Davide Sanzogni ci racconta una giornata perfetta e un evento perfetto, dove dove ogni ciclista è realmente accolto e coccolato, dal primo all'ultimo.

Feltre (Bl) - Ogni tanto mi trovo nella necessita' di derogare ai viaggi in giornata che contraddistinguono il mio modo di fare gran fondo. Questo e' il caso della Sportful Dolomiti Race ove mi sono recato insieme al mio compagno di team, Alberto Drisaldi.

Anche se il viaggio per arrivarea Feltre e' lunghetto, una volta giunti sul posto la gentilezza dei volontari e in genere della popolazione locale nei confronti di noi ciclisti ci fa sentire subito a casa. Non va dimenticato infatti che da una settimana Feltre e' stata invasa dalle due ruote, gia' in occasione della 24h Castelli.

Ritiriamo rapidamente il ricco pacco gara in cui e' compresa una maglia by Sportful realizzata per l'evento, dai materiali identici a quelli che vengono utilizzati dai Pro. A proposito di Pro, sono presenti Pellizzotti, Purito Rodriguez, Cortina e Paolo Bettini. Ne approfittiamo per farci fotografare con loro.

Via quindi in hotel, dove un simpatico e disponibile gestore ci fara' trovare la colazione pronta l'indomani per le 4.30, ma solo dopo aver mostrato il suo stupore per il nostro essere cosi' mattinieri con un ricco campionario di espressioni tipicamente venete. Ma dato che la partenza e' prevista per le 7 e abbiamo comunque 30' di viaggio per tornare a Feltre, non abbiamo molte alternative.

E poi cena, dove persone altrettanto cordiali di nuovo ci fanno sentire i benvenuti. E questo e' solo l'anticipo del tifo che sperimenteremo il giorno dopo lungo il percorso, con addirittuta musica e altoparlanti piazzati lungo il percorso.

Puntuali ci presentiamo in griglia mentre un bel sole ci riscalda rendendo l'attesa gradevole. Al via, ci vuole un po' perche' il gruppo esca dal centro abitato di Feltre e transiti al km zero.

Visto l'impegno richiesto da entrambi i percorsi l'andatura non e' forsennata come in altre manifestazioni e c'e' spazio prima che la strada inizi a salire per portarsi piu' avanti.

La prima asperita' di giornata e' Cima Campo. Qui mando all'aria i buoni propositi del giorno prima, scollinando in poco piu' di 1h. Troppo veloce, ma in questo momento mi sento bene. Superando Bettini e Rodriguez che salivano chiacchierando mi permetto addirittura di domandare al due volte campione del mondo se  il sudore che gli cola dal casco sia vero o finto. Lui mi garantisce che e' vero, ma poco dopo allo scollinamento mi sorpassera' dandomi cosi' l'occasione e l'emozione di fare nella sua scia la lunga discesa seguente. Uno spettacolo e' quello che mi ripeto cercando di non perdere la sua ruota.

Mi trovo cosi' a imboccare di slancio il bivio per il lungo. Una breve rimonta contro vento ed una nuova discesa ci portano a Telve, ove parte la lunga ascesa verso il Manghen. Qui sono piu' bravo a gestirmi e ci metto un'ora e mezza tonda a scollinare. Lungo l'ascesa scambio anche qualche parola con i miei compagni occasionali di strada, nulla in confronto all'amico Fabio che mi sorpassa scattando fotografie. Che gamba!

Una breve sosta per riempire le borracce ringraziando, a differenza di altri concorrenti decisamente esagitati, i gentilissimi addetti ed e' di nuovo il momento di divertirsi in discesa. Impressionanti per numero i volontari predisposti per la sicurezza in questo frangente.

Arrivato in Val di Fiemme sono in un bel gruppo che avanza a passo spedito, anche troppo. Arrivo a Predazzo che sono cotto. Faccio addirittura fatica a bere e ad alimentarmi ed e' cosi' che approccio il Rolle ad un andatura risibile. Per fortuna un po' di nuvolette coprono il sole e la vista delle Pale di San Martino rinfranca lo spirito.

Afferro al volo una tazzina di caffe' offertami al ristoro del passo e di nuovo mi posso divertire in discesa andando a mettere in fila dietro di me un nutrito gruppetto. Poi, come la strada spiana e il vento forte soffia contrario, iniziamo a girare fino all'imbocco dell'ultima asperita' di giornata, il passo Croce d'Aune, dove Tullio Campagnolo ebbe l'intuizione che lo porto' a sviluppare lo sgancio rapido delle ruote.

