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Inserito il 10 gennaio 2014 alle 09:47:33 da Alessandro Schiassel. - Letto: (3611)

Vuoi la vittoria? Credici sempre!

Allenamento, tabelle, valori atletici e parametri di performance. Tutto questo serve a costruire un risultato, ma non basta. L'insostituibile rapporto tra scienza, studio, applicazione e INTUIZIONE.


a cura di Alessandro Schiasselloni
La tecnologia va avanti, ma è l'uomo a fare la tecnologia e non la tecnologia a fare l'uomo. Speriamo sia vero ancora per qualche anno, anche se, vedendo tante persone camminare con lo sguardo ipnotico diretto solo verso il loro smartphone, forse non siamo tanto distanti dal giorno in cui le macchine avranno ragione sul sentimento umano e sulla sua ragione di decisione.

Come possiamo noi, umili atleti di tutti i giorni, che ricerchiamo un compromesso tra le nostre corse in bicicletta e la "professionalità" di una programmazione, attori di un gioco chiamato "ciclismo", ottimizzare ogni nostra goccia di sudore, al fine che la nostra macchina chiamata bicicletta - dove l'uomo è ancora e sempre sarà il primo attore - diventi un mezzo vincente?

Valori, tabelle, schemi datati e stropicciati di un archivio, su cui i forum commentano esperienze personali, traendone spunto per discussioni sentimentali e prettamente meccaniche, al fine di trovare nuovi stimoli personali per risolvere quel momento classico e normale chiamato "stallo della performance".

Cosa fare in mezzo a questo mare mosso, dove, anche se cambia il vento, la terra sembra sempre una salvezza irraggiungibile?

Da un punto bisogna sempre partire, per percorrere la spirale della nostra crescita sportiva e quindi tecnico motoria.

Fare della scienza la logica di partenza, tramite un test funzionale, può essere utile per capire chi siamo in una scala di sportivi ben nota, dove il professionista vincente è il picco di un triangolo chiamato "esempio da seguire".

Il resto diventa poi una formula di percentuali da interpretare con logica e personalizzazione, sempre con la salute fisica e mentale come primo obiettivo (almeno spero).

Quando sappiamo, sulla base meccanica, chi siamo, logicamente possiamo capire dove dirigere le nostre fatiche: programmazione e quindi obiettivi. Possiamo iniziare un percorso, dove i fallimenti e i progressi si sommano sempre, ma lungo il quale, se si sbaglia l'interpretazione e la personalizzazione dei sistemi, il conto che paghiamo è spesso molto, molto caro.

Prendiamo ora con la logica del caso ogni nostro guadagno positivo e fallimento apparente, lo confrontiamo ogni giorno non in preda al panico e alla rabbia che porta solo alla disperazione e a maggiore confusione .

Chiediamo aiuto a chi ha tanta esperienza, e non a quello che incontriamo al bar e manco conosciamo, vestito per benino e ben tirato, che con la firma del suo corpo ti dice con un sorriso: «Sbagli e ti dico io cosa devi fare per migliorare».

Se ogni giorno in cui ti alleni, se ad ogni allenamento credi in quello che fai e ce la metti tutta, allora puoi capire chi sei in quella tabella chiamata " w/kg ", in quel numero che trova un'espressione concreta di un percorso in salita, dove tu hai dato tutto e sei fiero di essere arrivato primo con te stesso.

Metodica e ripetitività: un gesto tecnico deve diventare naturale affinché, quando siamo sotto stress emozionale, come in gara, dove tanti come noi ci urlano: «passo, via, tira…..»
Non dobbiamo perdere quanto abbiamo fatto in allenamento: deve sempre rimanere la nostra firma in quel percorso, dove chiudiamo un rapporto di collaborazione tra corpo e mente, che mai deve essere assecondato da arroganza e presunzione.

L'analisi nei siti, come ad esempio Strava, ci aiuteranno a rivedere le nostre performance, sia di allenamento che in gara .

