioni assolute, ma anche a tutte quelle persone che vogliono fare di una disciplina sportiva un momento di benessere fisico e psichico. In fondo gli antichi Romani lo avevano già capito molti anni fa: mens sana in corpore sano! A tutti, nessuno escluso. A parte il discorso di migliorare le prestazioni sportive, lo consiglio anche a chi intende dare solo un senso maggiore alla passione sportiva imparando a gestire le proprie fatiche e sensazioni in modo da averne giovamento addirittura nella vita quotidiana, al di fuori dell'allenamento. Si impara a vedere la propria mente da fuori e a comprendere quanto poco la utilizziamo!

Alessandro Schiasselloni è nato a Santa Margherita Ligure (Ge) il 1° dicembre 1962.

E' un reparatore atletico e sport mentalist , atleta amatore ciclismo su strada e con un passato di atleta in altri sport, ma anche allenatore di tanti atleti in discipline tecniche e di resistenza.

Schiasselloni ci affascinerà in questa “magia“ tra materialismo e realtà, tra piacere e odio, tra essere o non essere, ma anche tra poter diventare e non crederci dentro.

Pubblicherà una serie di articoli dove i numeri saranno sostituiti da semplice concetti, dove la meditazione e la cultura saranno la strada principale da percorrere per non perdersi in questa giungla di concetti e sistemi dove tutto è chiaro ma mai si è sicuri di saperlo interpretare e soprattutto assimilare.

 

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