Salgo un po' meglio che sul Rolle, aiutato dalle pendenze a doppia cifra e quando scollino finalmente ho la consapevolezza che in una ventina di minuti tagliero' il traguardo e al collo avro' la medaglia da finisher.

Sono al ristoro dopo l'arrivo quando rivedo Fabio che purtroppo ha mancato l'obiettivo di stare sotto le 7.30 causa un problema alla ruota posteriore. Peccato, perche' era ampiamente alla sua portata. Arriva anche un altro amico della Rodman, Ivan Bersanetti, che ha ben chiuso il lungo nonostante una caduta rovinosa avvenuta a Predazzo a causa di un contatto in gruppo e mentre parlo con loro arriva anche Alberto, soddisfatto per aver migliorato il suo personale in questa manifestazione.

Con lui recupero le nostre cose per una doccia e recarci al pasta-party che definire abbondante e gustoso e' dire poco: poker di pasta, canederli, frutta, yogurt, birra, acqua e caffe'. Qui per fortuna non ho piu' problemi ad alimentarmi e spazzolo tutto con estrema soddisfazione.

Ma soddisfazione generale per tutto l'evento, veramente ben gestito e ben curato. Su strade in ottime condizioni, pressoche' prive di traffico grazie alle ordinanze di chiusura (solo il Rolle ha dovuto riaprire realtivamente presto), dove ogni ciclista e' realmente accolto e coccolato, dal primo all'ultimo.

 

Il racconto di Davide Sanzogni della sua personale Granfondo del Penice e di una giornata non proprio al top.

5 giugno 2018, Zavattarello (Pv) - Non sempre le cose vanno come si vorrebbe nonostante l’impegno profuso. Questo vale tanto quando si partecipa ad un evento tanto quanto si lavora per la buona riuscita dello stesso.

Ti-Rex gran fondo del Penice è una delle tre gare organizzate dalla ASD Sant’Angelo che si corrono vicino a dove abito. Una gara dura, forse troppo dura. Sulla carta i 3100 metri di dislivello del lungo sono adatti al periodo, ma la sequenza di salite senza praticamente pianura la rende più selettiva di altri percorsi con maggiore blasone dove ci si può nascondere nel gruppo. E si sa, quando la strada sale non ci si può nascondere.

Dopo la vigilia passata a combattere con il mal di testa, alla domenica entro in griglia per primo grazie, si fa per dire, alla notte insonne trascorsa.

Pazienza la giornata è bella, la piazza medioevale di Zavattarello una magnifica coreografia, tanti sono gli amici presenti e con loro chiacchiero in attesa del via che viene preceduto da un breve discorso da parte del sindaco sulla valorizzazione dei territori montani dell’Oltrepò e di come questa manifestazione possa contribuire a farli conoscere. L’organizzatore, Vittorio Ferrante, aggiunge due parole sull’importanza di non fare i fenomeni in discesa. In effetti le strade della provincia sono quello che sono. Giustamente chi partecipa ad una gran fondo deve essere messo nelle migliori condizioni di fare la sua gara, a prescindere dal risultato assoluto, ma è altrettanto vero che non corriamo in pista e che perdere un paio di secondi in discesa non compromette il risultato finale su una gran fondo così impegnativa.

Al via imbocchiamo una breve discesa che ci porta ad innestarci sulla statale della Val Tidone. Da qui si la strada ci terrà con il naso all’insù fino al passo Penice.

A differenza della scorsa edizione, la corsa parte da subito lanciata e ci metto un po’ per sistemarmi nelle ultime posizioni del gruppo di testa. Giusto in tempo per vederli andare via all’uscita di Romagnese dove un brusco cambio di pendenza fraziona il gruppo. Mi accodo ad Andrea De Luca di cui conosco la forza e con lui ed altri tra cui Ilaria Lombardo scolliniamo il passo Penice, prima vetta di giornata, mentre Fabio Felice, consapevole dei suoi limiti in discesa, ci precede dopo essersi profuso in un deciso allungo subito dopo località Casa Matti.

Infatti la discesa che segue verso Bobbio, è molto ampia e invita alla velocità. Ci sono alcune sconnessioni, ma tutto sommato si possono fare traiettorie pulite che avvantaggiano chi ha maggiori capacità di guida e pur senza prendere rischi lascia correre la bici. In breve il numeroso gruppo che aveva scollinato il Penice si fraziona in più tronconi e sono contento di essere riuscito a restare con il primo di questi e anche di essere rientrato su Fabio che, stupito, mi chiede conto di quanto siamo scesi forte.