Il confronto di quanto fatto, col cuore in bradicardia ed il cervello non pulsante dall'adrenalina, ci permetterà di capire quanto abbiamo ottenuto da quello che abbiamo allenato, ma anche quante cose, trascinati dal succhiare la ruota, dove questo non serviva, essendo una salita al 14%, ci hanno messo KO e ci hanno condannato a perdere il gruppo dei "nostri" eguali in caratteristiche atletiche, per farci ricadere nella delusione del gruppetto inseguitore, dove ti ritrovi a convivere la stessa storia fatta di delusione e amarezza per non aver saputo sfruttare i "valori sudati in allenamento" ed utilizzarli al momento giusto .

La gara è fatta di troppe situazioni, ogni gara è una storia di vita atletica; il ripercorrere una gara l'anno dopo aiuta la mente a rivivere le emozioni e a renderci conto di quanto sarà giusto fare oggi, per non ricadere sempre negli stessi errori fatti in passato.

Watt/kg, frequenza cardiaca, gel e bevande energetiche, aminoacidi e precursori della sintesi naturale, freddo e caldo, sudore e ipotermia, asciutto e bagnato: il resto è esperienza e gestione, la somma risultante è la performance. Non esiste un'unica formula, ognuno di noi ha percentuali sue e queste vanno considerate come sistema ideale.

Si cresce a blocchi. Si analizza da soli o con un Tecnico ogni blocco in funzione di un paragone ottimale e massimale per la nostra classe d'atleta.
Poi si prendono tutti questi blocchi e si provano in allenamento simulando come una gara, dove senza nessuno che ci grida e ci guida la mente come in ipnosi. Puoi ascoltare chi sei e cosa fai, per poi analizzare, a casa dopo una sana e rilassante doccia, ogni dato tecnico sul computer e dove sei andato forte, forte giusto, troppo forte e soprattutto dove sei "crollato".

Tutto si somma, tutto fa la differenza; il singolo parametro è utile, ma non serve, se il giorno dell'esame ci chiedono l'unica cosa che non abbiamo studiato: la consapevolezza dei nostri veri limiti che non è l'arroganza e la presunzione di diventare elefante il giorno della gare e dopo il resto della vita.

Io come voi mi sono chiesto più volte: come mai sono così forte in allenamento ed in gara persone apparentemente peggio di me arrivano con me o prima di me?

Come mai, come mai?

Allora ho imparato sfruttando le gare a cronometro come studio delle mie capacità atletiche, quando sia importante il giorno della gara ripetersi sempre:
FAI QUELLO CHE SAI FARE NON DEVI INVERTARTI NULLA, l'adrenalina fa brutti scherzi, ma se la sai usare, ti aiuta tanto, visto che LA GARA E’ LA GARA E SI CRESCE SOLO GAREGGIANDO.

Mentre corri in mezzo al gruppo impazzito sulla prima rampa della salita che sai farà la differenza e la selezione dei gruppetti, ti ripeti: «Stai concentrato, ascolta il tuo corpo, non inventarti nulla di quello che non ha mai fatto in allenamento, calcola tutto e prendi un Gran Fondo come una cronometro con l'unico vantaggio che ogni tanto nel gruppetto puoi succhiare la ruota e prendere fiato facendo lo stesso il "best time"».



ALCUNE REGOLE OLTRE IL SINGOLO VALORE MECCANICO

- In allenamento allenati al massimo, quando il programma descrive “alta intensità” come obiettivo, ma anche fatti passare da tutti, quando ti dice “oggi defaticamento”.
- Se perdi un allenamento…..va beh, capita anche ai professionisti, può capitare anche a noi; non ti disperare, sii felice dentro e non vivere la giornata con il rimpianto di non aver fatto il tuo compito prefissato: la depressione non porta mai al segno "più" .

- Se lo scopo è la potenza e ti senti stanco, come fai a superare i tuoi limiti fisiologici se non hai l'energia "molecolare" per farlo?

- Se invece ti senti stanco perché vieni da un periodo di stress lavorativo o famigliare, sali in bici, scaldati e sii sereno; prova ad allenarti e spesso vedrai che era la testa a non trovare il corpo e non il contrario.