Ma non c’è tempo di fare conversazione che si riprende a salire, in direzione del passo Scanapina. Qui decido di lasciarmi sfilare dal gruppetto di testa sempre animato da Andrea e da Fabio per salire con un passo più regolare. Ma ecco che mi accorgo che fisicamente qualcosa non torna. Sento le gambe indurirsi, i muscoli come scottare, il cuore che resta alto nonostante abbia rallentato per poi scendere di botto ma a valori da cicloturistica.

Vengo ripreso anche da Ilaria, con cui in passato sono giunto insieme sul traguardo di altre manifestazioni, ma oggi pago pegno e non tengo il suo passo. Poco prima dello scollinamento vengo raggiunto da un altro amico, Alberto della Bebikers, che mi guarda in faccia e si mette a ridere. Non c’è da aggiungere altro, ci siamo già capiti.

E così, dopo la lunga discesa che dal passo Brallo porta a Casanova Staffora, decido di fare quello che prima d’ora ho fatto solo una volta in maniera deliberata, al netto di incidenti o errori di percorso: giro sul medio e nel farlo rivendico la mia libertà di godermi la bici senza soffrire e senza pensare alla classifica. Sarà segno che invecchio o che maturo?

A proposito di errori di percorso, noto che i cartelli scarseggiano in alcuni tratti e la cosa mi stupisce, dato che so che la società organizzatrice ne dispone in gran numero. L’organizzatore scoprirà il giorno dopo che sono stati rubati. Non posso far altro che domandarmi se si tratti di un dispetto verso i ciclisti tutti o verso la sua società in particolare.

Svoltato quindi sul percorso medio, che con i suoi 2000m di dislivello rappresenta comunque un buon allenamento, la strada riprende a salire direzione Castellaro. Salita breve ma a tratti ripida, che affronto senza affanno anche grazie al 34x32 di cui faccio abbondante uso e pazienza se vengo raggiunto da un gruppetto poco prima dello scollinamento anzi, un po’ di compagnia oggi non guasta per ritrovare la motivazione.

Oltrepasso il ristoro senza approfittare del rifornimento volante predisposto dall’organizzazione, del resto essendo partito per il lungo ho ancora abbondanti scorte d’acqua.

Però la discesa di Castellaro è in condizioni molto peggiori di quanto mi aspettassi. L’organizzazione è intervenuta segnando le buche e pulendo, ma quando la strada presenta buche per l’intera sua larghezza e l’inverno e le piogge primaverili hanno accumulato in queste cavità sabbia, c’è poco che una ASD possa fare, se non eliminare questa strada. E c’è da essere sicuri che nel futuro sarà così, previa richiesta e concessione delle relative autorizzazioni. Ma nel frattempo non mi resta che portarmi davanti al gruppo e fare da tappo, disegnando traiettorie strane alla ricerca dei pezzi più lisci e puliti o segnando i punti più sconnessi. E’ sempre inutile prendere rischi, a maggior ragione quando le condizioni non ci sono, non ci si sta giocando nulla e il giorno dopo si deve andare a lavorare.

Giunti in fondo attraversiamo Varzi, che ci ha consentito il transito nonostante sia un centro molto vivo nei fine settimana, e imbocchiamo l’ultima salita verso Pietragavina. Qui un atleta della Val Sesia mette in fila il gruppo per i 6km di ascesa quando in vista dello scollinamento veniamo saltati da un Piero Cassius della Rodman, con cui avevo chiacchierato appena una settimana fa alla Don Guanella.

Allo scollinamento, un po’ per divertimento e un po’ perché conosco questo tratto, mi metto al suo inseguimento in discesa. Con me un altro paio di atleti che generosamente si accollano il lavoro di tirare nei 2km finali per resistere sul gruppo rientrante.

Sfortunatamente il gioco finisce quando un cane decide di attraversare la strada e non ci resta che rallentare e presentarci compatti ai ripidi 100 metri finali che caratterizzano l’arrivo di questa gran fondo. In piedi sui pedali e via, taglio il traguardo con Piero e quasi d’inerzia arrivo all’adiacente ristoro.

Visto che ho fatto il medio, oggi ho modo di fare ogni cosa con calma. Doccia (fredda purtroppo dato che anche le caldaie del palazzetto oggi non erano in forma, per fortuna molti hanno potuto utilizzare la soluzione alternativa nei pressi della piscina), pasta-party e assisto all’arrivo di vari amici lunghisti con cui mi complimento. Oggi in tantissimi hanno girato sul medio ed anche solo aver completato il lungo è di per se un’impresa. Aspetto gli ultimi che dopo il caldo hanno dovuto sopportare anche un temporale nel finale, tra cui Marco e sua moglie Elisabetta che nonostante non sia stata bene ha stretto i denti ed ha tagliato il traguardo. Anche per loro, nonostante siano passate più di 7 ore dal via, c’è modo di sedersi a mangiare al pasta-party ripensando alla durezza della gran fondo affrontata.

Tante cose oggi sono andate storte per me ed ho scoperto anche per l’organizzazione. Non resta per entrambi che presentarsi al meglio il prossimo anno.

By Davide Sanzogni

Il racconto di Davide sanzogni sulla sua Granfondo Don Guanella, a cui ha preso parte come ospite anche Cadel Evans.

28 maggio 2018, Valmadrera (Lecco) - Una volta tanto la sveglia suona che fuori c'è già luce, ma forse perché siamo a giugno. Infatti la partenza della seconda edizione della granfondo Don Guanella è fissata comunque abbastanza presto, alle 8.30 presso l'omonima Cascina a Valmadrera, nei pressi di Lecco.

Viaggia con me il mio compagno di team alla RAT Ride All Terrain Alberto Drisaldi che ha gia' partecipato a questa granfondo, ma su diverso percorso.

Presso la zona logistica allestita presso la Cascina Don Guanella ritiriamo i pacchi gara, in cui troviamo una bella polo dedicata all'evento. Parcheggiato in un angolino tra le vie del paese constatiamo che, sara' il vicino lago e gli spazi relativamente stretti che si affacciano sulle sue rive o forse ancora il percorso unico, di fatto ci sono alcune assonanze una tipica granfondo ligure.

Apena pronti ci rechiamo alle griglie, poco distanti, con un certo anticipo e cosi'  ho modo di chiacchierare con alcuni altri partecipanti tra cui l'amico Martino Franzini del team Grosio ciclismo e con Elisabetta ed il suo gregario e marito Marco, alias il presidente del team Rodman Azimut che come sempre schiera un gran numero di partecipanti.

Le parole del "prete a pedali" (non è Don Camillo, ma per tempra un po’ lo ricorda) che gestisce la struttura della Cascina Don Guanella, cui il ricavato di questa manifestazione sarà interamente devoluto, riecheggiano pochi minuti prima del via. Nomina l'equilibrio un paio di volte, ed in effetti direi che è fondamentale oggi, specie nei primi chilometri.

Un breve tratto ad andatura controllata e poi si parte davvero, o forse no. Nessuno apre il gas davanti e il gruppo resta coeso. Compatti affrontiamo le prime gallerie dove l'alternanza di chiaro e scuro mette alla prova l'attenzione dei partecipanti. Bisogna essere vigili, cercare di non farsi tamponare, sperare di non essere tamponati ed in ogni caso non deviare dalla traiettoria.

Successivamente la strada si svolge sinuosa lungo la sponda orientale del triangolo lariano. Il gruppo si allunga ma siamo sempre tutti insieme fino ad imboccare il Ghisallo nei pressi di Bellagio.

La salita parte subito dura, con pendenze in doppa cifra e come sempre cerco di trovare quel difficile compromesso tra tenere la ruota di chi mi precede e non esplodere. In questo mi aiuta individuare tra i partecipanti Michele Franzi con cui ho gia' corso in passato. Affronto i primi 4km in poco piu' di un quarto d'ora, riesco a rifiatare nel tratto interlocutorio in falso piano e affronto con maggiore decisione la seconda parte. Con Martino ed altri, in vista dello scollinamento ove si trovano sia il santuario che il museo del ciclismo, riusciamo ad avvicinare il gruppetto che ci precede e completiamo il ricongiungimento nella seguente veloce discesa.

Nemmeno il tempo di raffreddare i muscoli, e questo per me e' un bene, ed e' gia' ora di risalire. Iniziamo ad affrontare i tornanti che portano verso la Colma di Sormano. Ogni tornante è un'accelerazione con stilettate intorno ai 5W/Kg. Nel gruppo, oltre al gia' citato Martino riconosco Corrado Dossi della Rodman e Andrea De Luca. Tutti atleti che so essere piu' forti del sottoscritto. Da ultimo anche il cuore stabile oltre i 180 battiti mi indica chiaramente che questo non è il gruppo giusto per me, così mi lascio sfilare gradualmente. Mi accodo ad un atleta della De Rosa Santini, Stefano Tarabini, che si era sfilato poco prima. Con lui saliamo regolari e mentre passiamo a fianco al bivio che porta al famigerato muro di Sormano (che per fortuna oggi non è previsto), veniamo raggiunti da un gruppetto di contrattaccanti.