- Accetta i tuoi limiti, le classi di appartenza e soprattutto chi sei stato da giovane, visto che chi ha iniziato a pedalare da bimbo avrà sempre qualcosa di più di chi ha scoperto la bici quando i cappelli bianchi segnano la maturazione organica e ahimè il decadimento.

- Non cercare la potenza in discesa: i riflessi vanno allenati e in gara i valori di velocità e stress fanno sempre brutti scherzi. Spesso siamo arrabbiati con noi stessi e carichi di tensioni per aver perso la ruota di quel nostro amico di fatica che in salita era l'unico parametro che seguivi come obiettivo.

- La discesa si allena come la salita, e lo si fa con criterio: una brutta caduta ti segna per sempre e non solo nella mente, così è scritto da sempre.

- Non ricercare due settimane prima della gara la forma massimale e la settimana della gara, preso dal panico, non inventarti l'uscita a "tutta", solo per voler dimostrare a te stesso che sei in forma: la fisiologia descrive per bene i recuperi e il recupero vale quanto la potenza: sta dal lato opposto di un centro o baricentro che si chiama performance.

- Le gare si preparano in tanti mesi di blocchi/sistemi: la settimana della gara si deve essere già in forma.
In stazione si arriva qualche minuto prima del treno. C'è chi ama arrivare puntuale al secondo e vive ogni volta l'emozione del suo orologio e di quello delle ferrovie. Poi c'è chi invece arriva sempre in ritardo e spera che il treno lo sia come lo è stato il giorno prima, ma ahimè la fortuna deve basarsi sulla mancanza di precisione di un sistema, non sulla sua massima puntualità.

- Per finire se calcoli tutto, diventi una macchina, se ogni tanto non metti del nastro adesivo sul ciclocomputer e vivi la bici nella sua naturalezza e nelle sue sensazioni uniche: in gara sarai solo un perdente, visto che in gara ogni valore che hai stabilito in allenamento spesso è " nullo" o poco di riferimento.

Chi vince con se stesso ha imparato queste cose, chi vince contro tutti ha elaborato tutto e lo ha creduto dentro, giorno e notte, vissuto attimo per attimo senza mai dire: non ce la farò mai.

Questo è l'unico valore reale nello sport: crederci sempre, prima o poi si vince!!! E se non si vince, almeno si è cresciuti dentro, tanto che la vittoria sarà la nostra tenacia nell'affrontare la vita, così come abbiamo spesso vinto sulla salita e battuto con un sorriso chi era con noi a vivere le emozioni dello sport e in questo caso del ciclismo.

A voi la parola, questa è la mia. Ogni giorno leggo i miei numeri, l’ho fatto per una vita, ma dopo una vita che li leggo, i conti non mi tornano mai, per questo li guardo con un occhio discreto e quasi come se rubassi a me stesso il segreto. Non lo dico a nessuno, ma lo dico solo quando sono sicuro che questi numeri segnino la mia vittoria, cioè aver superato il mio limite, nel rispetto dei limiti altrui.

«La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso.
Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.
La teoria è quando si sa tutto e niente funziona.
La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché
(Albert Einstein)


Alessandro Schiasselloni è nato a Santa Margherita Ligure (Ge) il 1° dicembre 1962.

E' un reparatore atletico e sport mentalist , atleta amatore ciclismo su strada e con un passato di atleta in altri sport, ma anche allenatore di tanti atleti in discipline tecniche e di resistenza.

Schiasselloni ci affascinerà in questa “magia“ tra materialismo e realtà, tra piacere e odio, tra essere o non essere, ma anche tra poter diventare e non crederci dentro.

Pubblicherà una serie di articoli dove i numeri saranno sostituiti da semplice concetti, dove la meditazione e la cultura saranno la strada principale da percorrere per non perdersi in questa giungla di concetti e sistemi dove tutto è chiaro ma mai si è sicuri di saperlo interpretare e soprattutto assimilare.

 

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