Il ritmo riprende a salire, ma senza comunque raggiungere i livelli del gruppo abbandonato in precedenza. Questo e' il gruppo giusto e anzi, allo scollinamento mi porto nelle prime posizioni per affrontare meglio la tecnica discesa verso Nesso, sul ramo comasco del Lario.

Moto staffette, volontari, segnalazioni ed un'ordinanza di chiusura hanno reso la discesa relativamente sicura, anche se vista la ristretta sede stradale e la presenza di alcune auto ferme oltre che di numerosi ciclisti fuori gara, una certa dose di prudenza non guasta mai.

A Nesso ci ricompattiamo e chi piu' chi meno tutti diamo il nostro contributo nel tratto ondulato che ci riporta a Bellagio. Siamo una dozzina e c'è anche modo di rifiatare. Solo a Bellagio, in corrispondenza di uno strappo piu' deciso si rompe per un attimo l'equilibrio con due atleti che si avvantaggiano, ma naturalmente l'avventura dura poco. Mentre ripercorriamo in senso opposto il tratto di strada fatto al mattino noto che si stanno formando alcune code di veicoli fermi ma, almeno per il momento, nessuno ci sta mandando a quel paese anzi, alcuni ci incoraggiano, cosa per cui li ringrazio prontamente, come ringrazio passando il personale impegnato nel presidio degli incroci o a fermare le autovetture. Il gruppetto di cui faccio parte è a cavallo della 50esima posizione: la mia speranza è che una situazione simile si sia mantenuta anche alle nostre spalle.

Giunti a Valmadrera continuiamo a costeggiare il lago ed in breve oltrepassiamo la localita' di partenza per spingerci sulle propaggini settendrionali di Colle Brianza. Temevo questa salita, in particolare temevo fosse previsto un passaggio su alcuni versanti molto ripidi di questa localita'. Per fortuna non sara' cosi' e, anche se il gruppo subisce una forte screamtura andando praticamente a dimezzarsi, riesco a superare queste salitelle abbastanza agevolmente, ad alimentarmi (anche una banana presa al volo ad un ristoro contribuisce) ed anche a scambiare qualche battuta con i miei compagni di viaggio. Siamo un bel gruppetto: nessuno particolarmente assatanato e tutti contribuiscono alla marcia secondo i propri mezzi... come un matrimonio, che deve durare ancora un'oretta prima di divorziare in vista del traguardo.

Quando arriviamo a meno di 500 metri dall'arrivo infatti inizia l'impegnativo strappo che conduce alla Cascina Don Guanella e qui ognuno procede del suo passo.

Io sento i muscoli indurirsi, sono a rischio crampo ma stringo i denti e riesco a superare i tappeti prima di posare i piedi a terra.

Mi avvio verso il ristoro posto dopo il traguardo salutando alcuni amici già giunti quando ecco arrivare Alberto autore di una buon prova. Con lui e un suo "rivale" di categoria, Ivan Bersanetti, ci rechiamo ai tavoli del pasta party dove abbiamo modo di rifocillarci e chiacchierare.

Alberto ha anche avuto modo di pedalare per un tratto con Cadel Evans, uno degli ospiti di questa manifestazione che prima che una granfondo, è bene ricordarlo, va considerata a tutti gli effetti un evento benefico.

Per questo motivo infatti oltre al pasta party erano disponibili varie chioschi che offrivano pizza, panini con la salamella e ovviamente ottima birra per un modico extra.

Così infine riprendiamo la via di casa, mentre alcuni concorrenti stanno ancora giungendo. Dalle loro espressioni mi sembra che si siano divertiti almeno quanto mi sono divertito io, mentre sono certo che hanno apprezzato piu' di quanto non sono riucito a fare io oggi i magnifici scorci che offre questo triangolo di territorio compreso tra i due bracci del lago di Como.

"Il Mare Adriatico nel mese di maggio diventa l’assoluto protagonista delle granfondo. Dopo il trittico romagnolo ci spostiamo a San Benedetto del Tronto, dove la vulcanica Sonia Roscioli e il suo staff hanno messo in piedi un’altra fantastica edizione della loro manifestazione, peraltro illuminata da giornate quasi estive. Quale migliore occasione per organizzare una bella trasferta di squadra?" Parola di Michele Bazzani.

29 maggio 2018, San Benedetto del Tronto (Ap) - Per noi toscani non è mai comoda una trasferta in terra marchigiana, ma dopo avervi partecipato lo scorso anno, avevo coinvolto con il mio entusiasmo i miei compagni di squadra che, chi da soli, chi con la famiglia, avevano risposto all’appello. Per godere di ogni singolo aspetto della festa messa in piedi in questa due giorni e sabato, già di buon mattino, eravamo in viaggio verso San Benedetto del Tronto. Per fortuna l’apertura della nuova superstrada, che permette di superare velocemente il valico del Colfiorito, abbrevia il percorso e prima di mezzogiorno siamo già a destinazione. Gli stand sono già montati e fervono gli ultimi preparativi prima dell’apertura del villaggio di gara e dell’area expo. Basta un colpo d’occhio per capire la comodità della logistica, con tutti i servizi concentrati entro poche centinaia di metri. Intanto il sole splende alto in un cielo di un azzurro irreale. L’aria è calda ma sufficientemente ventilata, così che è piacevole anche fare due passi lungo la bellissima spiaggia, già attrezzata per l’estate. Ne approfittiamo per un gustoso pranzo a base di pesce in riva al mare.

Prima di recarci all’apertura degli stand per il ritiro del pacco gara, facciamo una piacevole sgambata sul lungomare allo scopo di smaltire un po' di tossine e sciogliere le gambe. Sul rettilineo di partenza nel frattempo risuona la voce familiare dello speaker Daniel Guidi che commenta, con il solito entusiasmo, la bella gimkana organizzata per i bambini alle prese con le prime pedalate, ma già smaliziati con i trucchi del mestiere. Con mio grande piacere noto che l’area expo ciclistica prosegue lungo la contigua area pedonale, trasformandosi in un vero e proprio mercatino dei prodotti tipici locali. Evidentemente l’organizzazione della granfondo si muove in simbiosi con la città, cosa che crea un utile sinergia assai piacevole anche per il ciclista di passaggio: ci sentiamo ospiti graditi, e ci immergiamo nel frenetico tardo pomeriggio sambenedettese, dimenticandoci per un po' della gara del giorno dopo.

Mi sveglio, come al solito, all’ultimo momento utile: trovo i miei compagni già a fare colazione, dove arrivo con gli occhi ancora assonnati. A svegliarmi ci penseranno i pochi chilometri in bici verso le griglie di partenza e la seconda colazione, a base di crostata e pasticcini, offerta dal Caffè Florian. Un’altra piacevole chicca di questa granfondo.

Poi la partenza. Mi concentro, c’è da fare attenzione nei primi chilometri sul lungomare con alcune curve strette, che introducono al lungo tratto di pianura iniziale. Si parte subito forte, una caduta, un buco da chiudere e il primo fuori soglia della giornata è servito. Poi l’andatura davanti rallenta leggermente e ne approfitto per risalire il gruppo. Arrivano le salite: il cuore torna in gola, le gambe iniziano a bruciare, ma per ora si tiene duro. Il gruppo si sfilaccia nella picchiata verso la Val d’Aso, poi si ricompatta nel lungo rettilineo in leggera salita che introduce alla divisione dei percorsi, dopo la quale ritrovo vicino i miei compagni Massimo, Devis e Fabio. La tregua sarà molto breve perché una secca svolta verso destra ci introduce all’impegnativa ascesa verso Montelparo. Qui la selezione diventa più importante. Faccio fatica ma non mollo, anche se nei tratti più ripidi perdo qualche metro. Ma non c’è un momento di pausa, brevissime discese introducono a rampe sempre più impegnative: capisco che così non posso reggere a lungo e, anche in previsione delle salite che ci attendono, preferisco sfilarmi e attendere il folto gruppo formato alle mie spalle. Qui sta infuriando la lotta per la vittoria nella gara femminile dove Gioia Chiodi e Chiara Turchi, assistite dai loro gregari, mostrano tutta la grinta e tenacia di cui sono capaci. Un bel momento di sport. Le dure rampe che portano verso Force mi costringono a un supplemento di fatica. È il momento peggiore, ma vedo che sono in buona compagnia e le difficoltà ci sono per tutti. Finalmente giunge una tregua.

È il momento di alimentarsi, sperando che non sia troppo tardi, visto che le energie spese sono già tante. Sulla salita verso Montedinove il ritmo aumenta ancora e il gruppo si seleziona. Qui raggiungiamo Fabio che ha dovuto mollare un po', ma che adesso pare essersi ripreso. Ci incoraggiamo e ci scambiamo più volte l’acqua che riusciamo a raccogliere ai ristori: spesso penso a quanto possa essere utile l’assistenza di un compagno nei momenti di difficoltà. Così corroborati superiamo di slancio le ultime due salite di giornata. Dopo il grazioso borgo di Acquaviva Picena ci sono ancora un paio di strappi a interrompere la discesa, poi si apre davanti a noi il mare e la città di San Benedetto, da quasi trecento metri di altezza. La picchiata sarà velocissima e in pochi minuti siamo già nell’abitato pronti a giocarci i piazzamenti in una volata di gruppo. Mi defilo evitando di correre rischi non avendo più niente da chiedere a questa gara di cui taglio il traguardo con enorme soddisfazione sullo stupendo lungomare incorniciato dalle palme, mentre Fabio si lancia nello sprint. All’arrivo incontriamo raggianti gli altri compagni reduci da una gara strepitosa, ci abbracciamo felici e ci lanciamo verso il ricco ristoro messo in piedi nei pressi dell’arrivo a base di alici, piadine e … prosecco. Non proprio gli alimenti ideali per recuperare dopo la gara, ma ci piace lasciarci abbandonare alle coccole riservate ai partecipanti di questa manifestazione.

Coccole che proseguono nel dopo gara, con un pasta party a base di pesce, contraddistinto da abbondanza e qualità, mentre poco distante proseguono le premiazioni delle varie categorie. E dopo il ringraziamento ai volontari, gentili e sorridenti in ogni momento, ci lanciamo verso il mare e la spiaggia per l’ultimo momento di relax. Dura poco, perché è già arrivato il momento di rientrare. Riprendiamo a malincuore la strada di casa, mentre scorrono davanti ai nostri occhi le immagini di uno strepitoso fine settimana segnato da sport, amicizia e tanto godimento.

 

Il racconto di Michele Bazzani della festa dei 12.000 a Cesenatico (Fc), quella Nove Colli che tutti sognano.

23 maggio 2018, Cesenatico (Fc) - È un’alba magnifica quella che illumina il porto canale di Cesenatico nella prima mattina di domenica. Il sole fa capolino spuntando dal mare e scopre uno scenario favoloso, con migliaia di ciclisti che già da un’ora stanno occupando le griglie di partenza loro assegnate. È un tripudio di colori e allegria, con la voce degli speaker che risuona a ogni angolo. Con l’approssimarsi dell’orario di partenza i volti si fano sempre più tesi e concentrati. Poi un colpo di cannone, i coriandoli nel cielo e la prima griglia che si muove a gran velocità sulla strada che porta verso l’interno. Da zero a cinquanta in pochi secondi. E il cuore balza in gola, non solo per la fatica. Ci vorranno diverse decine di minuti per far muovere tutti i 12.000 ciclisti verso la loro avventura. È la Nove Colli, la più grande manifestazione ciclistica italiana per numero di partecipanti, una festa assoluta del ciclismo, che si ripete ogni anno, oramai da 48 edizioni, un rito al quale decisamente non si può rinunciare.

In realtà la festa inizia già dal venerdì con la tradizionale Fiera Ciclo & Vento che accoglie tanti espositori legati al mondo della bicicletta ed è subito una buona occasione per ritrovare e salutare vecchi amici e compagni di pedalate. Qui infatti trovi quasi tutti. Ma l’elettricità aumenta con il passare delle ore, con le manifestazioni collaterali – come la partenza della Nove Colli Running – che vivacizzano la giornata del sabato, con il momento fatidico della partenza che si avvicina…

La sveglia è programmata molto presto, ancora a notte fonda, e per questo tutti i riti del sabato saranno anticipati: passeggiata e gelato con i compagni di squadra, cena a orari teutonici, due chiacchere per digerire scambiandosi le ultime impressioni e le battute per allentare la tensione che inevitabilmente cresce. Come tutti faccio fatica a prendere sonno e come tutti maledico la sveglia che ci butta giù dal letto nel momento più bello. C’è da affrettarsi perché la griglia chiama. Ho avuto l’accortezza di preparare tutto la sera prima e sono pronto in un attimo. Esco che è ancora buio pesto ma l’oscurità è rischiarata a sufficienza dai lampioni e dai fari delle auto dei ciclisti che arrivano per la gara. Per fortuna non fa freddo e opto per uscire subito con la divisa da gara e una generosa dose di olio riscaldante spalmata sulle gambe. Poi l’attesa, condivisa con gli amici trovati in griglia, dal toscano Riccardo sempre pronto alla battuta che mi lancia simpaticamente il guanto di sfida, al perugino Massimo sempre elegantissimo nella sua divisa del glorioso team Blue Velo.

Partendo in griglia rossa, i primi chilometri di gara pianeggianti scorrono via velocissimi ma senza correre rischi particolari. Qui tutti o quasi sanno guidare bene la bici in gruppo. Ho quindi tempo e modo di ascoltare le mie sensazioni: la temperatura fresca mi fa sentire bene, ma sento la muscolatura leggermente contratta per la partenza a freddo. Rilascio un dente per aumentare la cadenza di pedalata e vengo affiancato dai compagni di squadra Stefano, Massimo e Fabio. Assieme voliamo via la prima salita di Bertinoro recuperando posizioni, con l’ottimismo e l’entusiasmo che crescono dentro di me. Purtroppo dopo la picchiata verso Fratta Terme e Meldola avviene un episodio increscioso: molti ciclisti del primo gruppo si fermano ai lati della strada vittime di forature. Ci si mette poco a capire quello che sta succedendo: nella notte qualche delinquente sociale aveva gettato dei chiodi sulla strada per rovinare la festa. Nel gruppo monta il panico, mentre con l’amico Andrea cerchiamo di restare il più possibile al centro della carreggiata per limitare i rischi. Alla fine usciamo indenni dalla foresta di Piandispino per affrontare, rasserenati, la seconda salita di Pieve di Rivoschio. Qui la mia gara ha una svolta: le sensazioni cominciano a peggiorare e capisco che non posso tenere il ritmo sperato. Mi lascio sfilare quel tanto che basta per conservare le energie e mantenere comunque un ritmo dignitoso: qui spesso l’esperienza fa la differenza e io metto in gioco i vantaggi della mia undicesima partecipazione. Rispetto alle aspettative l’asfalto è in buone condizioni per i molti interventi di ripresa effettuati, così che in discesa si può lasciare andare la bici. Il Ciola è spesso sottovalutato, ma personalmente lo trovo durissimo: qui comincia a emergere la fatica vera. Vedo passare a doppia velocità Fabio Cini, partito dalla griglia bianca e lanciato in un inseguimento solitario impossibile ma affascinante. Il Barbotto invece è sempre molto temuto, soprattutto per l’ultimo ripido chilometro: qui ritrovo lena e salgo deciso, cercando sempre di non esagerare. Per chi farà il percorso corto da 130 chilometri è l’ultima asperità e può dare tutto.

Per chi opta per il lungo la vera Nove Colli deve invece ancora cominciare. Recupero una borraccia di fortuna da uno spettatore e mi lancio nella discesa che ci porta nella valle dell’Uso. Sono da poco passate le 9 ma il caldo si fa già sentire e diventa opprimente quando andiamo ad affrontare le ostiche pendenze del Monte Tiffi e del Perticara, affrontate in rapida successione. Sono costretto a fermarmi ancora al ristoro per riempire le borracce. In questa fase e nel successivo Pugliano la gara assume per molti i connotati di una lotta di sopravvivenza. Il settimo scollinamento regala la vista emozionante della rocca di San Leo, cui non si può prestare troppa attenzione perché la discesa è tecnica e veloce. Piega. Il cartello di una località suona ironico invitandomi a un miglior stile di guida in discesa, da sempre mio limite cronico al punto che la salita, stavolta quella pedalabile del Monte Siepi, giunge quasi come una liberazione. Mi guardo intorno per formare un gruppo che sarà molto utile nel prosieguo. Approfitto del tratto di pianura che porta sotto il Gorolo per alimentarmi a dovere, visto che sento le forze che mi stanno abbandonando. L’inizio dell’ultimo dei colli è pieno di rispetto per il timore di crampi, poi vengo scosso dall’amico Tiziano che giunge da dietro alla testa di un gruppo numeroso e ricevo nuovi stimoli per reagire e restare con loro.

Gli ultimi chilometri, con la discesa ondulata e la pianura ventosa, hanno il ritmo frenetico tipico di un gran finale. Qui incrocio e saluto l’altro “highlander” delle granfondo, Luca Bortolami, con il suo inconfondibile completo nero. Complice la consapevolezza che le salite sono finite ritrovo nuove energie ed entusiasmo che esplode in un grido interiore quando passo il traguardo. I volti dei ciclisti attorno a me si trasfigurano in sorrisi di gioia: è sempre una grande soddisfazione terminare questa prova, anche se il tempo impiegato non ha raggiunto l’obiettivo prefissato. Ognuno ha una gara con sé stesso, ma alla fine non è il tempo che conta ma quello che si è provato per arrivare su quel meraviglioso rettilineo finale. Federico ci è arrivato un’ora fa, vittorioso in volata su altri sette fuggitivi, coronando un sogno per una vittoria che dedica alla compagna e al piccolo figlio.

Poi arriva la stanchezza, quella vera. Faccio fatica a rientrare in camera per la doccia e ci metto un po' a riprendermi. Poi mi scuoto. Un’altra volta. C’è da raggiungere i compagni per continuare la festa e per raccontarsi, tra una piadina e una birra, le nostre bellissime mirabolanti avventure…

 

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